06/02/2006, 00.00
CAMBOGIA
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Cambogia: esce dal carcere parlamentare dell'opposizione

Liberato oggi Cheam Channy, dopo la grazia di re Sihamoni. Concesso il perdono anche al leader dell'opposizione Sam Rainsy. Speranza di un maggior rispetto per i diritti civili.

Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) - Oggi è uscito di prigione il parlamentare Cheam Channy, che ieri ha ricevuto la grazia reale. Il gesto appare voler ridurre i contrasti tra il premier Hun Sen e i suoi oppositori.

Oltre 200 sostenitori hanno atteso fuori dal carcere Cheam Channy, condannato ad agosto a 7 anni per frode e cospirazione anti governativa, al termine di un processo definito iniquo da  organismi internazionali. Era in carcere dal febbraio 2005, dopo la sospensione dell'immunità parlamentare, pure sospesa al leader dell'opposizione Sam Rainsy e all'altro parlamentare Chea Poch. La scorsa settimana re Norodom Sihamoni, in modo inaspettato, ha accolto la richiesta di clemenza di Hun Sen e ha concesso la grazia a Channy e a Rainsy.

Sam Rainsy è in esilio volontario in Francia e a dicembre è stato condannato a 18 mesi di carcere per avere diffamato Hun Sen e il principe Norodom Ranariddh, presidente del parlamento. Anche lui ha ricevuto ieri la grazia, dopo che il 3 febbraio si è scusato con Hun Sen per averlo accusato di essere il mandante dell'attentato esplosivo che nel 1997 uccise alcuni sostenitori del suo partito. Rainsy si è anche riconciliato con il principe Ranariddh, che aveva accusato di corruzione, e si ritiene torni in Cambogia entro la settimana.

"Il rilascio di Cheam Channy - ha commentato Kong Korm, direttore esecutivo del partito di Sam Rainsy - è un passo molto importante, per permettere ai leader del Paese di lavorare insieme per servire la Nazione e il popolo".

La riconciliazione tra i due vecchi nemici è importante anche perché può indicare un diverso rapporto tra l'opposizione e Hun Sen. Il premier si è augurato che Rainsy riprenda la sua attività politica in Cambogia e ha compiuto anche gesti a favore dei movimenti democratici del Paese. Sempre il 3 febbraio ha rinunciato alle accuse di diffamazione contro 7 attivisti per i diritti umani, che lo hanno accusato di avere venduto al Vietnam parte del territorio nazionale.

Molti esperti considerano ciò un tentativo di avere il favore dei donatori internazionali, che il prossimo mese si incontreranno per decidere se dare milioni di dollari al re, dopo le gravi critiche rivolte al governo nelle ultime settimane per il mancato rispetto dei diritti civili. (PB)

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