22/06/2017, 12.50
THAILANDIA – MYANMAR
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Alto tasso di suicidi tra i profughi birmani del campo di Mae La (Thailandia)

Il campo ospita circa 50mila cittadini del Myanmar, la maggior parte di etnia Karen. In due anni 28 rifugiati si sono tolti la vita e 66 hanno tentato il suicidio. I residenti dell’area: “La situazione è tragica”. “Suicidi causati da mancanza di libertà, opportunità educative, incertezza, difficoltà economiche. Quattro morti su dieci provocate dall’ingestione di diserbante. I problemi familiari fattore in quasi metà di esse, l'abuso di alcool e sostanze in più di un terzo.

Londra (AsiaNews/Agenzie) – Il numero di suicidi e tentativi di suicidio registrati nel campo profughi di Mae La è salito in maniera allarmante. Situato nella provincia settentrionale di Tak, esso è il più grande campo thailandese per i profughi provenienti dal Myanmar.

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom) ha lanciato lo scorso 19 giugno un appello per un’urgente azione di contrasto verso gli alti livelli di sofferenza dei rifugiati ospitati nella struttura.

Secondo uno studio della Iom pubblicato il 20 giugno in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, negli ultimi due anni 28 profughi del campo di Mae La si sono tolti la vita e 66 hanno tentato il suicidio: più di tre volte il tasso di suicidi a livello globale. I dati indicano per il biennio un tasso di suicidi pari a 36,6 ogni 100mila persone, una percentuale di tre volte superiore alla media mondiale dell'Oms di 10,7.

Istituito nel 1984 e mantenuto dalle autorità thailandesi, il campo di Mae La ospita circa 50mila cittadini del Myanmar. Esso è il maggiore dei nove campi disposti lungo il confine thailandese-birmano, che offrono assistenza ad un totale di circa 100mila rifugiati. Le offensive militari nello Stato Karen, (Myanmar orientale), negli anni '70 - '90 hanno costretto i civili a fuggire dalle loro case. Molti hanno trovato rifugio nella vicina Thailandia e lì sono rimasti da decenni.

Secondo il Consorzio di confine (Tbc), un gruppo composto da nove Ong che sostiene i profughi, la popolazione dei nove campi è in costante calo, ridotta da oltre 140mila persone nel 2011 alle 98mila di oggi. L'assistenza umanitaria a Mae La, compresi alimenti e medicine, è in diminuzione, poiché i governi e donatori internazionali tagliano i loro finanziamenti giustificati dai graduali movimenti nel processo di pace in Myanmar. Per i rifugiati del campo, ciò significa un'esistenza più dura.

Residenti dell’area raccontano ad AsiaNews che la situazione in questi centri di accoglienza “è davvero tragica”. Il governo thailandese ha annunciato da tempo l’intenzione di chiudere i campi profughi, dove in molti tra gli ospiti passano tutta la vita, in una delle crisi umanitarie più protratte dell'Asia. In caso di chiusura, i rifugiati non saprebbero dove andare poiché la maggior parte di loro non è mai stata in altro Paese all’infuori della Thailandia.

Harry Smith, capo progetto della Iom in Thailandia, afferma: “Il numero dei sucidi è davvero preoccupante. C'è un alto livello di disagio nei campi. Esso è il risultato di una miriade di ragioni, tra cui: la mancanza di libertà di movimento, l'incertezza sul futuro, le difficoltà economiche e la mancanza di opportunità educative”.

Nell'ultimo anno a Mae La si sono verificati 14 suicidi, mentre nel periodo tra giugno 2014 e maggio 2015 solo uno. Gli uomini sotto i 50 sono i più a rischio, ma anche un bambino si è tolto la vita e tre hanno tentato di farlo. Quasi quattro morti su 10 sono provocate dall’ingestione di diserbante, alquanto disponibile nei campi, dove i residenti coltivano la terra per procurarsi il cibo.

I problemi familiari sono il fattore per quasi la metà dei suicidi. L'abuso di alcool e sostanze stupefacenti svolge un ruolo in più di un terzo di essi. Le raccomandazioni della Iom includono la formazione di volontari nella prevenzione del suicidio e l'istituzione di un'unità di consulenza familiare. L’organizzazione suggerisce anche il dispiegamento nel campo di uno psichiatra e di un consulente con esperienza sul suicidio e la limitazione dell'accesso agli erbicidi.

I rifugiati nei campi si sentono sempre più incerti del loro futuro in seguito al forte calo dei reinsediamenti in Paesi terzi e la diminuzione del sostegno della comunità internazionale. La maggior parte di loro sono di etnia Karen e provengono dal Myanmar orientale. Durante i decenni di regime militare, essi sono fuggiti dai conflitti  e spesso dalla persecuzione.

Un governo civile, guidato dal Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, ha preso il potere lo scorso anno. Tuttavia, Smith afferma che molti rifugiati sono preoccupati per la sicurezza, nel caso di un loro ritorno, e spaventati dalla mancanza di posti di lavoro e di programmi educativi per i loro figli.

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