17/07/2019, 08.27
IRAQ - VATICANO
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Arcivescovo di Bassora: la visita del Papa, occasione di rinascita per i cristiani e l’Iraq

di Alnaufali Habib Jajou*

Il Paese è ancora “a pezzi” a causa di una corruzione diffusa. Insufficienti gli interventi del governo per assicurare diritti alle minoranze e risollevare la nazione. Maggiore impegno per contrastare odio e terrorismo. La presenza di Francesco occasione di rinascita, ma serve maggiore impegno in tema di diritti, istruzione, sviluppo e cittadinanza.

Bassora (AsiaNews) - La visita di Papa Francesco in Iraq, prevista per il prossimo anno, rappresenta una vetrina per il governo di Baghdad per mostrarsi vicino ai cristiani e attivo nella difesa delle libertà e dei diritti di tutta la popolazione. Perché sinora, i vertici del Paese poco o nulla hanno fatto per alleviare “le sofferenze” della comunità locale e “la situazione resta un disastro”. È quanto racconta in una riflessione affidata ad AsiaNews l’arcivescovo caldeo di Bassora mons. Alnaufali Habib Jajou, secondo cui la nazione “è a pezzi” a causa di una “corruzione che si vede ovunque”.

Bassora è il centro più importante del sud dell’Iraq ed è stata teatro nel recente passato di gravi violenze, che avevano spinto la Chiesa a sospendere tutte le attività extra-pastorali. Perché il viaggio pastorale del pontefice sia davvero un’occasione di rinascita per i cristiani e il Paese, il prelato indica “alcuni punti” e “questioni irrisolte” sulle quali “il governo deve lavorare”.

Ecco, di seguito, la riflessione che mons. Habib Jajou ha affidato ad AsiaNews:

[Noi cristiani] dobbiamo essere eguali in dignità e diritti con gli altri cittadini irakeni. Troppe volte abbiamo visto come i cristiani sono trattati e considerati cittadini di seconda classe. Alcune volte addirittura come infedeli. Per questo è necessario impedire la formazione di una cittadinanza di Serie B, in special modo per i cristiani e le altre minoranze che sono colpite e relegate ai margini dalla Costituzione e da una cultura settaria. In modo che l’ineguaglianza e i limiti insiti nella legge attuale siano affrontati e risolti: perché è il diritto cui spetta sempre l’ultima parola. 

È necessario garantire una vera libertà di celebrare le festività religiose, quelle nazionali e le personalità legate al culto. Bisogna preservare il linguaggio, le tradizioni, i santi, i patroni delle chiese e poter rendere loro omaggio. E in queste occasioni sarebbe auspicabile una adeguata copertura nei media nazionali e sulle principali emittenti televisive. 

Le istituzioni religiose hanno la responsabilità, in prima persona, di parlare di giustizia, uguaglianza e dignità umana. E, nel loro compito, dovrebbero essere incoraggiante dallo Stato civile e dalle sue massime autorità. 

Serve un monitoraggio costante e attento verso quanti fomentano odio, divisioni e discriminazioni, lavorando per fronteggiare e arginare queste derive irrazionali. E lavorare per dar vita a una legislazione che davvero punisca le organizzazioni e i singoli individui che finanziano il terrorismo o incoraggiano la violenza. 

Bisogna fornire una migliore sistemazione e alloggi dignitosi. Se vi fosse un impegno comune finalizzato alla realizzazione di piccoli appartamenti per i poveri, questi ultimi sceglierebbero di rimanere piuttosto che migrare. E oltre a questo vanno sostenuti quegli studenti che decidono di proseguire, per migliorare il loro livello di istruzione. 

Promuovere opportunità di lavoro, evitando che vi possano subentrare discriminazioni da parte di entità governative o partiti islamici. Ciascun progetto di natura economica deve essere controllato in modo rigoroso. 

Inoltre, è necessario correggere i difetti insiti nelle relazioni fra cristiani e musulmani, in special modo nei casi di matrimonio e di eredità. La Legge sullo stato personale, all’articolo 26, prevede che “i bambini debbano seguire la religione del genitore che si converte all’islam”. Essa rappresenta un abuso verso le altre fedi, perché si applica ai minori nei casi in cui la loro madre non musulmana sposi un uomo musulmano o se entrambi i genitori si convertono all’islam. I bambini devono poter avere il diritto di scegliere la loro religione. E se i genitori ignorano la legge e crescono i bambini in quella fede, quando compiono 18 anni devono fronteggiare il fatto che essi diventano in modo automatico musulmani. In caso contrario, essi vengono accusati di apostasia e diventano così oggetto di persecuzioni. 

L’articolo 2 della Costituzione stabilisce che l’Islam è la religione ufficiale dello Stato, rappresenta una fonte del diritto e nessuna legge può essere approvata e applicata se contraddisce i dettami dell’islam. Al tempo stesso, l’articolo afferma che non possono essere approvate leggi che contraddicono i principi della democrazia. 

In tema di diritti, è necessario promuovere eguali opportunità fra uomini e donne, proteggere la dignità delle donne e dei bambini. 

Bisogna poi rinnovare i curriculum educativi e scolastici, perché promuovano uguaglianza, libertà religiosa e perdono. La storia cristiana è completamente assente dai libri di testo utilizzati negli istituti educativi del Paese. 

A questo si aggiunge la fondamentale opera di ricostruzione delle infrastrutture, per conseguire una vera crescita economica. Essa richiede veri piani educativi, che innalzino la società a un nuovo livello. Ed è vitale porre l’attenzione sull’unità nazionale, sulla equa ripartizione delle ricchezze e sull’implementazione di buone politiche in tema di diritti umani. In aggiunta, è imperativo tenere contro di tutte le lingue etniche e dei diritti sociali delle minoranze. Ci battiamo per una nazione in cui, assieme, i suoi abitanti costruiscano una vita comune basata sul cameratismo fra le varie parti.

E infine, auspichiamo l’uguaglianza nella gestione degli affari locali, soprattutto per quanto concerne la piana di Ninive dove la maggioranza dei suoi abitanti è cristiana. 

* Arcivescovo caldeo di Bassora 

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