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» 12/07/2005 11:27
CINA
Cina: a Guiyu, "città tossica", i bambini giocano tra i rifiuti

Gli scarti elettronici di tutto il mondo arrivano a Guiyu per venire riciclati. Qui i corsi d'acqua sono di colore scuro, l' aria è tossica e vi è un'altissima percentuale di  malattie alle ossa e piombo nel sangue.



Pechino (AsiaNews/Scmp) – La città di Guiyu, nella provincia meridionale del Guangdong, è al centro di un disastro ambientale fuori ogni controllo. Gli apparecchi elettronici eliminati, molti dei quali d'importazione, arrivano qui e nelle città vicine per venire smembrati: i Paesi benestanti evitano in questo modo di pagare gli alti costi correlati allo smaltimento di questi rifiuti e la città trae di che vivere. Ma il recupero avviene senza alcuna regola o controllo per l'ambiente, la salute o la sicurezza.

In piccole officine a cielo aperto gli operai smembrano, a mano, i detriti della modernizzazione: apparecchi elettronici di tutte le principali ditte del mondo, da vecchi computer a fotocopiatrici a batterie per auto e forni a microonde.

La legge cinese proibisce l'importazione di scarti elettronici e Pechino è fra le città firmatarie del trattato Onu del 1989 - conosciuto come Convenzione di Basilea - che proibisce l'esportazione di qualsiasi rifiuto dai Paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo, anche a scopo di riciclaggio. Importare questi rifiuti è illegale dal 1996, ma la Cina, affamata di qualunque forma di metalli, ignora questo stato di cose. I Paesi ricchi, come gli Stati Uniti (che non hanno sottoscritto la Convenzione), hanno un grande vantaggio nel liberarsi di rifiuti che vanno smaltiti con rigide procedure e costi elevati. Secondo gli ambientalisti del Guandong, nella sola Guiyu viene trattato oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti ogni anno.

Gli operai di Guiyu – che lavorano senza occhiali, maschere, guanti o altre protezioni - riducono ogni apparecchio nelle sue componenti essenziali: dai fili elettrici viene recuperato il rame, i circuiti stampati sono messi in un bagno acido per separare i metalli preziosi (tra i quali oro e palladio) e si recupera la plastica o la si brucia per separarla da pezzetti di metallo. Fumi, ceneri e sostanze sono lasciati liberi nell'aria e sul suolo. La Computer Trade Association stima che nella sola Cina nel 2002 sono stati "eliminati" 2,3 milioni di Pc, 2,7 milioni di display e 1,35 milioni di stampanti: il danno ambientale è immenso. I corsi d'acqua sono neri e pieni di rifiuti e qui il prezzo dell'acqua è 10 volte maggiore che nella vicina Chendian.

Kevin Brigden, scienziato di British Greenpeace International, racconta che nei corsi d'acqua ha constatato una quantità di acido sufficiente a sciogliere in poco tempo una moneta di rame.

La popolazione della zona si è arricchita: a una realtà di piccoli artigiani si è sostituita una vera classe media con ampie officine che utilizzano però i lavoratori migranti delle province rurali del Sichuan, Anhui, Henan. Per avere da mangiare questi migranti rischiano costantemente la salute in questo commercio tossico.

Huo Xia, professore alla facoltà di Medicina dell'università di Shantou, a un'ora e mezza di guida da Guiyu, ha esaminato 165 bambini tra 1 e 6 anni: nell'82% dei casi ha riscontrato un'alta concentrazioni di piombo nel sangue che, spiega, "può causare danni al cervello e al sistema nervoso centrale". L'accumulo risulta maggiore nei figli di chi ricicla circuiti stampati, rispetto a chi recupera plastica.

Un rapporto del novembre 2003 dell'ospedale universitario di Shantou ha riscontrato un'elevata percentuale di danni alle ossa, gastriti e ulcere intestinali, mal di testa e vertigini frequenti.


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