04/11/2014, 00.00
VIETNAM
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Blogger e attivista cattolico vietnamita alla sbarra per aver criticato il governo di Hanoi

Da oltre sei mesi Nguyen Huu Vinh e il suo assistente Nguyen Thi Minh Thuy erano in stato di arresto senza accuse ufficiali. Per la difesa il procedimento giudiziario è “illegale”. Attivisti pro diritti umani avvertono: poche speranze di vederli liberi. Se riconosciuti colpevoli rischiano fino a sette anni di prigione.

Hanoi (AsiaNews) - Le autorità vietnamite hanno rinviato a giudizio, formalizzando le accuse, un blogger cattolico di primo piano e il suo assistente, dopo averli trattenuti per oltre sei mesi senza alcuna incriminazione, per aver pubblicato saggi critici verso il governo di Hanoi. Gli avvocati rispondono che il procedimento giudiziario avviato dal tribunale è "illegale" e privo di fondamento giuridico. Nguyen Huu Vinh, 58 anni, meglio noto come Anh Ba Sam, e il suo assistente Nguyen Thi Minh Thuy, 34 anni, andranno alla sbarra per violazione dell'articolo 258, che punisce gli "abusi di libertà e democrazia" per "violare gli interessi dello Stato". 

Il rinvio a giudizio segue la chiusura delle indagini da parte della polizia, iniziata all'indomani dell'arresto dei due blogger e attivisti avvenuto nel maggio scorso ad Hanoi; a far scattare il provvedimento, la pubblicazione di alcuni saggi che - secondo i media ufficiali - avrebbero potuto "offuscare" il "prestigio" dell'apparato statale. Se riconosciuti colpevoli i due uomini rischiano fino a sette anni di prigione. 

L'avvocato Ha Huy Son, che rappresenterà Vinh nelle aule di tribunale, conferma di aver ricevuto copia dei risultati dell'inchiesta, ma non gli sono stati consegnati gli atti collaterali e tutti i documenti relativi al caso. Intervistato da Radio Free Asia (Rfa), egli afferma che il caso viola le leggi del Paese, perché "la polizia li ha prima arrestati, poi è andata in cerca delle prove" per incriminarli. 

Per l'avvocato pro diritti umani Trinh Huu Long i due blogger, se si seguono i dettami del sistema giuridico vietnamita, hanno poche possibilità di sfuggire a una condanna; tuttavia, si potrebbe utilizzare l'adesione di Hanoi alla Convenzione Onu sui diritti umani per ottenerne il rilascio. "Possiamo usare questo meccanismo - spiega a Rfa - per lanciare una campagna alle Nazioni Unite", mentre la difesa ha già attivato le diplomazie di Australia e Unione europea per esercitare pressioni su Hanoi. 

Vinh, un passato da poliziotto, ha fondato Basam nel 2007 ed è diventata subito una piattaforma per la condivisione di post e articoli, spesso critici nei confronti del governo e delle autorità comuniste. Lo spazio si è trasformato anche un forum per lanciare accuse feroci contro Pechino, per la sua politica "imperialista" nel mar Cinese meridionale. Il suo arresto è avvenuto a pochi giorni di distanza dalla decisione della Cina di piazzare una piattaforma per l'esplorazione petrolifera nelle acque contese, che ha scatenato la reazione furiosa dei nazionalisti vietnamiti. Egli è stato anche oggetto di percosse per aver coperto con articoli e lunghe cronache processi ai danni di attivisti pro diritti umani o abusi contro la comunità cattolica della capitale

Da tempo in Vietnam è in atto una campagna durissima del governo contro dissidenti, blogger, leader religiosi (fra cui buddisti), attivisti cattolici o intere comunità come successo lo scorso anno nella diocesi di Vinh, dove media e governo hanno promosso una campagna diffamatoria e attacchi mirati contro vescovo e fedeli. La repressione colpisce anche singoli individui, colpevoli di rivendicare il diritto alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti civili dei cittadini. Solo nel 2013, Hanoi ha arrestato decine di attivisti per crimini "contro lo Stato", in base a una norma che gruppi pro diritti umani bollano come "generiche" e "vaghe". 

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