24/03/2017, 09.00
INDIA
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Card. Alencherry: La beatificazione di sister Rani Maria è una benedizione per la Chiesa indiana

La suora è stata uccisa nel 1995 con 54 coltellate. L’assassino è un radicale indù fomentato dai capi villaggio, che volevano bloccare l’attività della missionaria a favore dei poveri tribali. Oggi si è pentito grazie all’amore della famiglia della francescana, che lo ha perdonato e accolto. Sister Rani sarà “martire”.

New Delhi (AsiaNews) – “L’imminente beatificazione di sister Rani Maria è una benedizione per la Chiesa indiana”. Lo afferma il card. George Alencherry, capo della Chiesa siro-malabarese, commentando la notizia che la Congregazione per le cause dei santi ha ultimato il processo di verifica e dato il “nihil obstat” per la beatificazione della francescana. Il cardinale ha aggiunto che “la decisione di papa Francesco di dichiarare beata suor Rani è un momento di grande gioia per tutta la Chiesa in India”.

La notizia era circolata nei giorni scorsi ed è stata confermata ieri. P. Jimmy Poochakkatt, portavoce della Chiesa siro-malabarese, riferisce che il papa “ha firmato la raccomandazione del collegio dei cardinali”, mentre la data in cui avverrà la cerimonia sarà annunciata in seguito. Una nota ufficiale della Chiesa aggiunge che dopo la beatificazione suor Rani Maria verrà chiamata “martire”.

Il 25 febbraio 1995 la francescana clarissa è stata uccisa all’età di 41 anni con 54 coltellate da un radicale indù, fomentato dai capi villaggio che volevano bloccare l’attività della suora a favore dei poveri tribali. Nata in Kerala, la giovane suora si era trasferita nella diocesi di Indore (in Madhya Pradesh) per lavorare al servizio della popolazione povera locale, in maggioranza tribale. La missionaria ha speso la sua vita a favore degli abitanti dei villaggi, per i quali era riuscita ad ottenere dalle banche linee di credito e agevolazioni fiscali per la coltivazione dei terreni. Ha creato gruppi di sostegno per le donne e aiutato anche nei lavori più faticosi, come la costruzione di un pozzo che consentisse di utilizzare acqua pulita per bere e irrigare i campi.

La sua opera sociale divenne però “scomoda” per i capi villaggio indù, i quali in precedenza tenevano in scacco i tribali con la concessione di prestiti. Nel caso in cui i contadini non fossero riusciti a risarcirli, essi si impadronivano del raccolto e dei terreni. Le linee di credito “ufficiali” ottenute da sister Rani Maria erano di ostacolo ai commerci dei capi indù, che decisero di fomentare e armare un povero indù, Samunder. Egli, sicuro del loro appoggio, compì l’omicidio della suora davanti a decine di testimoni, mentre ella si trovava su un pullman diretto alla casa di origine.

Subito dopo l’omicidio però, l’assassino venne abbandonato dalla famiglia e da coloro che lo avevano usato per eliminare la suora. L’unico che gli è rimasto vicino è stato un sacerdote indiano, Swamy Sadanand, che lo ha messo in contatto con la famiglia di origine di sister Rani. Ad AsiaNews sister Selmy Paul, sorella della martire, ha raccontato la storia della sua famiglia e di come la misericordia di Dio abbia agito su di lei e sui fratelli per arrivare al perdono dell’assassino. Chi invece fin da subito ha accolto senza condizioni il povero tribale indù è stata la madre della missionaria, che alla domanda di suor Selmy su che cosa avrebbe fatto se lo avesse incontrato, ella rispose: “Bacerei le sue mani, perché su di esse c’è il sangue di mia figlia”.

La beatificazione è la penultima tappa verso la canonizzazione. La causa è iniziata nel 2003; quattro anni dopo è stata dichiarata Serva di Dio.

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