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» 20/05/2011 12:40
FILIPPINE
Cagayan de Oro: chiesa e governo promuovono metodi naturali per family planning
Nelle Filippine continua il muro contro muro fra vescovi e parlamentari, favorevoli alla Legge sulla salute riproduttiva. A Mindanao attivo un progetto di formazione che rispetta la vita umana e promuove una paternità e maternità responsabili a oltre 22mila coppie. Nel Paese aumentano i casi di aborto, nel 2010 sarebbero circa mezzo milione.

Manila (AsiaNews/Agenzie) – L’arcidiocesi di Cagayan de Oro, a Mindanao, nel sud delle Filippine, ha elaborato un progetto che intende “andare oltre” lo scontro ideologico fra vescovi e parlamentari favorevoli alla Legge sulla salute riproduttiva (RH). Con il sostegno della curia e l’impegno di numerosi volontari viene insegnato alle famiglie un Programma di controllo naturale delle nascite, che rispetta il valore assoluto della vita umana “dal concepimento” e una “paternità e maternità responsabile”. Un esempio di collaborazione fra chiesa e istituzioni, mentre nel resto del Paese prosegue il muro contro muro fra i due fronti.
 
A spiegare il progetto è l’arcivescovo Antonio Ledesma S.J., in una nota che chiarisce fin dal principio il desiderio di “andare oltre” la RH, mediante metodi naturali di family planning (Nfp) che rispettano le coscienze dei fedeli e gli ambiti di competenza delle amministrazioni. Il 90% delle 58 parrocchie dell’arcidiocesi di Cagayan de Oro, riferisce il prelato, hanno formato oltre 2mila volontari che illustreranno le metodologie alla popolazione.
 
I consulenti sono dislocati in oltre 500 barangay (la più piccola unità amministrativa nelle Filippine) e hanno fornito informazioni e consigli a oltre 22mila coppie. Negli ultimi due anni, i consulenti del Nfp della provincia di Misamis Oriental hanno promosso 345 incontri di formazione in 24 città. Nella sola Cagayan de Oro, capoluogo della provincia, il governo locale ha preparato 721 volontari in 62 diverse barangays.
 
Mons. Ledesma sottolinea i “valori fondanti” alla base del progetto che unisce chiesa e amministrazione locale: il principio non negoziabile del rispetto della vita umana, fin dal concepimento e una paternità e maternità responsabili. Tra i metodi scientifici proposti vi sono il controllo della temperatura corporea basale e, usato in maggioranza, il metodo dei giorni standard che segue il ciclo mestruale della donna.
 
Il dibattito sulla legge per la salute riproduttiva (Reproductive Health Bill) è in corso da quattro anni. Essa rifiuta l’aborto clinico, ma promuove un programma di pianificazione familiare, invitando le coppie a non avere più di due figli, sanziona l’obiezione di coscienza di medici e operatori sanitari e  favorisce la sterilizzazione volontaria. Chiesa e associazioni cattoliche sostengono invece il Natural Family Programme (Nfp), che mira ha diffondere tra la popolazione una cultura di responsabilità e amore basata sui valori cristiani. 
 
L’esempio della provincia a Mindanao resta però un caso isolato. Nel resto dell’arcipelago, infatti, infuria la polemica fra i due fronti. Di recente la Chiesa ha registrato il sostegno del campione di pugilato e idolo locale Manuel Pacquiao, secondo cui “la Legge sulla salute riproduttiva, non è la soluzione ai problemi del Paese”.
 
Stime indirette evidenziano che l’aborto, sebbene illegale, viene praticato in molte aree delle Filippine. Le valutazioni, basate su complicazioni legate all’aborto, mostrano che dai 400mila del 1997 si è passati ai 473.400 casi del 2005. Nella sola Manila sono aumentati dal 41 al 52%; a Visayas dall’11 al 17%. Nel 2010 le interruzioni volontarie della gravidanza avrebbero toccato quota mezzo milione.

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