17/12/2010, 00.00
VATICANO-ORTODOSSI
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Card. Koch: serve una Chiesa unita per rispondere alla sfida della globalizzazione

di NAT da Polis
In un’intervista ad AsiaNews sull’importanza e le prospettive del dialogo ecumenico, il nuovo presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani sottolinea le “solide basi di carità e amicizia” che ci sono tra Roma e Costantinopoli, anche se restano difficoltà nel dialogo con gli ortodossi. Dopo l’incontro di Vienna la “grande sfida per il futuro consiste nel come vedere insieme primato e sinodalità”.
Città del Vaticano (AsiaNews) - Solo una Chiesa unita, frutto del movimento ecumenico, potrà dare una risposta alle sfide di un mondo sempre più globalizzato, al quale dare risposte che evidenzino la necessità del fondamento etico della coesistenza sociale. Per questo è importante che tutti i fedeli si sentano coinvolti nel movimento ecumenico. Lo evidenzia, parlando con AsiaNews, il nuovo presidente del Pontificio consiglio per l’unita dei cristiani, cardinale Kurt Koch, di ritorno da Istanbul, dove si è recato per partecipare alle celebrazioni per l’apostolo Andrea, patrono del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli.
Il cardinale non nasconde le difficoltà che esistono nel dialogo, ma mette in risalto che i rapporti tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, Chiese sorelle, ripresi dopo lo storico incontro tra papa Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora, possono fare affidamento, oramai, sulle solide basi di carità e di amicizia createsi tra Roma e Costantinopoli. Il porporato ha intenzione di visitare anche gli altri patriarcati e Chiese ortodossi.
 
Il Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani festeggia 50 anni. Qual è il bilancio di questo periodo nel dialogo tra cattolici e ortodossi?
 
Durante questi 50 anni è stato fatto un grande lavoro per l’ecumenismo e l’incontro tra il papa Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora, è stata la svolta del grande inizio nel nostro comune cammino. Certo non siamo ancora arrivati alla piena unità e c’è ancora molto da fare. Ma è, soprattutto, necessario oggi approfondire il dialogo di carità e di verità. Penso che il dialogo di carità e di amicizia è il fondamento del vero ecumenismo. Senza amicizia e carità, insieme, il dialogo tra le due Chiese sorelle non potrà andare avanti. E per questo credo che la grande amicizia che distingue i rapporti tra Roma e Costantinopoli costituisce oggi un punto fermo per guardare al futuro con ottimismo.
 
Il 30 novembre, a capo della delegazione vaticana è stato in visita al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che è la forza motrice del dialogo ecumenico nel mondo ortodosso. Questa sua visita ha avuto un carattere di cortesia oppure si è cercato di ridefinire l’importanza del dialogo ecumenico dopo l’incontro di Vienna?
 
Prima abbiamo partecipato alla grande festa della liturgia del patrono del Patriarcato Ecumenico, l’apostolo Andrea. E’ stata un bellissima esperienza, come bellissimo è stato l’incontro con il patriarca ecumenico Bartolomeo, che stimo come uomo di profonda spiritualità e di nobile gentilezza. E’ seguito un incontro tra la delegazione del patriarcato e la nostra ed abbiamo preso in considerazione il futuro del dialogo. A Vienna ci sono state delle difficoltà, ma sono sicuro che abbiamo trovato una via per proseguire in un cammino positivo.
 
Si dice che dopo Vienna il dialogo sarà impostano più sull’aspetto teologico che quello storico.
 
Circa due anni fa avevamo intrapreso un approccio prevalentemente storico, ma ci siamo resi conto che gli ortodossi hanno un'altra maniera di trattare la storia, rispetto a noi cattolici. Poiché le questioni sono molto difficili e c’è necessita di esperti storici, gli ortodossi hanno proposto un testo teologico sul primato e la sinodalità. Perchè la sinodalita è il grande tema per gli ortodossi, mentre per i cattolici il grande tema è il primato. La grande sfida per il futuro consiste nel come vedere queste due grandi realtà insieme.
 
Come guarda oggi il mondo cattolico a quello ortodosso ?
 
Penso che quando ci incontriamo con gli ortodossi, ci troviamo come in casa nostra. Perchè gli ortodossi hanno conservato le strutture, la mentalità e la visione della Chiesa antica. Noi cattolici siamo in pericolo di dimenticare questa realtà. Anche se la rottura con queste antiche Chiese ortodosse è avvenuta da più di un millennio, mi sento come a casa, quando le visito.
Con i protestanti, anche se ci siamo separati da appena 400 anni, è un'altra realtà.
 
Che risposta occorre dare a quelle minoranze cattoliche ed ortodosse, che sono contrarie a qualsiasi iniziativa a favore del dialogo ecumenico?
 
Anche tra noi cattolici esistono queste minoranze che non vogliono l’ecumenismo. Ma penso che la prima sfida in un mondo sempre più globalizzato, è che la Chiesa deve respirare, come aveva detto   Giovanni Paolo II, con due polmoni, quello dell’oriente e quello dell’occidente. Di conseguenza il dialogo ecumenico è fonte di arricchimento per tutti.
 
In un mondo sempre più globalizzato, con evidenti segnali di crisi economico sociale ed etica, come può una Chiesa ancora divisa dare risposte?
 
E’ importante che nel mondo di oggi, un mondo di globalizzazione, che anche il cristianesimo sia una realtà globale. Di conseguenza, anche per l’ecumenismo saper parlare con una sola lingua è una necessità straordinaria del nostro tempo, onde poter affrontare tutte le sfide sociopolitiche ed etiche. Perché, se le Chiese non si presentano con una sola lingua non avranno niente da dire alla nostra società. Per questo anche la presenza delle Chiese nella società dipende dal movimento ecumenico. Il fondamento del nostro ecumenismo è la nostra fede, il nostro credo e il nostro battesimo. In questo senso occorre prima riconoscersi come cristiani e poi come cattolici o ortodossi nel senso di appartenere alle due Chiese - e non confessioni come direbbero i protestanti - accomunati dalla tradizione apostolica.
 
Foto: Nikos Manginas
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