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» 20/10/2006 12:35
thailandia - amc
Asian Mission Congress: Uscire dal ghetto, i cristiani in dialogo con le religioni
di Bernardo Cervellera

La seconda giornata di lavori dedicata alla testimonianza e dialogo con le religioni asiatiche. I modelli: Giovanni Paolo II, Giovanni da Montecorvino, Francesco Saverio, Matteo Ricci, Roberto de Nobili. Le testimonianze di alcuni convertiti.



Chiang Mai (AsiaNews) – La seconda giornata dei lavori al Congresso missionario asiatico (Asian Mission Congress, Amc), è cominciata molto presto, alle 6 di mattina (l'una di notte in Italia). Il tema di oggi era "La storia di Gesù nelle religioni asiatiche", per comprendere il modo in cui Cristo "parla" ai seguaci delle grandi religioni, nei loro valori e libri sacri, quelli che i Padri della Chiesa e il Concilio hanno definito "i semi del Verbo". Ma voleva anche far emergere i modi in cui Cristo offre la pienezza di vita alle altre religioni.

Nel grande salone ripieno di persone – un po' sonnacchiose in verità – abbiamo partecipato a una drammatizzazione della preghiera delle lodi. Giocando sul binomio Dio-Luce, si è parlato della creazione, della luce che investe il creato, delle religioni che apprezzano gli elementi della realtà come simbolo di una Luce più grande. Un gruppo di danzatori thai è entrato nella sala buia, portando delle lampade. Poi è venuta la volta della "luce della Legge", con alcuni giovani in costume che trasportavano un forziere, simbolo dell'Arca dell'Alleanza. E infine la luce di Cristo, con un diacono che portava alto il cero pasquale. Ad ogni azione drammatica corrispondeva un salmo, fino al Benedictus, che proclama la venuta di Gesù "come sole che sorge dall'alto".

La semplice teologia drammatizzata ha lasciato lo spazio alla messa, presieduta dal card. Michai Kitbunchu, arcivescovo di Bangkok. L'omelia è stata invece tenuta da mons. George  Yod Phimphisan, vescovo di Udonthani (nord est della Thailandia). Mons. Yod, rifacendosi all'Ecclesia in Asia ha spinto i fedeli a "scoprire le molte cose che abbiamo in comune con le religioni", per un dialogo "in modo pacifico". Ma ha anche chiesto a tutti di non vivere in un "mondo isolato" e di prendere la responsabilità di "essere il volto di Cristo per l'Asia".

La tentazione del "ghetto" è molto diffusa in Asia, soprattutto a causa dell'enorme diffusione delle grandi religioni (buddismo, induismo e islam), che da millenni o secoli plasmano le culture di molti Paesi asiatici. Il senso di essere "minoranza" e il timore di essere bollati di "proselitismo" causa anche timidezza nel proporre o perfino nel dichiararsi cristiano. Per fare un solo esempio, in Thailandia centinaia di cattolici si allontanano ogni anno dalla fede cristiana dopo il matrimonio con un marito o una moglie buddista, preferendo la tranquillità silenziosa al dialogo e alla testimonianza all'interno della famiglia.

Il peso culturale delle grandi religioni ha portato diversi teologi asiatici a teorie che escludono la missione e l'annuncio, relativizzando la salvezza cristiana, incoronando le altre religioni a "vie di salvezza" accanto e alla pari con la "Via" che è Gesù Cristo. Per correggere questa sfasatura, nel 2000, il papa – con l'aiuto dell'allora card. Ratzinger - pubblicò la dichiarazione Dominus Jesus che riafferma Gesù quale unico salvatore universale e della Chiesa come luogo della salvezza. Proprio in Asia (India e Sri Lanka) il documento trovò una discreta resistenza da parte di alcuni teologi.

Pur in maniera non elaborata, mons. Yod ha proposto a tutti di incontrare, conoscere, apprezzare, condividere, collaborare coi membri delle altre religioni. Come esempio ha citato Giovanni Paolo II che "ha cercato di incontrare i leader di queste religioni e ha dialogato con loro… Al suo funerale, molti rappresentanti di esse sono andati a rendergli omaggio. Un fatto questo mai successo prima di allora".

Egli ha però suggerito anche di seguire l'esempio dei grandi santi e missionari del passato: Francesco Saverio, Giovanni da Montecorvino, Matteo Ricci, Roberto de Nobili, conoscitori delle culture e delle religioni, ma anche persone infuocate "dell'amore per Cristo,… per farlo conoscere di più, amarlo in profondità, seguirlo più da vicino".

Per vincere la tentazione del "ghetto" i cristiani devono accorgersi che "Cristo parla nelle altre religioni". A conferma di ciò sono seguite nei lavori alcune testimonianze. La prima, quella di un musulmano del Bangladesh, Abdus Sabur, segretario dello "Asian Muslim Action Network", un'associazione internazionale islamica per lo sviluppo. Sabur ha raccontato della sua collaborazione con altri cristiani, spesso "più vicini ai poveri rispetto ai musulmani". Egli ha pure ricordato la prontezza e la fedeltà dei cristiani verso le vittime dello tsunami, primi nel soccorrerli e tuttora presenti nell'aiutarli.

Il p. Jean Tanaka, giapponese, ha parlato della sua esperienza di ricerca nel buddismo, sfociata poi nella conversione e nella sua vocazione di padre domenicano.

È stata poi la volta di un indiano convertito dall'induismo. Aravindaksha Menon, di una famiglia di brahmini, Aveva perso il lavoro e per questo la sua famiglia era ridotta al lastrico. E cercava il perché del suo dolore pregando nei templi indù, senza risposta. Dopo aver superato la tentazione del suicidio per sé e la famiglia, studiando i Rig-Veda, uno dei libri sacri indù, ha trovato una "profezia" che parlava di uno (Prajapati, figlio di Dio), che avrebbe portato il male del mondo. È stato un sacerdote brahmino a dirgli che "solo Gesù è l'incarnazione" di questa profezia. Così Aravindaksha Menon è divenuto cristiano e ora è predicatore laico nel movimento carismatico.

Il card. Telesphore Toppo, presidente della Conferenza episcopale indiana, ha raccontato la storia della conversione del suo villaggio natale, Chotanagpur, e del modo in cui centinaia di migliaia di tribali sono oggi cattolici, sacerdoti, religiose e religiosi.

Un punto che non è stato ancora affrontato è il conflitto fra le religioni. Qui all'Amc tutti temono che l'Asia bruci in conflitti religiosi (India, Pakistan, Medio oriente, sud-est asiatico, ecc..) ma tutti si affrettano a dire che questi contrasti hanno motivazioni "solo politiche" e non hanno niente a che fare con le tradizioni spirituali. Un altro punto che manca è quello della critica, della "purificazione" delle religioni: si sottolinea molto e si suggerisce di "apprezzare" i valori vissuti dai membri delle altre religioni, ma si riflette ancora troppo poco su limiti, errori e storture.


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