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» 18/11/2004 11:52
ASIA - PACIFICO
Apec: il futuro di un organismo "moribondo"
Commercio, energia, sicurezza, terrorismo e corruzione al vaglio dei leader economici di 21 paesi dell'Asia e del Pacifico.

Santiago (AsiaNews) - "Una comunità, il nostro futuro": questo il tema del 16° forum Apec (Asia Pacific Economic Cooperation), tra le critiche e i dubbi di molti analisti che chiedono l'abolizione totale del "moribondo" nel panorama del mercato internazionale. Dal 20 al 21 novembre i leader e i rappresentanti dell'economia dei 21 paesi delle 2 coste del Pacifico si riuniranno a Santiago, Cile, per l'incontro annuale sul tema del libero mercato nella zona. Il forum dello scorso anno si è tenuto a Bangkok. L'Apec nasce nel 1989 come ponte tra le due coste del Pacifico. Lo scopo è creare una zona di libero mercato tra i suoi membri e incoraggiare gli investimenti nella regione Asia-Pacifico entro il 2020. Vi fanno parte 21 paesi, che insieme costituiscono il 47% del mercato mondiale: Australia, Brunei, Canada, Cile, Cina, Hong Kong, Indonesia, Giappone, Sud corea, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Papapua Nuova Guinea, Peru, Filippine, Russia, Singapore, Taiwan, Thailandia, Usa e Vietnam.

Il tema del commercio sarà il punto cruciale dell'incontro di Santiago e il campo su cui si gioca la sopravvivenza dell'Apec. Il lancio del Wto (World Trade Organization), nel 1995, ha vanificato il ruolo dell'Apec nella politica economica internazionale. Molti, come l'economista americano Fred Bergsten (che ha lavorato per istituire l'Apec nell'89) la considerano ormai un'organizzazione "moribonda, incapace di formulare un efficace programma di liberalizzazione". Il problema nasce dall'incapacità dell'Apec di contenere gli accordi bilaterali o subregionali - i Free Trade Arrangements (FTAs) e Regional Trade Agreement (RTAs) - che ogni membro stipula con i partner a lui più convenienti e che seguono le regolamentazioni stabilite dal Wto. Nel sudest asiatico, ad esempio, Cina, Giappone, sud Corea e India stanno lavorando per creare un enorme mercato, che comprenderebbe circa 3 miliardi di persone; la Thailandia cerca accordi con Nuova Zelanda, Giappone, Peru e Usa; la Corea del Sud vuole un legame speciale con il Mercosur. Bergsten afferma che questa situazione ha generato un surplus di piani economici spesso inutili e di bassa qualità. Approvare, contenere e monitorare gli accordi regionali sarà uno dei punti chiave dell'incontro di Santiago. Gli accordi economici "locali" rischiano di mettere in crisi anche la missione del Wto per un mercato globale e multilaterale. Per questo tutti si attendono che l'Apec dia al Wto un forte segnale della sua volontà di affrontare il problema a livello politico.

Un altro tema previsto nell'agenda di Santiago sarà l'energia.  Circa i 2/3 dei membri Apec sono importatori di energia. È urgente trovare soluzioni comuni alla crisi petrolifera e all'aumento dei prezzi del greggio. La Cina – il secondo importatore al mondo di greggio -  farà una proposta di cooperazione sui prezzi e sulle risorse.  Intanto la crescita dei bisogni energetici sta innalzando la competizione fra Cina e Giappone (la disputa sul percorso dell'oleodotto siberiano voluto dalla Russia è solo uno degli aspetti).

L'accelerazione del mercato libero e degli investimenti sono strettamente legate al problema della sicurezza. Tra le questioni da affrontare il terrorismo, il timore di attentati militari, ma anche attacchi alimentari (avvelenamenti di cibi, di acque, ecc.). L'Apec vuole anche cercare di appianare il braccio di ferro fra Usa e Corea del Nord, oltre che gli scontri religiosi nel sud Thailandia. Altri temi saranno le misure di difesa e cura per malattie infettive come influenza aviaria e Sars e per la prima volta, verrà affrontato il problema della corruzione, che incide molto sull'economia di alcuni paesi membri come le Filippine. (MA)

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