22/06/2016, 08.58
GIORDANIA - SIRIA
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Attacco al campo profughi, morti sei militari. Amman chiude il confine siriano

Un camion imbottito di esplosivo ha centrato una postazione dell’esercito nei pressi del campo profughi di Rukban. L’attentatore proveniva dal territorio siriano, oltre confine. Sospeso ogni movimento di mezzi e persone. Ferma condanna dei leader cristiani, che parlano di “atto terroristico codardo”. 

Amman (AsiaNews) - Le autorità giordane hanno dichiarato “zone militari chiuse” le regioni di frontiera con la Siria e l’Iraq. Una decisione che segue l’attentato suicida avvenuto ieri e che è costato la vita di sei soldati dell’esercito. Altri 14 i feriti. Al momento non vi sono rivendicazioni ufficiali per l’attacco al campo profughi del distretto di Rukban, lanciato oltre confine in territorio siriano. 

In queste ore moltissimi cittadini hanno partecipato a una fiaccolata nella capitale, Amman, in memoria delle vittime dell’attacco. 

Anche i leader cristiani giordani hanno espresso una ferma condanna, parlando di “atto terroristico codardo”. Il p. Rif'at Bader, direttore del Catholic Center for Studies and Media (Ccsm), sottolinea che il terrorismo ha svelato una volta di più “la sua barbarie, brutalità e il disprezzo di ogni valore umano, religioso e morale”. Egli rilancia il valore dell’unità nazionale e invoca la protezione di Dio sulla leadership Hascemita. 

L’attentato di ieri è il primo di questo tipo in territorio giordano dall’inizio del conflitto siriano, nel marzo 2011; il kamikaze, a bordo di un camion imbottito di esplosivo lanciato a tutta velocità lungo il confine fra Siria e Giordania, nel nord-est del Paese, si è andato a schiantare contro una postazione delle guardie di frontiera di Amman. 

In una nota ufficiale l’esercito giordano sottolinea che “ogni movimento di mezzi e persone” nelle aree teatro dell’attentato “che non siano concordati” con le autorità saranno considerati “obiettivi nemici e “affrontati con fermezza e senza indulgenza”. L’ordine, aggiunge il documento, ha effetto “immediato”. 

Mohammed Momani, ministro giordano dell’Informazione, riferisce alla Bbc che da mesi vi è uno stato di allerta per possibili attacchi di miliziani, fra cui gli stessi jihadisti dello Stato islamico, principali indiziati per l’attentato di ieri; i gruppi estremisti si nascondono fra i rifugiati siriani ammassati oltre-frontiera. Egli ha aggiunto che il popolo giordano è indignato per questo tentativo di minare la sicurezza e la stabilità della nazione.

Le autorità governative hanno inoltre sospeso l’invio e la distribuzione di tutti gli aiuti umanitari nella zona teatro dell’attentato, sottolineando che azioni simili mettono a rischio anche la vita stessa dei rifugiati. Ancora oggi decine di migliaia di siriani sono bloccati in quest’area desertica di confine, in attesa di poter entrare in territorio giordano. 

Del resto la Giordania è uno dei Paesi, insieme al Libano, che ha pagato il prezzo più alto in tema di flusso di rifugiati dai territori di guerra in Siria e Iraq. Secondo fonti Onu, nel Paese vi sono almeno 635mila rifugiati; per Amman la cifra è ancora superiore: pari a 1,4 milioni, circa il 20% della popolazione. Di questi circa 130mila sono iracheni, oltre a 1 milione e 300 mila siriani, cui si devono aggiungere anche i profughi non registrati. 

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