27/11/2015, 00.00
NEPAL
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Ancora violenza al confine Nepal-India: un uomo bruciato e quattro feriti

di Christopher Sharma
Un nepalese che stava trasportando del carburante è stato fermato ieri e dato alle fiamme da persone favorevoli all’embargo indiano. Il 24 novembre un commando indiano è entrato in Nepal e ha aperto il fuoco contro civili disarmati. Continua il taglio dei rifornimenti e il Paese rischia la catastrofe umanitaria.

Kathmandu (AsiaNews) – Un uomo dato alle fiamme e altri quatto feriti da colpi d’arma da fuoco, esplosi da militari indiani. È questo il bilancio degli scontri avvenuti nei giorni scorsi al confine fra Nepal e India. Ieri Ballu Rajbanshi, cittadino nepalese del distretto di Morang, stava viaggiando in motocicletta trasportando 15 litri di carburante. Secondo testimoni oculari, alcune persone, favorevoli all’embargo non ufficiale imposto dall’India al Nepal, “lo hanno fermato a Ram Janaki Chow, gli hanno versato sopra il carburante che trasportava e gli hanno dato fuoco”.

Dopo l’intervento della polizia, Ballu Rajbanshi è stato portato in ospedale. Ha riportato di ustioni alle gambe e al petto e la prognosi è riservata. Le autorità stanno indagando per scoprire se gli assalitori siano affiliati alla minoranze madhesi e tharu. Questi gruppi si ritengono danneggiati dalla nuova costituzione approvata due mesi fa e, secondo lo stesso premier indiano, l’embargo è volto alla tutela di queste etnie, presenti anche in India. Secondo alcuni critici questa ragione nasconderebbe la volontà egemonica di Narendra Modi.

Un altro grave incidente si è verificato il 24 novembre scorso, quando uomini del Sashastra Seema Bal (Ssb), forza militare di confine indiana, sono entrati nel distretto di Sunsari e hanno aperto il fuoco su cittadini nepalesi disarmati, ferendone quattro. Il fatto è accaduto alle sei del mattino (ora locale), a circa 100 metri dal confine. Ashok Yadav, uno dei feriti, ora in ospedale, racconta: “Faceva freddo e noi eravamo dentro casa a scaldarci davanti al fuoco. Le forze indiane ci hanno chiesto se avessimo visto dei contrabbandieri di fertilizzanti. Noi abbiamo risposto di no. A quel punto hanno iniziato a infastidirci e hanno aperto il fuoco su di noi in maniera incontrollata”.

In una conferenza stampa rilasciata il 25 novembre, il ministro nepalese degli Esteri ha promesso indagini serie e azioni forti contro coloro che sono coinvolti: “Tutto questo è stato portato all’attenzione del governo indiano attraverso l’ambasciata indiana di Kathmandu. Abbiamo espresso grave preoccupazione per l’incursione di membri del Ssb nel territorio nepalese e per gli spari contro i civili”.

Il blocco delle merci sul confine indiano sta gettando il Nepal sul lastrico. La popolazione non ha più gas per cucinare né benzina per muoversi. Nelle ultime settimane la situazione è diventata incandescente, con episodi di violenza tra la popolazione, culminati nell’uccisione di un cittadino indiano che si era unito alle proteste nella regione del Terai. Da settimane, la Chiesa cattolica sottolinea i rischi di una crisi umanitaria. P. Ignatius Rai, parroco della cattedrale dell’Assunzione di Kathmandu, dice: “Il Paese ha già sofferto di gravi perdite per il terremoto e ora gli ostacoli ai trasporti e l’embargo rischiano di causarne ancora di più. La situazione sta danneggiando i festeggiamenti del Natale, perché nessuno ha denaro per comprare regali. Il governo, i gruppi di protesta, l’India e la comunità internazionale dovrebbero affrontare in modo serio il problema e risolvere i torti”.

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