30/03/2016, 14.53
LIBANO - SIRIA
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Caritas Libano: Pasqua di solidarietà per un Paese in crisi economica, politica e sociale

La comunità cristiana ha celebrato con gioia la festa, in un clima di crescente miseria e difficoltà. L’emergenza profughi ha raggiunto livelli insostenibili e “gli aiuti non sono più sufficienti”. Durante la Quaresima l’ente cristiano ha garantito visite mediche e consulenze. A Pasqua distribuiti pacchi di cibo. P. Paul: "La comunità internazionale deve fermare guerra e traffico di armi". 

Beirut (AsiaNews) - La comunità cristiana del Libano “ha celebrato con gioia” la Pasqua, ma il Paese è preda di una crisi “economica, sociale, politica” sempre più forte e in molti, a causa della “grande, diffusa miseria”, non hanno potuto “vivere appieno il momento di festa”. È quanto racconta ad AsiaNews p. Paul Karam, direttore di Caritas Libano, da quattro anni in prima fila nell’accoglienza del flusso continuo di famiglie siriane (e non) che fuggono dalla guerra. “Noi della Caritas - aggiunge - abbiamo celebrato con tutta la comunità e abbiamo visitato alcune famiglie cristiane. Tuttavia, le conseguenze della situazione attuale si fanno sempre più pesanti: al problema profughi si aggiunge l’emergenza economica, e gli aiuti non sono più sufficienti”. 

In concomitanza con le celebrazioni pasquali gli operatori e volontari Caritas hanno distribuito “un pacchetto a tutte le famiglie più bisognose”, spiega il sacerdote, “contenente diversi generi alimentari. Volevamo dar loro un piccolo aiuto e far capire che vi è questo forte elemento di solidarietà nella festa. Tuttavia, la vera emergenza riguarda l’aspetto sanitario, perché i bisogni aumentano non solo fra i profughi, ma tra gli stessi libanesi”. 

Grazie alla disponibilità e alla dedizione di alcuni medici “che operano a titolo gratuito”, aggiunge p. Paul, in queste settimane “abbiamo potuto fornire diverse consulenze, visite gratuite, distribuire medicine e realizzare piccoli interventi”. Le necessità sono molte e “contiamo su donazioni e partner per nuovi progetti” perché oggi, a differenze del passato, “non sono solo i profughi a vivere nel bisogno ma le stesse famiglie libanesi”. 

Caritas Libano in questi anni non ha mai fatto mancare l’assistenza, garantendo non solo cibo e aiuti ma anche sostegno psicologico e favorendo il confronto fra cristiani e musulmani, in particolare fra giovani. Ma i bisogni aumentano a fronte di risorse sempre più scarse. “Stiamo vivendo una crisi economica forte, cui si aggiunge la perdurante mancanza del presidente della Repubblica, che dovrebbe garantire equilibrio” racconta p. Paul. “Non c’è legislazione, il Parlamento è bloccato - aggiunge - e tutto questo impedisce lo sviluppo del Paese”. 

Il Libano ha “molte esigenze e capacità limitate” e il “gran numero di profughi” ha finito per incidere “in modo pesante sull’ambito sociale, sanitario, nella sicurezza. E le prime vittime sono proprio i più poveri”. Da qui il proposito della Caritas di promuovere e sostenere - per tutto il tempo di Quaresima - iniziative di solidarietà e sviluppo non solo per i profughi siriani in fuga dalla guerra, ma anche per le fasce più povere della popolazione libanese.

“La situazione è critica - conferma il sacerdote - e vi sono grandi necessità a più livelli: fame, sete, medicine, alloggi”. Dalla comunità internazionale si attendono risposte e non proclami, in primis la necessità “di fermare la guerra in Siria e incoraggiare i profughi a tornare nella propria terra. Anche la Caritas locale lavora in questa direzione, per ricostruire il Paese una volta raggiunta la pace”. 

Ieri Oxfam ha pubblicato un rapporto in base al quale emerge che i Paesi ricchi e sviluppati hanno accolto meno del 2% degli oltre cinque milioni di rifugiati siriani. L’ong chiese per questo maggiore impegno e la disponibilità ad accogliere “almeno il 10%” del totale. “Il rapporto - commenta il direttore Caritas - dice la verità, inutile nasconderlo. Basta guardare a quanto sta facendo il Libano, alla proporzione fra cittadini e numero di rifugiati accolti. È difficile immaginare i bisogni enormi per il nostro Paese - conclude il sacerdote - che per con tutti i suoi limiti ha saputo aprire le proprie porte. Oggi le nazioni ricche possono e devono fare di più, soprattutto per cercare di fermare la guerra e il traffico di armi che alimenta, come dice papa Francesco, la spirale delle violenze”. 

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