13/03/2018, 08.49
IRAN

Carcere per tre universitari protagonisti delle proteste anti-governative

I giovani dovranno scontare pene che vanno da due a sei anni di galera. Sono finiti alla sbarra con l’accusa di propaganda contro il regime, attentato alla sicurezza nazionale e disturbo della pubblica sicurezza. Almeno un centinaio gli studenti fermati in seguito alle manifestazioni. Premi Nobel contro i fermi preventivi.

 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale della rivoluzione islamica ha condannato tre studenti iraniani arrestati a inizio anno durante le proteste anti-governative che, per alcuni giorni, hanno interessato le strade della capitale e di altre città del Paese. Gli universitari sono finiti alla sbarra con l’accusa di propaganda contro il regime, aver agito contro la sicurezza nazionale e aver disturbato la pace e la pubblica sicurezza partecipando ad assemblee proibite.

Leila Hosseinzadeh, studentessa di antropologia all’università di Teheran, è stata condannata a sei anni di prigione e non potrà lasciare il Paese per due anni. Assieme a lei è finita in carcere Sina Rabeiei, iscritto a scienze sociali allo stesso ateneo; egli dovrà scontare un anno di carcere e due anni di divieto di espatrio. Infine Mohsen Haghshenas, studente di teatro nella capitale, è stato condannato a due anni di carcere.

Secondo i dati forniti dal ministero iraniano dell’intelligence, le proteste divampate il 28 dicembre 2017 hanno portato all’arresto di oltre cento studenti dell’università di Teheran. Due parlamentari vicini all’ala riformista, Farid Mousavi e Mahmoud Sadeghi, hanno spiegato che la maggior parte dei giovani sono stati fermati in base a “misure preventive”.

Tuttavia, avvocati di primo piano fra cui i premi Nobel Shirin Ebadi e Nasrin Sotoudeh hanno evidenziato che il codice penale iraniano non consente il fermo preventivo. I tribunali del Paese avrebbero aperto almeno una cinquantina di procedimenti a carico di studenti coinvolti a vario titolo nelle manifestazioni; l’arresto di studenti è continuato anche dopo la fine delle proteste.

Giovani e lavoratori sono scesi in piazza fra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio per denunciare la dittatura teocratica, la povertà, la corruzione e la disoccupazione. Nel contesto della rivolta sono morte 22 persone, almeno 5mila quelle arrestate. Fra questi vi è anche Parisa Rafeiei, studentessa della scuola d’arte nella capitale; secondo quanto riferisce il padre, la giovane è stata prelevata il 25 febbraio scorso dai Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) e da allora non si hanno più sue notizie.

Un attivista studentesco ha riferito a Radio Farda che molti universitari avevano ricevuto avvertimenti prima delle proteste, in cui veniva chiesto di non alimentare “richieste radicali”. Tuttavia, i giovani hanno intensificato le critiche verso il governo e le autorità religiose, chiedendo il rispetto dei diritti civili.

 

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