04/09/2020, 14.33
LIBANO
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Battiti del cuore sotto le macerie di Beirut

di Pierre Balanian

Un gruppo cileno di soccorso e il loro cane hanno segnalato la presenza di “vite” sotto le macerie, a 29 giorni dalle esplosioni. Molti sono increduli, ma molti sperano. E si scava nella speranza di un miracolo. La campagna "In aiuto a Beirut devastata".

Beirut (AsiaNews) – A un mese dalle esplosioni al porto di Beirut, si torna a cercare fra le macerie con la speranza di estrarre una vita rimasta ancora sepolta. Tutto è cominciato ieri nel primo pomeriggio, mentre un gruppo della protezione civile cilena perlustrava passeggiando il quartiere cristiano danneggiato di Mar Mikhayel (San Michele). A un certo punto il cane poliziotto è attratto da qualcosa: forse un segno di vita, sotto le macerie del palazzo rosa crollato come un castello di carte il 4 agosto scorso, e ancora non ripulito.

Il gruppo di specialisti cileni, fidandosi dell’olfatto del cane, accende subito uno scanner termico che rileva vibrazioni caloriche. Con apparecchi ultrasuoni rilevano anche pulsazioni febbrili e lente. Le onde caloriche riportano la sagoma di due persone: un adulto senza vita finito sopra un’altra persona ancora in vita, forse un bambino, forse su una sedia rotella. Due persone finite sotto due piani, ma che secondo un agente della protezione civile libanese interpellato da AsiaNews, si troverebbero a poca profondità rispetto alla squadra di soccorso, forse meno di un metro di detriti e calcinacci. Secondo altre fonti, stamane, in seguito all’utilizzo di un apparecchio telescopico, gli apparecchi non hanno rilevato la presenza di alcun corpo. Si suppone che le pulsazioni potrebbero essere quelle di un animale, o addirittura le vibrazioni di qualche orologio ancora funzionante.

Qualcuno pensa invece che nella Giornata mondiale di preghiera e digiuno per il Libano, chiesta per oggi dal pontefice e confermata con la presenza del card. Pietro Parolin a Beirut, forse c’è lo spazio per un miracolo. Come può un essere umano sopravvivere sotto un cumulo di macerie per oltre 29 giorni, senza cibo, ne acqua, con temperature estive elevate e con l’ossigeno scarso? Se lo chiedono increduli i libanesi e perfino i medici.

Il gruppo cileno ha subito informato il governatore di Beirut,  Marwan Aboud il quale ha diffuso  la notizia del ritrovamento di “due corpi”, forse “ancora in vita” sotto le macerie. In pochi secondi, la notizia sensazionale ha fatto il giro del Paese, soprattutto sui social.

Le emittenti televisive e radiofoniche non hanno prestato attenzione alla notizia e hanno continuato a trasmettere telefilm e talk-show. Ma in poche ore, un flusso di persone è giunta sul luogo del “ritrovamento” per sostenere moralmente il gruppo dei soccorritori e ricercatori della Protezione civile cilena e libanese.

L’esercito libanese ha subito circoscritto I luoghi con un cordone di sicurezza cercando di calmare l’ira della gente che protestava per il passare del tempo senza alcuna azione concreta. Un tenente dell’esercito si lamenta: “Abbiamo chiesto una gru, ma non ci mandano nulla. Dicono che non ce ne sono disponibili”. Le proteste della gente aumentano. Nessun politico o personalità religiosa si è recato sul posto.

Intanto gli apparecchi segnalano che i battiti del “forse bambino” sono passati in poche ore da 18 al minuto a due al minuto. Una signora (foto 3) ancvhe lei sopravissuta alle esplosioni riesce coi mezzi propri a procurare una gru.  Intorno alle ore 2 del mattino si decide di interrompere le ricerche. Scatta un’ondata di critiche sui social media, tanto che il nuovo premier  Mustafa Diab si sente in obbligo di rispondere con un tweet: ”Rifiuto categoricamente ogni interruzione delle ricerche delle vittime sotto le macerie soprattutto con la speranza che ci possano essere vite da salvare”.

Dopo una perdita di preziosi istanti, oggi sono riprese le ricerche in una corsa contro il tempo. Molti libanesi, cristiani e musulmani, vedono in questa notizia e in questo impegno un segno divino, un messaggio di rinascita per tutti.

A sostegno della popolazione di Beirut e del Libano, in appoggio alla Caritas Libano, AsiaNews ha deciso di lanciare la campagna "In aiuto a Beirut devastata". Coloro che vogliono contribuire possono inviare donazioni a:

- Fondazione PIME - IBAN: IT78C0306909606100000169898 - Codice identificativo istituto (BIC): BCITITMM -

Causale: “AN04 – IN AIUTO A BEIRUT DEVASTATA”

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