11/03/2013, 00.00
LIBIA - EGITTO
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Bengasi, muore un cristiano egiziano arrestato dagli estremisti islamici

Fino ad ora non sono chiare le cause del decesso. Ezzat Hakim Attalah, cristiano copto di 45 anni, era stato incarcerato il 28 febbraio scorso insieme ad altri cinque connazionali con l'accusa di diffondere materiale religioso. Tornano in patria gli oltre 50 migranti egiziani copti arrestati nelle scorse settimane dai salafiti. Essi denunciano di aver subito vessazioni e torture. Proteste al Cairo davanti all'ambasciata libica.

Bengasi (AsiaNews) - Un cristiano copto egiziano muore dopo 10 giorni in un carcere di Bengasi. Ezzat Hakim Attalah (v. foto), 45 anni, padre di due figli, era stato arrestato lo scorso 28 febbraio insieme ad altri cinque connazionali cristiani evangelici con l'accusa proselitismo. A diffondere la notizia è la Middle East Christian News Agency (Mcn-direct).

Secondo fonti del ministero degli Esteri egiziano, l'uomo era diabetico e soffriva di cuore ed è morto per cause naturali. In un'intervista alla Mcn-direct, Ragaa' Abdullah Guirguis, moglie di Attalah, racconta che il marito è deceduto per le pressioni e le torture materiali inflitte dai carcerieri libici e annuncia che farà ricorso ad avvocati internazionali per stabilire la reale dinamica della morte.

Il caso di Attalah ha acceso i riflettori sulla drammatica situazione dei cristiani in Libia, divenuti bersaglio delle milizie salafite, che controllano la regione della Cirenaica. Da questa mattina, centinaia di cristiani copti protestano davanti all'ambasciata libica del Cairo per chiedere maggiore sicurezza per i cristiani in Libia. 

La scorsa settimana gli estremisti hanno incarcerato oltre 50 venditori ambulanti copti con l'accusa di esporre sulle loro bancarelle icone e altro materiale religioso. La notizia ha fatto il giro del mondo grazie a un video diffuso su internet dagli attivisti libici, poi sequestrato dalla polizia. Rientrati in patria nei giorni scorsi i copti hanno denunciato di essere stati picchiati e torturati dagli estremisti islamici. Essi hanno utilizzato l'acido per cancellare da mani, petto e fronte dei loro prigionieri i tradizionali tatuaggi copti raffiguranti croci e altri simboli cristiani.

Dalla caduta di Muammar Gheddafi si sono moltiplicati i casi di aggressione o attacchi contro le minoranze straniere residenti in Libia. La comunità più colpita è quella egiziana, soprattutto i cristiani copti cattolici e ortodossi. Lo scorso febbraio un gruppo armato ha attaccato un edificio religioso nella capitale della Cirenaica e aggredito due sacerdoti copti, p. Paul Isaac e il suo assistente.  Alla fine di frebbraio,  quattro cittadini stranieri - un egiziano, un sudafricano, un sud coreano e uno svedese con passaporto Usa - sono stati arrestati con l'accusa di diffondere Bibbie e altro materiale religioso. Essi sono imprigionati in un carcere di Tripoli, in attesa di processo.  

La presenza delle milizie islamiche sta però colpendo anche gli ordini religiosi cattolici presenti da decenni sul territorio libico, impegnati nel lavoro ospedaliero e nella cura degli anziani. A gennaio gli islamisti hanno spinto alla fuga le suore Francescane del Gesù Bambino di Barce e le Orsoline del Sacro Cuore di Gesù di Beida. In ottobre è toccato invece alle suore del convento della Sacra Famiglia di Spoleto di Derna, costrette a lasciare la Libia a causa delle continue minacce degli estremisti islamici, nonostante il parere contrario degli abitanti della città. (S.C.)   

 

 

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