03/12/2014, 00.00
SIRIA - IRAQ - ONU
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Conflitto siriano: mancano fondi, interrotto il programma alimentare Onu per rifugiati

I vertici del Wfp hanno bloccato la distribuzione di voucher per l’acquisto di cibo e generi di prima necessità. Nel solo mese di dicembre servirebbero 64 milioni di dollari per far fronte al fabbisogno. Dal programma un gettito complessivo di 800 milioni che serviva ad alimentare le economie dei Paesi che hanno accolto i rifugiati.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Il Programma alimentare mondiale (Wfp) ha interrotto il programma di distribuzione di cibo per 1,6 milioni di rifugiati siriani, in fuga dalla guerra fra l'esercito di Damasco e le milizie ribelli e filo-islamiste, per "mancanza di fondi". L'agenzia delle Nazioni Unite con sede a Roma spiega che il piano di aiuti prevedeva la distribuzione di voucher per l'acquisto di alimenti; i buoni erano destinati ai rifugiati fuggiti in Giordania, Libano, Turchia, Iraq ed Egitto. Senza assistenza, avvertono gli esperti, quest'inverno molte famiglie rischiano di patire la fame. Ertharin Cousin, direttore esecutivo Wfp, conferma la situazione di criticità, sottolineando che per il solo mese di dicembre servirebbero almeno 64 milioni di dollari per rispondere al fabbisogno. 

Dall'inizio della rivolta contro il presidente siriano Bashar al Assad, nel 2011, oltre 3,2 milioni di persone hanno abbandonato la Siria e altri 7,6 milioni sono sfollati interni. Almeno 200mila le vittime del conflitto, molte delle quali civili. 

I voucher distribuiti dall'Onu erano importanti non solo a garantire cibo alla popolazione, ma anche perché servivano ad alimentare le economie delle nazioni ospitanti, con un gettito complessivo sinora di 800 milioni di dollari. Per gli esperti il blocco degli aiuti, in particolare nei campi profughi di Libano e Giordania, potrebbe avere un impatto "devastante", perché rischia di alimentare la tensione nella regione, oltre che l'instabilità e l'insicurezza. 

I vertici del Wfp, come già avevano fatto le Nazioni Unite nell'ottobre scorso, lanciano un appello per la raccolta fondi; crisi economia mondiale e tensioni internazionali hanno determinato un calo nelle donazioni, che colpisce agenzie Onu e organizzazioni non governative costrette da tempo a limitare le operazioni. 

La fine della distribuzione di aiuti rischia di ripercuotersi soprattutto sui bambini in Libano e Giordania, senza vestiti adeguati per affrontare l'inverno e costretti a sopravvivere all'interno di tende di fortuna, nel fango e condizioni igieniche precarie. Prima del conflitto la Siria vantava un prodotto interno lordo (Pil) superiore alle altre nazioni della zona, fra cui Tunisia e Giordania, e aveva indicatori positivi nei settori della sanità e dell'istruzione. Ma la violenza brutale che ha seguito la rivolta contro il presidente - secondo i critici dittatore - e la repressione dell'esercito di Damasco hanno messo in ginocchio il Paese. 

Intanto anche in Iraq continuano attacchi e violenze ad opera dello Stato islamico, attivo anche in Siria nella lotta contro le milizie governative; i militanti jihadisti hanno ucciso almeno 15 guardie di confine irakene, di stanza ad un check-point lungo il confine con la Siria. L'attacco è avvenuto nei pressi della cittadina di Walid. 

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