21/01/2020, 12.34
TURCHIA
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Anziani coniugi cristiani sequestrati, ancora mistero sulla sorte

La preoccupazione del figlio, sacerdote caldeo a Istanbul. Egli si occupa di oltre 7mila rifugiati. L’ultimo contatto risale al 7 gennaio. I vicini non hanno denunciato la sparizione per il timore di ritorsioni. Suicida in cella una attivista curda, da 28 anni in carcere e malata, per protesta contro abusi e repressioni dei diritti umani. 

Istanbul (AsiaNews) - “Abbiamo saputo della scomparsa dei miei genitori solo quando io e i miei parenti […] siamo arrivati al villaggio, il 12 gennaio scorso” e da allora non vi sono più notizie. “L’ultima volta che mio fratello ha parlato con loro è stato il 7 gennaio”. Resta avvolta nel mistero la scomparsa di due anziani coniugi cristiani nel sud-est della Turchia, dei quali non si hanno più notizie da quasi due settimane come conferma al quotidiano turco Cumhuriyet uno dei figli, il sacerdote p. Adday Remzi Diril della Chiesa caldea a Istanbul. “Un vicino al villaggio - aggiunge - in un primo momento non ci ha detto che i miei genitori erano stati sequestrati, per paura e il timore di ritorsioni”, ma in secondo momento ha confermato che “erano stati prelevati da uomini armati”. 

P. Diril è un sacerdote assiro-caldeo nella capitale economia e commerciale della Turchia ed è conosciuto all’interno della comunità per la sua opera e il servizio a favore di oltre 7mila rifugiati cristiani in tutto il Paese. Egli, a distanza di giorni, non nasconde le proprie preoccupazioni per il padre e la madre, entrambi anziani e malati, del villaggio assiro-caldeo di Meer (Kovankaya, provincia di Şırnak), nel sud-est della Turchia, prelevati da “uomini non identificati”.

Dall’11 gennaio scorso non si hanno notizie certe sulla sorte del 71enne Hurmuz Diril e della moglie Şimoni (65 anni). In questi giorni i figli si sono uniti ad alcune squadre speciali in cerca dei genitori, mente il freddo invernale e le temperature sotto zero non inducono all’ottimismo. Le autorità locali hanno aperto un’inchiesta, ma le operazioni di ricerca risultano difficili e, ad oggi, non vi sono elementi che possano far sperare in una soluzione a breve. 

La notizia della loro scomparsa è giunta a pochi giorni di distanza dall’arresto, seguito da rilascio dopo alcuni giorni, di un prete greco-ortodosso, sempre nel sud-est. Dietro il fermo, assieme ad altri due cristiani della locale comunità, l’accusa di “terrorismo” per aver aiutato membri del PKK. Ora si trovano in libertà vigilata, in attesa di processo. 

Il sud-est della Turchia è teatro da tempo di uno scontro fra turchi e indipendentisti curdi, che ha finito per coinvolgere anche i cristiani. “Il nostro villaggio - ricorda p. Diril - è stato evacuato per la prima volta nel 1989, durante la guerra fra PKK ed esercito turco. Al tempo vi erano 80 case. Nel 1992 sono tornate quattro famiglie, nel 1994 l’area è stata evacuata un’altra volta. La maggior parte degli abitanti sono fuggiti in Europa. Dal 2010 abbiamo ripreso le visite al villaggio” e la coppia di genitori è stata la prima a volerlo ricostruire, resistendo a pressioni e minacce. “Al momento - conclude il sacerdote - sospettiamo di tutti. Non abbiamo alcuna informazione specifica”. 

Intanto nelle carceri turche si è consumato il suicidio di un’altra attivista politica. La 47enne Nurcan Bakir, da 28 anni in carcere e malata, si è uccisa in cella per protestare contro la repressione nelle carceri turche e denunciare le condizioni indegne. Nurcan era stata trasferita dal carcere femminile di Gezbe a quello speciale di Burhaniye, nei pressi di Mardin, in ritorsione per aver partecipato allo sciopero della fame l’anno scorso per protesta contro l’isolamento totale al leader curdo Ocalan.

Al suo rilascio mancavano ancora due anni; la donna si era rivolta alla Corte di giustizia europea per i diritti umani per essere liberata per motivi di salute. Nel suo ultimo contatto con familiari, il giorno precedente, aveva detto di non voler “tacere di fronte alla repressione”, ma soprattutto di ricordare “ogni notte nei sogni i suoi figli assassinati dal regime”. 

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