06/02/2018, 11.52
CINA-VATICANO

Card. Zen: Non manipolare la Lettera di papa Benedetto XVI

di Card. Joseph Zen

Il commento del vescovo emerito di Hong Kong su alcune affermazioni e pubblicazioni dei giorni scorsi, dopo la dichiarazione della sala Stampa vaticana sulla “presunta difformità di pensiero e di azione tra il Santo Padre e i suoi collaboratori nella Curia Romana”. L’accusa del card. Zen: si cita la Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi solo a metà. Il conforto ai fedeli delle comunità sotterranee costretti “ad entrare nella gabbia”.

Hong Kong (AsiaNews) – Nel suo blog pubblicato ieri, il card. Joseph Zen ritorna sulle questioni legate al possibile accordo fra Cina e Vaticano su vescovi illeciti che sostituiscono vescovi leciti, e su quello che lui ha definito “la svendita” della Chiesa cinese al governo di Pechino. Traduzione dal cinese a cura di AsiaNews.

 

Pensieri sparsi

Alcune persone che hanno a cura la mia persona mi hanno consigliato di non parlare più, o piuttosto di pregare di più. Naturalmente, pregare di più è molto corretto, e tutte le nostre speranze devono essere in Dio e affidate all’intercessione della Beata Vergine.

Chi mi ha consigliato di non parlare, con ogni probabilità è preoccupato che se io parlo troppo, verrò poi attaccato da altri. Non ho timore di questo; nella misura in cui io sono sicuro che le parole sono oneste e utili, non ho timore di guadagni e perdite, data la mia età.

E io voglio ancora parlare perché temo che in un futuro vicino non avrò più la possibilità di parlare. Per cui, sopportatemi.

Oggi voglio dire alcune cose:

 

1. Nella prima lettura di domenica scorsa, dal Libro di Giobbe, egli dice che gli sono stati assegnati “mesi d'illusione e notti di affanno”. Egli dice “il mio occhio non rivedrà più il bene” (Giobbe, 7,7). Ma il salmo risponde: “Loda il Signore, che sana i cuori affranti” (Cfr. Salmi 147).

Negli ultimi giorni, i nostri fratelli e sorelle della Cina hanno sentito che il Vaticano è pronto ad arrendersi ai comunisti cinesi, e il loro cuore è forse molto a disagio. Se i vescovi illeciti e scomunicati vengono legittimati e i vescovi legittimi sono forzati a ritirarsi, i vescovi legittimi delle comunità sotterranee non dovrebbero preoccuparsi della loro sorte? Sacerdoti e fedeli dovranno presto obbedire e rispettare coloro che oggi sono illeciti e scomunicati, ma vengono legittimati dalla Santa Sede grazie alle pressioni del governo cinese. Quali notti di dolore essi devono sopportare?

Non solo domain, ma già oggi è iniziata la catastrofe. Dal primo febbraio 2018, il governo cinese ha messo in atto in modo stretto i Regolamenti religiosi. I sacerdoti sotterranei di Shanghai hanno informato i membri delle loro chiese di non andare alle loro messe. Quelli che sono testardi e disobbediscono saranno probabilmente detenuti!

Non temete, Dio guarirà i cuori spezzati!

 

2. Il Segretario di Stato della Santa Sede dice: ““la Chiesa non dimenticherà mai le prove e le sofferenze passate e presenti dei cattolici cinesi”. Perbacco! Quest’uomo di poca fede sa qual è il vero dolore? I fratelli della Cina non temono di perdere case e proprietà, non temono di essere imprigionati e non temono nemmeno di versare il loro sangue. Il loro dolore più grande è di essere traditi dai “familiari”!

