25/03/2008, 00.00
NEPAL - TIBET - CINA
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Anche i monaci del Nepal protestano contro l’oppressione e per la libertà

di Kalpit Parajuli
I monaci buddisti in Nepal scendono in piazza accanto ai dimostranti pro Tibet. Le critiche al governo e ai maoisti nepalesi, troppo compiacenti verso Pechino. Oltre 10mila monaci tibetani si sono rifugiati nel Paese.

Kathmandu (AsiaNews) – Anche i monaci buddisti del Nepal hanno partecipato il 22 marzo alla manifestazione davanti all’ufficio della Nazioni Unite a Kathmandu, a sostegno del gruppo Movimento Tibet che chiede la libertà religiosa.

Il monaco Chhenjong Lama spiega ad AsiaNews che “sosteniamo questo movimento e chiediamo al governo cinese di fermare l’oppressione inumana contro dimostrazioni pacifiche”. I monaci sono critici verso la dichiarazione del governo nepalese, di alcuni giorni fa, che non consentirà alcuna attività anticinese, nel rispetto di un preciso accordo con Pechino. Anche il Partito comunista maoista del Nepal ha “sconsigliato” qualsiasi azione anticinese e ha persino sollecitato i monaci a non fare dimostrazioni contro la Cina.

Ma uno dei monaci che protestano in piazza dice che “abbiamo un buon sostegno dalla comunità internazionale e siamo incoraggiati a fare ulteriori dimostrazioni. Speriamo che anche le Nazioni Unite favoriscano la nostre pacifiche proteste per la libertà”.

I monaci si sono sentiti incoraggiati dalla visita del portavoce del parlamento Usa, Nancy Pelosi, al Dalai Lama a Dharamsala il 21 marzo. La Pelosi ha sostenuto le proteste del Movimento Tibet.

Il professor Dhrub Kumar del Centro per gli Studi di Nepal e Asia spiega che il governo “non vuole rompere il trattato con la Cina che proibisce attività contro i due Paesi. Ma l’accresciuta consapevolezza” della situazione ha portato alla creazione del Movimento Tibet. Il governo – aggiunge – ha anche la responsabilità di come trattare gli oltre 10mila monaci tibetani rifugiatisi in Nepal.

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