29/01/2011, 00.00
EGITTO
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Cairo: continua la protesta contro Mubarak, almeno 50 le vittime degli scontri

Migliaia di manifestanti occupano le vie delle principali città. Il governo ha annunciato le dimissioni, ma la popolazione vuole la “caduta del regime”. Ripristinato in parte il funzionamento dei cellulari, resta oscurato il web. Obama auspica risposte non violente dal governo egiziano; la Cina censura la parola “Egitto” dal web.
Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) – Migliaia di manifestanti continuano a occupare le piazze delle principali città egiziane, invocando le dimissioni del presidente Hosni Mubarak. Il bilancio delle vittime delle proteste – divampate ieri dopo la preghiera del venerdì – ha raggiunto i 50 morti e un migliaio di feriti; centinaia gli arresti operati dalla polizia. Nella notte la popolazione ha sfidato il coprifuoco imposto dalle autorità; il Capo di Stato ha annunciato un cambio ai vertici del governo, escludendo però l’ipotesi di dimissioni personali. Intanto la Cina ha censurato la parola “Egitto” dai siti web e i governi di Giappone e Filippine invitano i connazionali a non recarsi nel Paese.
 
Nella notte il presidente egiziano Hosni Mubarak ha parlato alla nazione, nel tentativo di scongiurare la peggiore crisi politica e sociale da quando è salito al potere, 30 anni fa. Egli ha annunciato le dimissioni dell’attuale governo e la nascita di un nuovo esecutivo, accogliendo le “legittime” richieste dei manifestanti, ma accusandoli al contempo di “fomentare” violenze per “destabilizzare” il Paese. In mattinata l’esecutivo ha rimesso il mandato nelle mani del presidente.
 
Le forze dell’ordine presidiano i palazzi del potere e la sede della tv, ma non sembrano intenzionate a colpire i dimostranti. Fonti di Al Jazeera a Suez riferiscono che i militari vogliono evitare uno scontro aperto con la folla. Un ufficiale dell’esercito conferma che le truppe “non spareranno nemmeno un proiettile contro egiziani”.
 
Le proteste sono esplose ieri al termine della preghiera del venerdì: migliaia di persone hanno invaso le principali vie del Cairo, Suez e Alessandria. I dimostranti hanno sfidato il coprifuoco, proseguendo le manifestazioni anche nella notte. Questa mattina nella capitale, diversi gruppi di persone si sono riunite in piazza Tahrir, intonando canti e slogan fra cui “[Mubarak] Vattene via! Vattene via”. 
 
Il bilancio delle violenze è salito a quota 50 morti e un migliaio di feriti. Ad Alessandria i morti sarebbero 23, a Suez le vittime confermate sono 15 e altre 15 al Cairo. Il malcontento non sembra diminuire nonostante la notizia delle dimissioni del governo; l’obiettivo della rivolta sociale – che unisce cristiani e musulmani – è “la caduta del regime, non il cambio dell’esecutivo”. Ieri la polizia aveva fermato per qualche ora Mohamed El Baradei, ex capo dell’agenzia Onu sul nucleare e leader dell’opposizione egiziana. Egli è stato arrestato dopo la preghiera in una moschea dell’area di Giza, poi è stato rilasciato, tanto da unirsi ai manifestanti che sfilavano per le strade della capitale.
 
Nel frattempo fonti locali confermano che sono riprese – almeno in parte – le comunicazioni telefoniche, dopo il giro di vite imposto ieri dalle autorità che ha riguardato il web, telefoni cellulari e messaggi sms. Di contro, continua anche oggi il blocco della rete internet, che è inaccessibile in tutto il Paese.
 
Gli Stati Uniti e i governi mondiali seguono con attenzione le rivolte scoppiate in nord Africa e Medio oriente, originate dalla cacciata due settimane fa del presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali, in seguito a un moto di piazza. Il malcontento è evidente anche in Giordania, dove re Abdallah II ha subito annunciato riforme, e in Yemen. Il presidente Usa Barack Obama ha telefonato all’omologo egiziano Mubarak, invitandolo a soddisfare le richieste di democrazia e libertà economiche richieste dalla popolazione. Obama ha inoltre aggiunto che una risposta violenta non servirà a risolvere la situazione e non allevierà le sofferenze della gente. In precedenza il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs aveva affermato che gli Usa avrebbero “rivisto” il programma di aiuti, in base agli sviluppi dei prossimi giorni.
 
I governi di Giappone e Filippine invitano i propri concittadini a non recarsi in Egitto. A quanti si trovano già nel Paese, resta l’invito a non uscire di casa e a imbarcarsi sul primo volo disponibile. Il governo cinese, infine, ha provveduto a oscurare sul web la parola “Egitto”. “Secondo le leggi vigenti – si legge cliccando la parola sui motori di ricerca – i risultati delle vostra ricerca non possono essere comunicati”. La censura ha colpito anche i principali social network. Invece i media ufficiali – fra cui l’agenzia di stampa e la tv – hanno parlato dei disordini e delle contestazioni al presidente Mubarak.  
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