09/11/2013, 00.00
BRUNEI
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Chiesa del Brunei, una realtà giovane dalla "dimensione missionaria"

Il vicario apostolico mons. Cornelius Sim racconta di una realtà piccola, ma "prospera e vivace". Il prelato ringrazia la comunità di immigrati filippini, che rende la vita della Chiesa "attiva"; e auspica presto "nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata". Ad oggi, assieme al vescovo vi sono tre sacerdoti per la cura di 20mila persone.

Bandar Seri Begawan (AsiaNews) - Pur essendo una delle Chiese più giovani e piccole del Sud-est Asiatico, e dell'intero continente, il vicariato apostolico del Brunei è una realtà prospera e vivace, con attività spirituali in continua crescita, che arricchisce la vita della comunità. A confermarlo è lo stesso vicario mons. Cornelius Sim in un'intervista alla Catholic News Agency (Cna); partendo dal motto "Duc in altum", il prelato illustra i progetti in campo "per potenziare e sostenere la dimensione missionaria della Chiesa". Siamo una delle diocesi più piccole dell'Asia, sottolinea, con un solo vescovo e tre sacerdoti, tuttavia "speriamo di avere [presto] nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata". 

Il Sultanato del Brunei è un piccolo Stato sull'isola del Borneo, che condivide con altre due nazioni di dimensioni ben più grandi: Indonesia e Malaysia. È un Paese sviluppato e fra i più ricchi al mondo. La lingua ufficiale è il malay, ma sono di uso comune anche l'inglese e il cinese assai diffusi nella popolazione. Quasi il 70% degli abitanti di questa monarchia assoluta è di religione musulmana e di etnia Malay, il 15% non musulmani di origine cinese, seguiti da popolazione indigena e altri gruppi minori; il 10% dice di non professare alcuna religione, poco più del 12% i buddisti, mentre i cristiani - metà dei quali cattolici - sono circa il 10% del totale.

Di recente il sultano Hassanal Bolkiah ha introdotto la legge islamica, la sharia, che si applica ai musulmani e prevede - in accordo al Corano - la condanne a morte per lapidazione agli adulteri, amputazione degli arti ai ladri, fustigazioni per altri reati quali aborto e consumo di alcol. Fra l'altro la vendita e il suo consumo in pubblico sono strettamente proibite e le autorità controllano con attenzione le attività delle altre religioni.

Nonostante i controlli, i cattolici vivono con profondità e devozione la loro fede come testimonia p. Arin Sugit, assistente del vescovo alla cattedrale di Nostra Signora dell'Assunta nella capitale Bandar Seri Begawan. Quasi il 70% dei fedeli sono "migranti provenienti dalle Filippine", mentre un altro 20% sono anch'essi migranti originari dell'Indonesia, India o Malaysia; il restante 10% popolazione indigena del Brunei.

Mons. Sim spiega che è "una fortuna" poter disporre di una "comunità filippina che rende la nostra Chiesa così attiva e vivace". Essi contribuiscono "ad arricchire noi e la nostra fede" con una devozione "sincera e popolare". P. Sugit parla di attività "dalla fede viva e in continua crescita", anche se il processo di testimonianza e di diffusione del cristianesimo è ancora "lento".

Il vescovo e i tre sacerdoti servono una comunità di circa 20mila persone sparse in tutto il Brunei; la minoranza è libera di vivere la fede in casa e nei luoghi di culto, ma vi sono pesanti restrizioni alle esibizioni in pubblico. Ogni domenica, racconta p. Sugit, vi sono fra le 5 e le 6mila persone che assistono alle messe in cattedrale. Il vicariato apostolico è stato istituito nel 2004 da Giovanni Paolo II che ha elevato al grado vescovile mons. Sim,  consacrato il 21 gennaio 2005 dall'allora nunzio mons. Salvatore Pennacchio. "È un umile inizio - conclude mons. Sim - e dobbiamo continuare ad arricchire la nostra fede, basandoci sul principio delle comunità".

 

 

 

 

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