24/04/2017, 11.16
LIBANO - SIRIA
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Beirut, mons. Kourié: i due vescovi rapiti in Siria nel 2013 sono ancora vivi

di Fady Noun

È quanto ha affermato il vescovo siro-ortodosso libanese, durante le celebrazioni per il 47mo anniversario delle apparizioni della Vergine. I ritratti dei due vescovi appesi all’interno della chiesa e condotti in processione. L’appello al governo di Beirut perché faccia di questa vicenda una “causa nazionale”.

 

Beirut (AsiaNews) - I due vescovi di Aleppo sequestrati nel 2013 in Siria - nei pressi di Kafr Dael, sul confine turco - sono ancora vivi. È quanto ha affermato nei giorni scorsi il vescovo siro-ortodosso di Beirut, mons. Daniel Kourié, durante la cerimonia di commemorazione per il 47mo anniversario delle apparizioni della Vergine Maria sopra la cupola della cattedrale dei santi Pietro e Paolo a Mousseitbé, sobborgo di Beirut.

Il ricordo di queste apparizioni, che questa chiesa ricorda senza sosta la prima domenica dopo Pasqua, è coincisa quest’anno con il quarto anniversario del sequestro (il 22 aprile 2013) dei due vescovi in Siria: mons. Yohanna Ibrahim, vescovo della diocesi siro-ortodossa di Aleppo e mons. Boulos Yaziji, arcivescovo della diocesi greco-ortodossa della città, di cui non si hanno ancora oggi notizie ufficiali.

I ritratti dei due prelati sono stati appesi all’interno della cattedrale e portati a giro durante la fiaccolata che ha caratterizzato l’anniversario delle apparizioni.

Nel corso della cerimonia che ha caratterizzato questo doppio anniversario, il vescovo siro-ortodosso di Beirut, mons. Daniel Kourié, presidente della commissione incaricata di seguire la vicenda, ha voluto rassicurare i fedeli. Dalle informazioni in possesso, ha sottolineato, “i due vescovi sono sempre vivi”. “Quanti credono il contrario - ha aggiunto - devono darci le prove di quanto affermano”. Il prelato ha inoltre spiegato che la commissione ha bussato a tutte le porte possibili, in Libano e in Siria, con più o meno fortuna, per trovare tracce dei due vescovi.

Mons. Kourié ha invitato lo Stato libanese a fare di questa vicenda una causa nazionale, che investe sia la coesistenza [fra religioni ed etnie] che il dialogo interreligioso. Egli ha denunciato “la pulizia religiosa ed etnica in corso in Medio oriente, e in particolare in Siria, in Iraq e in Egitto”. Egli si è inoltre scagliato contro quegli Stati che sostengono a vario titolo questa pulizia, fornendo a vario titolo uomini, armi e denaro.

Le apparizioni della Vergine a Mousseitbé, un quartiere misto di Beirut all’interno del quale risiede una consistente fetta della comunità siriaca, sono analoghe a quelle che si sono verificate a Zeitoun, nel 1986. La Chiesa siro-ortodossa le considera come autentiche e le ha riconosciute in via solenne per decreto patriarcale. Sfortunatamente, esse non hanno ricevuto l’attenzione che meritavano da parte delle altre Chiese orientali del Libano, tutte ripiegate su se stesse all’epoca dei fatti, anche se queste manifestazioni risuonavano come un avvertimento e un appello all’apertura e all’unità, di fronte alle prime avvisaglie di un inizio della minaccia islamica.

 

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