Il card. Parolin ha anche dato una lunga intervista, piena di errori paradossali (spero che vi sia unità fra parole e pensiero). Il più umiliante di tutti è stato che il Segretario di Stato ha avuto l’audacia di insultare il papa emerito Benedetto XVI. Il card. Parolin ha citato fuori dal contesto, la Lettera del papa alla Chiesa in Cina di 10 anni fa, dicendo: “la soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime Autorità civili”. Ma egli non ha citato (la seconda parte della frase: “Nello stesso tempo, però, non è accettabile un’arrendevolezza alle medesime [autorità civili – ndr] quando esse interferiscono indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa” (Benedetto XVI, Lettera ai cattolici della Cina, n. 4,7).

[In italiano nel testo:]

Non è decente per un alto ufficiale della Santa Sede manipolare la lettera di un Papa, anche se già ritirato, citando la frase (4.7): “la soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime Autorità civili” nascondendo che la lettera segue immediatamente dicendo “nello stesso tempo, però, non è accettabile un'arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa.”

In Corea del Sud, parlando ai vescovi dell’Asia, papa Francesco ha detto loro: “La prima condizione di dialogo è la coerenza con la propria identità”.

 

“Un alto rappresentante della Santa Sede”, umilmente ha detto: “Staremo ancora come in una gabbia per gli uccelli, ma la gabbia sarà più grande… Dovremo conquistarci centimetro per centimetro lo spazio nella gabbia”. Dio mio! Il punto non è la misura della gabbia, ma chi è dentro la gabbia! I fedeli delle comunità sotterranee non sono dentro la gabbia. Ma ora siete voi che li forzate ad entrare nella gabbia, e li spingete alla ‘unità’ nella gabbia. Naturalmente, nella gabbia alcuni sono schiavi, altri sono desiderosi di essere i favoriti degli arroganti. (Sono stato il primo a dire che in Cina vi è solo una Chiesa e che anche i membri della Chiesa ufficiale amano il papa nel loro cuore. Ma ora non oso dirlo più).

Ora che ho deciso di dare priorità alla verità e alla giustizia (tutto quello che dico è per proteggere la reputazione del papa e chiarificare la verità della Chiesa), io desidero anche dirvi che tre anni fa ho avuto un’udienza privata con papa Francesco. Ci sono voluti 40 minuti per esprimergli le mie vedute sul “dialogo”. Il papa mi ha ascoltato per 40 minuti senza interrompermi, fino a quando ho detto: “La Chiesa in Cina, obbiettivamente parlando è una Chiesa scismatica (indipendente e guidata dal governo)”. Il papa ha detto. “Certo!”.

 

3. Ieri, molte persone mi hanno chiamato per “confortarmi” di persona o per telefono perché ero stato sgridato dal portavoce della Santa Sede. Questa è un’altra incomprensione. Io non ho bisogno per nulla di simpatia. Confortiamo invece il portavoce! Egli è come un uccello in gabbia, forzato in quella difficile posizione: questa volta egli è stato molto efficiente e subito ha criticato il mio discorso (naturalmente egli ha solo letto quanto scritto da altri). Comunque, non più di un anno fa, prima della Nona Assemblea dei rappresentanti cattolici in Cina, non ha egli forse detto: “La Santa Sede attende di giudicare in base a fatti comprovati”? È passato più di un anno e noi stiamo ancora aspettando per questo giudizio!

 

4. Anche il commentatore A.L. del South China Morning Post merita simpatia. Ogni giorno egli deve trovare qualcosa da criticare e prendere in giro, ed è una persona istruita (egli può parlare de omnibus et aliquibus aliis, di ogni argomento e di altro). Nel suo articolo quel giorno, egli ha detto che a me piace la politica più della religione. Voglio ricordargli: “Dove gli angeli temono di cadere, i pazzi ci vanno a razzo”. Che cosa sa di religione? Cosa è la fede? Egli dice che io ho deciso di far soffrire i fedeli della Cina. Conosce forse qual è il vero dolore per un uomo di fede? Ma la sua ultima sottolineatura era vera: “Il Vaticano deve rimettere a posto la sua diplomazia terrena, qualunque siano le sue preferenze spirituali”. Resta il fatto che quelle non sono solo preferenze, ma principi non negoziabili!

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