12/07/2007, 00.00
TURCHIA
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Bartolomeo: cristiani nel mondo secolarizzato, prenderne il buono, ma non identificarci in esso

Inaugurando la seconda conferenza dei giovani ortodossi, il patriarca ecumenico dice che “essere cristiani in questo mondo significa obbedire a tutto ciò che non è contrario alla volontà di Dio. Vivere insomma come i pesci nell’acqua salata, senza diventare salati”.
Istanbul (AsiaNews) – Essere cristiani significa sentirsi ad un tempo membra del “corpo” che è la Chiesa e parte di un mondo secolarizzato al quale portare il Vangelo, prendendo ciò che di buono la globalizzazione offre, ma senza identificarsi con esso. E’ intorno a questi concetti di fondo che si è articolato il discorso col quale il patriarca ecumenico Bartolomeo I ha aperto, ieri, i lavori della II conferenza della gioventù ortodossa, intitolata “membri della chiesa cittadini del mondo”, allaquale prendono parte 600 delegati in rappresentanza di varie Chiese istituzioni e fondazioni di tutto il pianeta ortodosso, accorsi a Istanbul da tutto il mondo.
 
Al discorso inaugurale erano presenti rappresentanti delle altre Chiese cristiane e diplomatici. Imponente, ma discreto lo schieramento della polizia. Presiedono i lavori il metropolita Gennadios, che è copresidente della Commissione mista per il dialogo con i cattolici ed il segretario del Sacro sinodo, Elpidophoros.
 
Di taglio teologico la prima parte dell’intervento di Bartolomeo, di contenuto più politico la seconda. Ricordato che il Patriarcato eccumenico non èuna Chisa nazionale, “la Chiesa – ha detto il patriarca - non è una istituzione, una fondazione o una associazione ma un corpo, il corpo di nostro Signore, che ha come testa il Figlio unico e logos di Dio e come membri tutti noi che siamo battezzati nel Suo nome e siamo misticamente in comunione con il Suo corpo e il Suo sangue, versato per la nostra salvezza. Noi siamo delle cellule del suo corpo, cioè della sua Chiesa, ma anche cellule uno dell’altro, come dice San Paolo. Solo la nostra obbedienza alla volontà della Divina mente e il reciproco amore e rispetto della personalità e del carisma altrui, stabiliscono la corretta funzione del corpo. Qualsiasi deviazione a favore del proprio interesse, ha come conseguenza la non corretta funzione del corpo”.
 
Ai giovani, il patriarca ha quindi rivolto l’esortazione a sentirsi “all’interno di questo corpo di Cristo, che è la nostra Chiesa”. “Siete chiamati – ha aggiunto - a partecipare come cellule ed a definire il vostro ruolo come diaconi del Signore, e quindi al servizio del prossimo, secondo il talento e carisma donati dal nostro Dio. E proprio la parrocchia, la chiesa, la comunità devono essere punto di riferimento e di fratellanza”.
 
Membra di un’unica Chiesa, ma al tempo stesso, ha osservato Bartolomeo, “siamo cittadini di Paesi diversi, dove usufruiamo di certi diritti e abbiamo di conseguenza anche degli obblighi. Certamente il nostro mondo non è il Paradiso e la situazione dei cristiani non è ideale. E' un mondo di ‘maliziosità’, come dice Giovanni evangelista, che rifiuta Lui come suo Signore. Dobbiamo vivere in questo mondo, ma senza accettarne le ‘maliziosità’. Essere cristiani in questo mondo significa obbedire a tutto ciò che non è contrario alla volontà di Dio. Vivere insomma come i pesci nell’acqua salata, senza diventare salati”.
 
“Si vive in mondo globalizzato che ha azzerato le distanze. Questo ha portato degli enormi vantaggi, ma ha anche dei difetti. Per esempio la UE ha fatto crollare i confini e ci auguriamo che la Turchia faccia presto parte di essa”. La domanda allora è “quale il ruolo del cristiani in questo mondo globalizzato. La risposta è che non dobbiamo secolarizzarci, non dobbiamo identificarsi con esso, ma dobbiamo fare uso discreto e razionale degli strumenti che esso ci offre, ad majorem Dei gloriam , come dicono i cristiani dell’occidente. Non dimentichiamo che l’umanità non ha un ampia ancora conoscenza di Cristo e del Vangelo. Purtroppo conosce più la M di Macdonalds che la Croce di Cristo”. (NT)
 
FOTO: Nikos Manginas
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