04/11/2009, 00.00
IRAN
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Armi, asce e coltelli di polizia e basij contro manifestanti dell’opposizione

Vi sarebbero alcuni morti. Decine di arresti. Le dimostrazioni a Teheran, Shiraz, Isfahan, Mashad. Allarme rosso dei pasdaran contro le rivolte. Oggi è il 30° anniversario dell’assalto all’ambasciata americana e la presa di 52 ostaggi.

Teheran (AsiaNews) – Gas lacrimogeni, spari, bastoni, coltelli, arresti: i famigerati basiji sono tornati ancora oggi in azione contro i manifestanti legati all'opposizione iraniana a Teheran e in altre città dell’Iran. Nella capitale, teatro questa estate della sanguinosa repressione del movimento dell'Onda verde contro la rielezione del presidente Ahmadinejad, sono in corso duri scontri tra i simpatizzanti dell'ex candidato presidenziale Mir Houssein Moussavi e le forze del regime nel giorno del 30esimo anniversario dell'assalto all'ambasciata americana, uno degli eventi più drammatici e significativi della rivoluzione islamica.

Come nelle proteste post-elettorali di giugno e luglio, i manifestanti hanno sfidato il divieto del regime e sono scesi in piazza scandendo slogan come “Morte al dittatore, morte a Khamenei”. Migliaia di persone, tra cui alcuni mullah sciiti, hanno cercato di radunarsi sulla grande piazza Haft Tir per poi dirigersi verso l’ex ambasciata americana, dove si stava svolgendo un raduno anti-americano organizzato dal governo.

Le forze antisommossa, agenti in borghese e miliziani hanno attaccato i manifestanti e hanno sbarrato l’accesso alla via Mofatteh, che conduce all’ex ambasciata. Secondo fonti di AsiaNews legate all'opposizione, i basiji hanno aggredito la gente con bastoni, coltelli, asce e pallottole. I cellulari sono fuori servizio. Gli ospedali di Teheran sono di nuovo pieni di feriti. Negli scontri sembra siano rimaste uccise anche alcune persone, mentre gli arrestati sarebbero almeno 35. Si tratta soprattutto di studenti dell'Università di Teheran che stamattina hanno forzato i cancelli del dormitorio dell'ateneo – sorvegliati dagli uomini delle Guardie rivoluzionarie - nel tentativo di unirsi ai manifestanti anti-regime. I ragazzi urlavano “Combatteremo, moriremo, ma ci riprenderemo l'Iran”.

Per i pasdaran è scattato l'allarme rosso. Gli agenti del corpo paramilitare legato al presidente Ahmadinejad hanno schierato tutte le forze a disposizione nella capitale e per disperdere i migliaia di manifestanti sono ricorsi di nuovi agli spari sulla folla inerme.

Scontri sono in corso anche in altre città del Paese: a Shiraz la gente si è radunata in via Shahcheraq e almeno 25 sono stati arrestati; a Isfahan la polizia ha caricato un gruppo di studenti davanti all'università cittadina; a Mashad, alcuni manifestanti sono riusciti a percorrere il tratto di strada da piazza Falakeh a via Khosravi.

Nei giorni scorsi i leader riformisti Mir Hossein Moussavi e Mehdi Karrubi avevano chiesto ai loro sostenitori di scendere in piazza contro il regime; dal canto suo Teheran aveva minacciato di rispondere con la forza a eventuali manifestazioni dei riformisti in un giorno così significativo per la Repubblica islamica.

Il 4 novembre del 1979, un gruppo di studenti integralisti islamici assaltò l'ambasciata Usa nel centro di Teheran, tenendo 52 cittadini americani in ostaggio per 444 giorni. Ogni anno, questa giornata viene ricordata dal regime iraniano con una serie di manifestazioni anti-americane.

Nella delicata ricorrenza, il presidente americano Barack Obama si è rivolto ai leader iraniani perché “scelgano fra restare fissi sul passato o aprire la strada a più opportunità, prosperità e giustizia” per il loro popolo.

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