22/07/2013, 00.00
COREA DEL SUD
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Arcivescovo di Seoul: “Kaesong è un simbolo di pace, va riaperto subito”

Mons. Andrea Yeom Soo-jung ha celebrato ieri la messa con gli industriali e gli operai del complesso intercoreano, chiuso da Pyongyang in aprile dopo mesi di tensione sul confine. “Dialogo e speranza non vanno mai abbandonati, preghiamo per la riapertura”. Fra i fedeli presenti anche i membri del gruppo “Rosario”, lavoratori del complesso che si riuniscono per pregare insieme in territorio nordcoreano.

Seoul (AsiaNews) - La riapertura del complesso industriale intercoreano di Kaesong "è una necessità non soltanto economica, ma sarebbe anche un simbolo di riconciliazione e unificazione da realizzare attraverso il dialogo e con grandi sforzi". Lo ha detto ieri l'arcivescovo di Seoul, mons. Andrea Yeom Soo-jung, nel corso della messa celebrata nella residenza episcopale con gli industriali e gli operai del complesso che "unisce" Seoul e Pyongyang.

Il complesso industriale di Kaesong si trova in territorio nordcoreano (subito dopo il confine), ma ospita fabbriche di proprietà di sudcoreani che impiegano operai del Nord. Si tratta dell'unico esempio di cooperazione diretta fra le due nazioni, nato nel 2002 dopo grandi sforzi diplomatici. Lo scorso aprile, dopo mesi di tensioni e provocazioni, il regime di Pyongyang lo ha chiuso in maniera unilaterale: oggi è iniziato il quinto round di colloqui fra le due nazioni per riaprirlo.

La messa è stata celebrata con lo scopo di pregare per la riapertura. Insieme all'arcivescovo hanno concelebrato mons. Choi Chang-hwa, direttore della Commissione per la riconciliazione del popolo coreano, e il suo vice p. Cheong Sae-duk. Nella sua omelia, mons. Yeom ha detto: "La chiusura del complesso ha causato diversi danni. Tuttavia voglio sottolineare che non si deve perdere la speranza e si deve continuare a pregare per la pace fra Nord e Sud".

Il fatto che i colloqui intercoreani non sembrino in grado di produrre risultati "è causa di preoccupazione profonda. La riapertura non è necessaria soltanto per motivi economici, ma sarebbe anche un simbolo di riconciliazione e unificazione, che devono essere raggiunti attraverso il dialogo e lo sforzo di entrambe le parti".

Fra i fedeli c'erano anche circa 50 membri del gruppo "Rosario", la comunità di cattolici che lavora a Kaesong. Nell'area non c'è libertà religiosa per esplicita rivendicazione del Nord; il gruppo, nato nel 2008, negli anni si è riunito in modo informale per pregare insieme la preghiera mariana nelle caffetterie delle fabbriche. Dalla chiusura di Kaesong, i membri si sono incontrati a Seoul per frequentare insieme la messa.

Il vice direttore della Commissione - responsabile per l'assistenza umanitaria al Nord - aggiunge: "I membri del 'Rosario' hanno interagito in maniera diretta con gli operai del Nord, che considerano propri fratelli. Speriamo davvero di vedere presto un passo positivo verso la ripresa del lavoro, in modo da poter tornare a operare tutti insieme".

(ha collaborato Stephany Sun, del Segretariato arcidiocesano)

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