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» 02/11/2009 11:39
INDIA
Carcere e multa per due medici: praticavano diagnosi prenatali per far scegliere "un figlio maschio"
di Nirmala Carvalho
Pascoal Carvalho, medico e membro della Pontificia Accademia per la vita: l’aborto selettivo è "un malessere della società indiana”. Il 70% delle coppie che si affidano alla Fecondazione in vitro lo fa solo per assicurarsi di avere un figlio maschio. Negli ultimi 20 anni l’India ha registrato almeno 10 milioni di aborti selettivi di feti femminili.

Mumbai (AsiaNews) - Un tribunale municipale di Mumbai ha condannato a tre anni di carcere due medici che praticavano diagnosi prenatali per scegliere “un figlio maschio”.
Il magistrato R V Jambkar della Dadar Shindewadi Court ha ritenuto colpevoli i due imputati di quattro violazione del Pre-Conception and Pre-Natal Diagnostic Techniques Act (PNDT) del 2003 che proibisce la selezione dei nascituri a partire dal sesso.
 
I due condannati sono Chhaya Tated, omeopata di 42 anni, e Shubhangi Adkar, medico 62enne, che due domeniche al mese effettuavano diagnosi pre-natali presso la Shree Maternity and Nursing Home nella municipalità di Dadar.  Nel novembre 2004 avevano pubblicato su un settimanale un annuncio pubblicitario in cui offrivano uno speciale trattamento per le coppie che “vogliono un figlio maschio”. Oltre ai tre anni di detenzione il tribunale ha comminato il pagamento di una multa 30mila rupie ciascuno (circa 430 euro), il massimo della pena prevista dal PNDT.
 
In India sono rari i casi di detenzione comminata per violazione del PNDT, ma il magistrato ha motivato la sentenza affermando che “quando due persone stimate commettono reati non solo abominevoli, ma anche contro l’esistenza della società, non possono essere trattate con clemenza”. I due condannati, dice R V Jambkar, “con la loro azione incoraggiano la determinazione del sesso femminile del feto per prevenire certe gravidanze”.
 
Negli ultimi 20 anni l’India ha registrato almeno 10 milioni di aborti selettivi di feti femminili. Essi vanno ad aggiungersi agli 11 milioni di aborti che ogni anno vengono effettuati nel Paese dove dal 1971 esiste una legge che permette l’interruzione di gravidanza. L’India infatti è uno degli Stati più permissivi in materia e l’aborto viene pubblicizzato come il miglior metodo per il controllo delle nascite e per garantire un maggior sviluppo economico delle famiglie.
 
Pascoal Carvalho, medico di Mumbai e membro della Pontificia Accademia per la vita spiega ad AsiaNews che “il cosiddetto ‘genocidio delle bambine’ è purtroppo un malessere della società indiana che affonda le sue radici in una cultura che preferisce il maschio compie violenza contro la donna”.
 
Per Carvalho il caso dei due condannati dal tribunale di Dadar Shindewadi è un “evidente violazione del PNDT”, ma sottolinea che ‘il genocidio delle bambine’  avviene anche attraverso la fecondazione in vitro (Fiv) che permette ai genitori di scegliere il sesso del nascituro attraverso la Diagnosi pre-impianto. “Un esperto che opera in una clinica per la fertilità, - afferma Carvalho - mi ha confidato che ormai circa il 70% dei pazienti non hanno bisogno della Fiv, ma vi fanno ricorso proprio per la selezione di genere”.

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