10/07/2008, 00.00
GIAPPONE - CINA - INDIA
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Al G8, nella lotta sul clima, hanno vinto Cina e India

di Pino Cazzaniga
I due Paesi asiatici hanno dettato i ritmi sul riscaldamento del pianeta, “cancellando i numeri” dalle dichiarazioni finali: in esse non c’è segno dell’impegno a diminuire del 50% le emissioni di gas serra entro il 2050. Il prossimo scontro a Copenhagen.

Tokyo (AsiaNews) - Si è concluso ieri il vertice del Gruppo degli Otto sul lago Toyako (Hokkaido- Giappone). Nell’ultimo giorno del meeting vi hanno partecipato anche i leader delle nazioni delle economie emergenti, tra cui la Cina e l’India. E hanno vinto sulle questioni riguardanti i riscaldamento della terra.

Nella dichiarazione finale il primo ministro giapponese Yasuo Fukuda, presidente del vertice Toyako, ha detto che i leader del G8 hanno confermato che il traguardo di acquisire a lungo termine - una riduzione del 50% delle emissioni di anidride carbonica  - “ e’ un traguardo corretto e necessario per la terra” e, sottolineando l’importanza che le nazioni del G8 siano unite nel loro approccio positivo alle nazioni in via di sviluppo e alle economie emergenti, ha aggiunto. “Noi abbiamo fatto il primo passo in questa direzione”

E difatti nella dichiarazione congiunta delle nazioni del G8  e di altre otto nazioni responsabili per l’inquinamento atmosferico, si legge: “Noi leader delle maggiori economie del mondo, sia sviluppate che in via di sviluppo, ci impegniamo a combattere il cambiamento del clima in conformità alle nostre comuni ma differenziate responsabilità e rispettive capacità”.

Fukuda ha lodato la dichiarazione come un passo per promuovere i negoziati, sotto la guida delle Nazioni Unite ,per formulare un nuovo documento per la lotta contro l’inquinamento globale in sostituzone del protocollo di Kyoto “Questo, ha detto Fukuda, è una grande conquista... Abbiamo contribuito ad accellerare i negoziati (per ridurre le emissioni) a livello delle Nazioni Unite.”. Sulla stessa lunghezza di onda si è espresso il presidente degli Stati Uniti.

Non sono di questo parere gli scienziati e i portavoce dei gruppi ngo secondo i quali il summit sarebbe fallito perche’ non ha indicato traguardi numerici precisi, nei tempi e nella quantita’.

Reiji Yoshida, analista del The Japan Times, sintetizza cosi’ il disappunto. “Le maggiori nazioni industrializzate e le principali economie emergenti si sono impegnate di comune accordo a combattere contro il riscaldamento globale ma non sono riuscite a sostanziare quantitativamente gli impegni”. Da qui l’accusa di vaghe promesse che può diffondere un senso di sfiducia e pessimismo.

L’editorialista dell’Asahi spiega la mancanza di “impegno numerico” con una frase concisa. “I numeri sono scomparsi in una notte”. La spieghiamo. Il vertice G8. è durato tre giorni: il primo è stato dedicato all’Africa, il secondo al riscaldamento del pianeta e il terzo al dialogo con i leader delle economie emergenti, soprattutto Cina e India. Nei primi due giorni hanno partecipato solo i membri del G8: nella bozza della dichiarazione congiunta, da essi formulata al termine del secondo giorno, superata la riluttanza del presidente Bush, gli otto avevano indicato la “quantità numerica” dell’impegno: riduzione del 50% dell’emissione del CO2 entro il 2050,

Colloqui diplomatici durante la notte non sono riusciti a ridurre le resistenze delle nazioni economicamente emergenti e soprattutto della Cina che non accetta che sia compromesso il suo sviluppo economico. E così la frase e’ scomparsa nella dichiarazione finale. Ma il passo in avanti è stato fatto.

Il punto di partenza del cammino che ha portato al summit di Toyako si trova nella dichiarazione formulata l’anno scorso al termine del vertice del G8 a Heiligendamm (Germania), dove si legge che i leader erano d’accordo “di considerare seriamente il taglio delle emissioni globali del gas serra entro il 2050”. In modo coerente Fukuda ha formulato la sua “visione”, il cui nucleo e’ appunto l’impegno di diminuire del 50% le emissioni di CO2 entro il 2050.

Ma per ottenere lo scopo bisognava vincere le resistenze di Bush che ritiene inefficace il protocollo di Kyoto e documenti simili se non sono accettati anche dalla Cina che, dopo gli Stati Uniti, è la principale responsabile dell’inquinamento atmosferico mondiale.

Il summit G8 di Toyako, ha così assunto l’andamento di una battaglia diplomatica tra le nazioni industrialmente sviluppate e quelle in via di sviluppo. Hanno vinto le seconde.

Ma il vertice non è stato inutile. La dichiarazione congiunta approvata anche dalle nazioni delle economie emergenti che hanno partecipato al summit, le inserisce ufficialmente in una cornice internazionale.. La palla, per così dire, è stata gettata nel loro campo. Non possono rifiutarla. L’occasione di rispondere al lancio non è lontana. Nel 2009 si terra’ a Copenhagen il meeting della Convenzione sul cambiamento del clima delle Nazioni Unite (UNFCCC: United Nations Framework Convention on Climate Change) per preparare un nuovo documento sulla lotta contro l’inquinamento. Al meeting parteciperà anche la Cina.

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