02/03/2006, 00.00
LIBANO
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Al via il dialogo inter-libanese, mentre i vescovi prendono le distanze da Lahoud

di Youssef Hourani

Il presidente della Repubblica, affermano i presuli, "causa divisione tra i libanesi" ed "è obbligato a considerare la sua responsabilità davanti a Dio e alla storia".

Beirut (AsiaNews) - In una Beirut blindata è cominciato questa mattina alle 11, nella sede del Parlamento, il "dialogo inter-libanese", che vede presenti i 15 capigruppo dei partiti e che ha all'ordine del giorno questioni fondamentali, come la nuova legge elettorale, l'attuazione della risoluzione 1559 delle Nazioni Unite ed il futuro della presidenza della Repubblica, qualora Emile Lahoud non accetti di dimettersi. Il filosiriano capo dello Stato, che già vede la maggioranza parlamentare premere perché lasci, è stato chiamato dai vescovi maroniti ad "assumersi le sue responsabilità", in quanto "causa divisione tra i libanesi". Nel comunicato diffuso al termine della loro assemblea mensile, presieduta dal patriarca Nasrallah Sfeir, i vescovi rilevano infatti che una parte della popolazione appoggia "ad ogni costo" il presidente Lahoud e difende la legittimità del suo mandato prolungato due anni fa, durante l'occupazione siriana, e una parte chiede la sua destituzione. Ciò "ha paralizzato la vita politica nel Paese, ha causato danni enormi, a tutti i livelli, ed ha rovinato la vita istituzionale". Da sempre favorevoli al dialogo fra i libanesi, i vescovi scrivono che "il presidente è l'unico che può giudicare se restare o dimettersi è utile per il Paese o danneggia la riconciliazione. E' obbligato a considerare la sua responsabilità davanti a Dio e alla storia".

Lahoud, intanto, non è stato invitato a prendere parte al vertice inter-libanese che potrebbe essere decisivo per la vita politica dei prossimi anni. Il vertice è il primo nella storia recente del Libano dopo quello di Taeff, riunito nell'Arabia Saudita nel 1989, su convocazione della Lega Araba, che pose fine alla guerra civile del Libano, durata più di 15 anni.

Nell'ordine del giorno dei lavori, che si svolgono sotto la presidenza del presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, "La verità sull'assassinio dell'ex-premier Rafic Hariri, il 14 febbraio dell'anno scorso, ed il lavoro compiuto dalla Commissione d'inchiesta incaricata dall'ONU", "Il futuro della presidenza della Repubblica, se il presidente Lahoud decide di non dimettersi dalla sua carica", "Il dialogo inter-libanese e la nuova legge elettorale" ed il modo d'applicazione della risoluzione 1559, che chiede anche il disarmo della "resistenza" formata dagli aderenti ad Hezbollah, il "partito di Dio", presieduto dal segretario generale cheikh Hassan Nassrallah.

Il vertice dei 15 capigruppo parlamentari dovrebbe durare secondo fonti politiche, una settimana. Per assicurare la massima protezione, le forze dell'ordine e l'esercito hanno bloccato tutto il traffico locale ed hanno dislocato più di 3000 soldati intorno alla sede del parlamento, in Piazza della stella.

 

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