16/01/2007, 00.00
NEPAL
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Con i maoisti al governo “muore la teocrazia indù”

di Prakash Dubey
Un attivista cristiano spiega ad AsiaNews che la trasformazione del Nepal in Stato laico pone fine alla monarchia per diritto divino. Critiche alla Costituzione, che deve riconoscere i diritti dell’etnia madhese, di origine indiana: il rischio è una nuova ondata di violenza.
Kathmandu (AsiaNews) – I maoisti nepalesi sono entrati oggi in Parlamento dopo 10 anni di sanguinosa guerriglia, fondata sul principio che “il potere viene dalla canna del fucile”. Il loro ingresso nel processo democratico, commenta un analista ad AsiaNews, “rappresenta una vittoria per la società civile e seppellisce per sempre il principio della monarchia indù al potere per diritto divino”.
 
Secondo Norbert Rai, cristiano nepalese, “oggi muore il mito del re che riceve il potere per volontà divina e si afferma che invece i 240 anni di oligarchia aristocratica di stampo religioso sono stati preservati solo dalla compiacenza dell’esercito”.
 
Il Nepal, continua, “è stato per secoli un regno indù: l’ingresso dei maoisti nel Parlamento segna la fine del concetto di nazione confessionale. Qui hanno sempre convissuto fedi e culture, ed ora che siamo per legge uno Stato laico vi sono milioni di cristiani, buddisti e musulmani in festa. E’ un momento storico per la nazione e per la popolazione intera”.
 
Al momento, il Nepal è guidato da un Parlamento ad interim composto da 330 membri, di cui 83 maoisti: esso rimarrà in vigore fino all’elezione dell’Assemblea costituente, prevista per il giugno prossimo, che dovrebbe preparare la nuova Costituzione.
 
Quella attuale “presenta una grave pecca: non considera gli interessi della comunità di origine indiana, i madhesi, che rappresentano quasi la metà dell’intera popolazione. Sono stati volutamente ignorati, dato che sono ancora i pahadi, la “gente delle colline”, coloro che detengono il potere. Se non vogliamo una nuova ondata di violenza etnica, il nuovo Parlamento deve intervenire e riconoscere i diritti di tutti i cittadini”.
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