09/08/2016, 09.00
SIRIA
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Aleppo, centinaia di guerriglieri in arrivo per "la madre di tutte le battaglie"

Si intensificano i combattimenti nella seconda città del Paese. Entrambi i fronti serrano le fila per lo scontro decisivo. Caccia russi in sostegno all’esercito di Damasco. Per analisti ed esperti una vittoria ad Aleppo imprimerà una accelerazione (forse) decisiva al conflitto. Si muove la diplomazia Onu per nuovi negoziati di pace a fine agosto. 

Aleppo (AsiaNews/Agenzie) - Si intensifica lo scontro fra forze governative e milizie ribelli ad Aleppo, seconda città della Siria e simbolo di una guerra giunta al quinto anno che ha provocato oltre 280mila morti e milioni di sfollati. In queste ore entrambi centinaia di soldati, di entrambi i fronti, hanno raggiunto il campo di battaglia nel tentativo di conquistare l’antica capitale commerciale del Paese e imprimere una svolta - forse decisiva - al conflitto. 

I vertici di governo hanno diffuso un video che mostra gli aerei dell’aviazione bombardare obiettivi strategici nella zona sud-occidentale di Aleppo.

In precedenza, i ribelli avevano annunciato la rottura dell’assedio dell’esercito governativo - in atto da tre settimane - nei quartieri sotto il loro controllo. Rivendicazioni smentite con forza da Damasco, in una guerra che è connotata anche dall’uso sapiente dei media e della propaganda. 

Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, nelle ultime ore almeno 2mila combattenti fedeli al governo siriano e provenienti da Siria, Iraq, Iran e Libano (Hezbollah) hanno raggiunto la città. Rami Abdel Rahman, direttore dell’Ong, afferma che “entrambi i fronti stanno ammassando le truppe in preparazione alla grande battaglia di Aleppo”. 

Ieri sei bombardieri russi hanno scaricato una serie di ordigni contro postazioni dello Stato islamico (SI) a nord-est di Palmira; i caccia di Mosca sarebbero impegnati anche in una serie di operazioni nei pressi di Aleppo. 

Anche sul fronte dei ribelli emerge una accelerazione sulle sorti del conflitto. In un comunicato il movimento anti-governativo Army of Conquest ha parlato di “inizio di una nuova fase per liberare tutta Aleppo” e il proposito di “raddoppiare il numero di combattenti per la prossima battaglia”. Centinaia di miliziani sono arrivati ad Aleppo dalla provincia e dalla vicina Idlib.

Intanto l’inviato speciale Onu per la Siria Staffan del Mistura continua lo sforzo diplomatico nel tentativo di riunire tutte le parti impegnate nel conflitto attorno al medesimo tavolo di trattativa; l’obiettivo è rilanciare il processo di pace a Ginevra con nuovi colloqui a partire da fine agosto. 

La città, un tempo cuore economico e commerciale del Paese, in questi ultimi giorni ha registrato una ripresa dei combattimenti, con le forze ribelli impegnate a riprendere alcune zone della città che nei giorni scorsi erano state conquistate dall’esercito. Sull’escalation delle violenze è intervenuto alla fine dell’Angelus anche papa Francesco, ricordando le “notizie di vittime civili della guerra” che giungono dall’area del conflitto. Per il pontefice è “inaccettabile” che “tante persone inermi - anche tanti bambini - debbano pagare il prezzo del conflitto, il prezzo della chiusura di cuore e della mancanza della volontà di pace dei potenti”.

Analisti ed esperti sottolineano che la conquista della città - oggi madre di tutte le battaglie che si consumano nel Paese - da parte di uno dei due fronti imprimerà una accelerazione forse decisiva al conflitto. Metà Aleppo è nelle mani dei cosiddetti gruppi ribelli, composti in realtà per la gran parte da jihadisti (Stato islamico) e movimenti estremisti islamici come il Fronte di al Nusra, emanazione locale di al Qaeda. Molte delle armi usate dai “ribelli” sono state fornite da nazioni occidentali, dai Paesi del Golfo e dalla Turchia. 

Thomas Pierret, esperto di Siria all’università di Edimburgo, sottolinea che “chiunque vincerà ad Aleppo, forse non significherà la fine della guerra”. Tuttavia, aggiunge, “si tratta di una battaglia importante, il cui risultato determinerà il corso del conflitto”. Se vincono i ribelli, la Siria “è destinata alla partizione” e al governo resterà il controllo di Damasco Homs, la costa e le Alture del Golan. 

 

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