Bangkok ferma l’attivista hongkonghese Zhang Xinyan. Rischia il carcere in Cina
La donna è trattenuta in un centro per “problemi” relativi al visto. L’ufficio dell'Unhcr nella capitale thai le aveva concesso lo status di persona bisognosa di tutela. Dalle autorità dell’ex governatorato l’accusa di “sovversione” in base alla Legge sulla sicurezza nazionale. La sua “colpa” è di aver sostenuto il gruppo “Parlamento di Hong Kong” formato da esiliati.
Bangkok (AsiaNews) - Fermata dalle autorità thai, con la prospettiva di essere deportata in Cina ed essere arrestata perché inserita nella lista delle persone ricercate a Hong Kong per aver - secondo l’accusa - commesso il reato di sovversione, in base alla famigerata Legge sulla sicurezza nazionale filo-Pechino. Avvocati e ong internazionali esprimono preoccupazione per la sorte di Zhang Xinyan, attivista pro-democrazia rinchiusa per qualche giorno in un centro di detenzione ed espulsione a Bangkok dopo essere stata fermata nella capitale per questioni relative al visto, di cui non si conosce con certezza la tipologia e la durata. Il timore fra i movimenti a tutela dei diritti umani è che possa essere consegnata alla Cina, pur avendo documenti delle Nazioni Unite che ne attestano lo status di rifugiata e dunque bisognosa di protezione.
Fra i primi a rilanciare la notizia dell’arresto Sunai Phasuk, ricercatore senior di Human Rights Watch (Hrw), che sulle pagine social ha confermato che Zhang Xinyen, membro del gruppo del Parlamento di Hong Kong in esilio, era stata arrestata in Thailandia. “Urgente! Un altro rifugiato arrestato!” ha scritto Sunai, confermando che il governo del primo ministro Anutin Charnvirakul aveva fermato Zhang, ricercata dalle autorità di Hong Kong e cinesi per presunte violazioni delle norme sulla sicurezza nazionale. L’esperto ha aggiunto che i vertici di Hong Kong ne avevano revocato il passaporto ed emesso una taglia di 200mila dollari di Hong Kong (circa 22mila euro).
Sunai ha quindi avvertito che un qualsiasi ritorno forzato in Cina potrebbe mettere a serio rischio la salute della donna, oltre a rappresentare una palese violazioni del diritto internazionale e della stessa legge thailandese sulla prevenzione della tortura e della scomparsa forzata. Inoltre, secondo Radio France Internationale (Rfi), Zhang possiede documenti rilasciati dall’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) a Bangkok che ne attesta lo status di persona bisognosa di tutela. E il suo fermo per (presunti) problemi legati al superamento dei termini di permanenza sul territorio rispetto alla durata del visto e lavoro senza permesso non è in alcun modo giustificato.
Interpellato dal South China Morning Post (Scmp) un portavoce del governo di Hong Kong ha rifiutato di commentare “resoconti dei media” relativi ad azioni di “forze dell’ordine in altre giurisdizioni”. Egli, dietro anonimato, ha però sottolineato che le autorità non risparmiano “sforzi” per perseguire quanti sono ricercati per violazioni alla legge sulla sicurezza nazionale. Inoltre, la Thailandia non possiede un sistema di asilo per i rifugiati, con l’Unhcr unica organizzazione del Paese responsabile della ricezione e della valutazione di tali domande, mentre quanti non posseggono un visto valido per il regno risultano a forte rischio di detenzione.
L’Ufficio per la salvaguardia della sicurezza nazionale di Hong Kong afferma che le azioni del gruppo di cui è parte l’attivista, che includevano lo svolgimento di elezioni illegali, ha rappresentato “una seria minaccia per la sovranità nazionale, sicurezza e interessi di sviluppo del Paese”. Il gruppo, fondato e gestito da attivisti auto-esiliati, ha formato un “comitato elettorale” in Canada per tenere elezioni che “rappresentano, consolidano e fanno rivivere i diritti di autodeterminazione del popolo di Hong Kong”. In caso di rimpatrio, Zhang potrebbe diventare la prima fuggitiva incriminata secondo la legge sulla sicurezza nazionale ad essere rimpatriata e incarcerata.
Hong Kong e Thailandia non hanno un accordo sul rimpatrio dei ricercati in fuga, anche se in passato si sono verificati casi di ritorno forzato. Uno dei più emblematici è quello relativo al 62enne Mui Yiu-keung lo scorso febbraio. Era ricercato in relazione a un omicidio su una spiaggia di Sai Kung quasi 37 anni fa. Le autorità di Hong Kong hanno anche collaborato con la polizia thai per salvare i residenti intrappolati in centri di truffe on-line in tutto il Sud-est asiatico.
Zhang era parte di un gruppo di 19 attivisti presenti in un elenco relativo a mandati di arresto emesso nel luglio dello scorso anno dalle autorità di Hong Kong, con taglie fra i 20mila e il milione di dollari di Hong Kong (da circa 2.200 a poco meno di 109mila euro). Per gli inquirenti vi sarebbe un loro coinvolgimento fra febbraio e giugno 2025 nel cosiddetto “Parlamento di Hong Kong”, formato da attivisti d’oltremare con l’obiettivo di creare un'assemblea "ombra” democratica e in opposizione agli attuali leader filo-cinesi. Secondo il canale YouTube del Parlamento di Hong Kong, Zhang si è candidata per un seggio nella legislatura ombra all’inizio dello scorso anno. Polizia e magistrati dell’ex governatorato ritengono che i ricercati abbiano manovrato “per raggiungere l’autodeterminazione e sovvertire il potere statale”.
Essi sono parte di un più ampio gruppo formato da almeno 34 persone che risultano ad oggi ricercate in base alla Legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong. A loro carico vi sono accuse di aver commesso una serie di reati fra i quali la sovversione, l’incitamento alla secessione e la collusione con forze straniere. Su alcuni di essi pende una taglia di un milione di dollari di Hong Kong, fra i quali vi sarebbero gli ex-parlamentari pro-democrazia Ted Hui, Dennis Kwok e Nathan Law. Le attiviste Anna Kwok e Frances Hui, così come il commentatore politico Elmer Yuen, che è accusato di aver lanciato un “referendum” per formare il Parlamento di Hong Kong, risultano anche loro tra quanti vedono pendere sulla loro testa taglie milionarie.
13/10/2020 11:36





