07/12/2012, 00.00
EGITTO
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Chiese egiziane: Sul referendum i cristiani scelgano liberamente

Lo precisa p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana. Egli risponde alle voci dei media islamisti che accusano i leader religiosi di fomentare l'odio contro il presidente Morsi. False le informazioni su eventuali attacchi contro chiese ed edifici cristiani. I tentativi degli estremisti islamici di trasformare una questione politica in uno scontro fra cristiani e musulmani.

Il Cairo (AsiaNews) -  "Fino ad ora la Chiesa copta e le altre denominazioni cristiane, cattolici e protestanti, non hanno preso una posizione e lasciano liberi i propri fedeli di votare 'si' o 'no' oppure di boicottare il referendum costituzionale del 15 dicembre". È quanto afferma ad AsiaNews p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, che precisa la posizione dei leader religiosi, sfatando le voci che parlano di un coinvolgimento delle Chiesa copta nelle manifestazioni contro il presidente Mohamed Morsi. 

Il sacerdote smorza anche le illazioni sulla pianificazione di eventuali attacchi contro le chiese e i cristiani. "Il rischio di attacchi contro chiese ed edifici religiosi - spiega - non è una novità nel nostro Paese. Nei periodi di tensione come quello che stiamo attraversando  l'allerta per possibili attacchi cresce, ma le voci che parlano di bombe o violenze contro i cristiani sono a tutt'oggi infondate".

A preoccupare p. Greiche sono soprattutto le accuse e le false informazioni diffuse sui media dai Fratelli Musulmani, che imputano ai cristiani la responsabilità delle manifestazioni organizzate davanti al palazzo presidenziale costate 6 morti e centinaia di feriti. E questo per trasformare il conflitto politico in un scontro religioso. "Alle dimostrazioni vi erano molti cristiani - precisa - ma nessuno di loro ha tentato di prenderne il controllo o è stato incoraggiato dai propri leader a partecipare. Ognuno ha deciso di scendere in strada senza costrizioni e in modo libero. Il quartiere di Heliopolis, sede della presidenza,  è circondato da oltre 15 chiese e si trova in una zona della capitale con un'alta densità di cristiani e musulmani moderati".

Intanto, la tensione resta alta in tutto il Paese. Ieri sera Morsi si è rivolto alla popolazione dopo diversi giorni di silenzio, dicendo di essere pronto al dialogo con l'opposizione, ma non si è pronunciato sull'eventuale cancellazione dei decreti che danno al presidente pieni poteri fino al referendum costituzionale. L'esercito continua a presidiare con carri armati e mezzi blindati il palazzo presidenziale, minacciando di sopprimere qualsiasi manifestazione nella zona.

I leader dell'opposizione accusano i sostenitori del presidente Mohamed Morsi di aver fomentato le violenze e attaccato per primi i manifestanti pacifici, che da due giorni protestano per dire no "alla dittatura dei Fratelli musulmani e a una Costituzione scritta dagli islamisti".  Nonostante gli avvertimenti dei militari e le minacce dei Fratelli musulmani, oggi i giovani dei movimenti democratici hanno organizzato dimostrazioni e cortei di protesta in tutte le principali città egiziane.

Nagui Damian, giovane copto fra i leader della rivoluzione dei Gelsomini del 2011, sottolinea che "le centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza, rappresentano la voce di oltre il 50% della popolazione, stanca delle promesse del presidente e degli islamisti". "Noi - afferma - non vogliamo che Morsi si dimetta, come fece Mubarak. Rispettiamo il voto democratico avvenuto in giugno. Il nostro desiderio è che l'Egitto si avvii verso la democrazia e che la Costituzione che guiderà il nostro futuro non sia scritta solo da una parte dei cittadini, ma da tutti le componenti della società egiziana. Ai Fratelli Musulmani chiediamo solo di rispettare la legge e di non utilizzare la religione per fini politici".  (S.C.)

 

 

 

 

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