03/03/2008, 00.00
IRAQ
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Anche i leader musulmani chiedono il rilascio del vescovo di Mosul

Nessun contatto oggi con i rapitori di mons. Faraj Rahho. Da Mosul ancora forte la convinzione che sia in vita, ma nessuna prova concreta. A Kirkuk un rappresentante del movimento di al Sadr affigge uno striscione: “Queste azioni fanno male all’Iraq”. Il “grido di dolore” della comunità caldea.
Mosul (AsiaNews) – Trattative ferme oggi per il rilascio dell’arcivescovo caldeo di Mosul, rapito lo scorso 29 febbraio all’uscita dalla chiesa del Santo Spirito. Cresce, intanto, la solidarietà dei leder religiosi musulmani in Iraq nei confronti della comunità cristiana. E un appello a mettere fine alla “tragedia del popolo iracheno” arriva dall’arcivescovo caldeo di Kirkuk, mons. Louis Sako.
 
Fonti di AsiaNews nella diocesi confermano che al momento nessun contatto è stato riattivato con i sequestratori, né si hanno conferme sullo stato di salute del presule. “Riteniamo – dicono le fonti – che mons. Paulos Faraj Rahho sia ancora vivo, anche se non ci hanno fornito prove concrete a riguardo”. Ancora non si conosce l’identità dei sequestratori che venerdì scorso, nell’agguato al vescovo, hanno ucciso tre persone che si trovavano con lui in macchina. Si fa più accreditata l’ipotesi che si tratti di una banda criminale interessata al denaro. Per mons. Rahho è stato chiesto un riscatto, ma non è stata fissata alcuna scadenza.  La polizia irachena ha formato un gruppo speciale per le ricerche del vescovo. Le operazioni si concentrano intorno al quartier al-Nour, dove è avvenuto il sequestro.
 
Si moltiplicano gli appelli per il rilascio del presule. A quelli del Papa, del Consiglio dei vescovi di Niniveh e dal Consiglio nazionale caldeo, si è unito ieri quello della presidenza dell’Unione Europea. In un comunicato la presidenza Ue, di turno alla Slovenia, ha chiesto la liberazione senza condizioni e invitato le autorità irachene a fare di tutto per risolvere il caso in modo positivo.
 
E un appello doloroso arriva dalla stessa comunità caldea in Iraq. “Dalla tragedia irachena, dalla sofferenza di tutto un popolo gridiamo al mondo intero: basta guerra! Basta rapimenti, basta omicidi di innocenti. Impariamo a convivere nella diversità, come ci insegnano le nostre religioni. La comunità cristiana in Iraq, nonostante le sofferenze, non ha perso neanche un minuto la beata speranza, la volontà di dialogare e dimostrare che si può essere amici tra cristiani e musulmani”.
 
Mons. Sako, racconta ad AsiaNews che “in questi momenti la voce delle due comunità si è unita per invocare la liberazione di mons. Faraj”. A Mosul leader sunniti hanno condannato il sequestro, mentre a Kirkuk un rappresentante del movimento del leader sciita al Sadr ha affisso uno striscione in cui si spiega che tali azioni sono solo nocive per l’Iraq”.
 
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