30/03/2021, 08.50
KAZAKISTAN
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Almaty, kazaki protestano contro la colonizzazione cinese voluta da Nazerbaev

di Vladimir Rozanskij

Arresti preventivi, blocco delle comunicazioni non hanno frenato il raduno. In altre città sono stati arrestati diversi partecipanti. L’accusa a Nazerbaev che dà “ai cinesi qualunque cosa essi chiedano”. Chiesta la liberazione di Aron Atabek, poeta e dissidente condannato a 18 anni di reclusione.

Mosca (AsiaNews) – Una protesta contro il rafforzamento della presenza cinese nel Paese e il contro il “presidente eterno” Nursultan Nazarbaev, ritenuto dagli oppositori il principale responsabile della “svendita” alla Cina: è quella che si è svolta il 27 marzo ad Almaty, la principale città del Kazakistan nel sud del Paese. Il raduno era stato concordato con le autorità e ha raccolto circa 300 manifestanti, ma è stato condizionato da alcuni arresti preventivi e dal blocco di ogni accesso alla rete internet e ai cellulari sulla piazza.

Già nei giorni precedenti la protesta, la polizia aveva provveduto a fermare diversi potenziali manifestanti. Il raduno si è svolto all’interno di una rete protettiva di macchine della polizia, sulla piazza centrale, presso il monumento a Shokan Walikhanov, fondatore della storiografia kazaka moderna. Il principale organizzatore, Zhanbolat Mamaj (foto 3), è riuscito a scendere in piazza, con quella parte dei suoi sostenitori che è riuscita a superare il filtro delle forze dell’ordine. In passato le autorità avevano fermato molte sue iniziative.

La protesta criticava la continua apertura in Kazakistan di nuove aziende e iniziative economiche cinesi. Ad esse vengono facilmente concesse in affitto e usufrutto ampie zone del territorio nazionale. Nazarbaev, ancora presidente, aprì la strada al fenomeno, chiedendo a Pechino di aprire le prime grandi linee di credito al governo di Nur-Sultan.

Al raduno è intervenuto anche Abzal Dostijarov, uno dei promotori della fondazione di un nuovo Partito Democratico kazako.  “La ricchezza dei kazaki - ha detto - viene elargita a destra e a manca con la benedizione del potere di Nazarbaev e del suo protetto, l’attuale presidente Tokaev. Se non alziamo la voce, saremo presto inghiottiti dalla Cina e perderemo tutto ciò che ci hanno lasciato i nostri padri”. Il giornalista Rysbek Sarsenbajuly ha accusato “tutti i nostri burocrati, a cominciare da Nazarbaev, che sono corrotti fino al midollo, e danno ai cinesi qualunque cosa essi chiedano”.

Alla manifestazione, molti hanno ricordato l’oppressione dei kazaki etnici dello Xinjiang, dove vengono presi di mira tutti i gruppi di lingua turanica, che in maggioranza professano la fede islamica. I kazaki, insieme a un milione di uiguri e persone di altre etnie sono inviati nei “campi di rieducazione”; centinaia di migliaia sono spediti in carcere senza motivo. Si parla anche della pratica diffusa dei lavori forzati e delle rigide misure di riduzione della natalità, fino alla sterilizzazione imposta alle donne musulmane, tanto da far parlare di “genocidio” dello Xinjiang ad opera del regime comunista (foto 2).

Molti interventi al raduno di Almaty chiedevano la liberazione dal carcere di Aron Atabek (foto 4), poeta e dissidente condannato a 18 anni di reclusione dopo la “rivolta di Shanyrak”, il quartiere di Almaty dove nel 2006 gli abitanti, ispirati dal poeta, cercarono di difendere dalla distruzione le proprie case costruite abusivamente. Per Mamaj, Atabek è un “difensore della terra kazaka”. La folla ha scandito il suo nome insieme a quelli di altri attivisti e difensori dei diritti umani attualmente in prigione, come Askhat Zheksebaev e Kajrat Klyshev, e hanno chiesto “sanzioni personali contro Nazarbaev”. Diversi oppositori sono in carcere per il tentativo di fondare il Partito Democratico, al posto dell’organizzazione Keshe Partjasy dichiarata fuorilegge dalle autorità.

Il promotore dell’iniziativa per il Partito Democratico, l’ex-banchiere ed ex-ministro per l’energia Mukhtar Abljazov, è fuggito in Europa dopo l’arresto del 2017, e vive attualmente in Francia, da dove ha esortato a svolgere il raduno del 27 marzo attraverso le reti social.

iniziative di protesta in programma in altre città del Paese, sono state tutte bloccate dalle autorità, con grande dispiego delle forze di polizia. Nella capitale Nur-Sultan sono stati effettuati diversi arresti sullo spiazzo davanti a un grande circo; altri arresti sono avvenuti pure a Shymkent, Aktoba, Uralsk e in centri minori.

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