11/11/2015, 00.00
SIRIA - ONU
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Conflitto siriano: gli incontri di Vienna "momento cruciale per la pace"

Per Staffan de Mistura i colloqui in programma il 14 novembre sono una occasione “da non perdere” per fermare la guerra. Mosca elabora un piano di 18 mesi, cui seguiranno elezioni anticipate. Ancora incertezze sul ruolo di Assad. Colpita Lattakia, roccaforte governativa. L’esercito vince l’assedio dello Stato islamico all’aeroporto di Kweires.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - L’inviato speciale Onu Staffan de Mistura invita le potenze mondiali impegnate nello scacchiere siriano a "cogliere l’attimo”, per avviare nuovi colloqui internazionali e dar vita a un processo di pace che metta fine a quattro anni di conflitto sanguinoso. A margine di un incontro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il diplomatico ha parlato di occasione “da non perdere” in riferimento agli incontri in programma a Vienna. Il 14 novembre la capitale austriaca ospiterà un summit che vede coinvolti 20 Paesi e organismi internazionali, con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco fra il governo del presidente Bashar al Assad e la galassia delle opposizioni. 

Oggi cominciano a incontrarsi tre diversi gruppi di lavoro, nel tentativo di appianare - o ridurre - le differenze in tema di terrorismo, il ruolo dell’opposizione e la crisi umanitaria sul campo, che ha già causato la morte di 250mila persone e milioni di sfollati. Il dibattito servirà a stabilire quali saranno gli attori titolati ad avere un ruolo nel processo politico. 

Esclusi dal processo diplomatico lo Stato islamico, il Fronte di al Nusra (emanazione locale di al Qaeda) e altri piccoli gruppi considerati dalle Nazioni Unite come “terroristi”. “Il mio lavoro - ha spiegato de Mistura - è fare in modo che grandi Paesi come la Russia, l’Arabia Saudita e l’Iran siedano attorno al tavolo ed elaborino un piano politico”. 

Sempre sul fronte diplomatico, la Russia ha preparato e diffuso in queste ore un “piano di pace” che prevede riforme costituzionali che andranno completate nell’arco di 18 mesi, cui seguiranno elezioni presidenziali anticipate. Nel testo non si chiarisce se, in questo periodo, Assad deve rimanere al potere o cedere il comando del Paese; ed è proprio questo, il ruolo del presidente, il fattore cruciale attorno al quale ruotano le diverse posizioni delle potenze regionali e mondiali. 

Nel documento proposto dal Cremlino viene inoltre sottolineato che “alcuni” gruppi di opposizione devono essere coinvolti nelle trattative per un piano di pace in programma a Vienna. Un portavoce del ministero russo degli Esteri conferma che “la priorità” in vista degli incontri del 14 novembre è “stabilire quali gruppi dell’opposizione siriana devono essere considerati partner nel processo, e quali invece sono ‘terroristi’ e non possono essere presi in considerazione”. 

La proposta in otto punti di Mosca non esclude la partecipazione di Assad alle elezioni, un fattore che altre nazioni (Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia) respingono a priori. Di contro, il processo di riforme non sarà guidato dall’attuale presidente ma da una figura condivisa da tutti gli attori in campo. 

Ieri intanto sono morte 22 persone e altre 62 sono rimaste ferite in un bombardamento che ha colpito la città di Lattakia, feudo alawita del presidente Assad, finora risparmiata in gran parte dai combattimenti. È l’episodio più grave avvenuto dal 2011 a oggi in questa località balneare, mentre focolai di conflitto hanno riguardato anche le aree a nord e a est dell’omonima provincia. Coinvolti negli scontri gruppi ribelli e l’esercito siriano, sostenuto da milizie di Hezbollah attive nella zona. 

Al contempo l’esercito di Damasco ha centrato la sua prima, significativa vittoria sulle milizie dello Stato islamico dall’entrata in campo della Russia nel conflitto siriano. I militari fedeli al presidente Assad hanno rotto un assedio di due anni dei jihadisti all’aeroporto di Kweires, nei pressi di Aleppo. L’offensiva per riconquistare il controllo dello scalo, lanciata a fine settembre, è stata sostenuta da miliziani iraniani, elementi di Hezbollah e dai bombardamenti dell’aviazione di Mosca. 

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