03/06/2020, 12.15
CINA
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Coronavirus: morto un quinto medico a Wuhan

Hu Weifeng aveva contratto il Covid-19 in gennaio. Egli era un collega di Ai Fen e Li Wenliang, i primi a lanciare l’allarme per la pandemia. Migliaia di medici contagiati per i ritardi del governo nel dichiarare l’emergenza . Dopo 10 milioni di test, le autorità dichiarano che Wuhan è libera dal morbo.

Pechino (AsiaNews) – Un quinto dottore dell’Ospedale centrale di Wuhan è morto ieri per il coronavirus. Hu Weifeng, un urologo 42enne, aveva contratto il Covid-19 quattro mesi fa. Lascia una moglie e due figli.

Hu era da tempo in coma. La sua morte, come quella dei suoi colleghi, è vista da molti osservatori – in Cina e all’estero – come un esempio della fallimentare gestione dell’emergenza pandemica da parte del governo cinese.

Wuhan è la città dove è esplosa la pandemia a dicembre. La capitale dell’Hubei conta 50mila degli 84mila casi registrati in Cina. Ufficialmente, le morti cittadine sono 3869, su un totale di 4645 in tutto il Paese.

Nelle prime fasi del contagio, e fino al 23 gennaio, quando è stata decretata la quarantena per Wuhan, i leader di Pechino negavano l’esistenza dell’infezione polmonare. In questo lasso di tempo, il personale sanitario cittadino si contagiava perché non indossava le necessarie protezioni. Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, 3387 medici e infermieri cinesi risultavano positivi al coronavirus in febbraio: il 90% dei casi riguardavano l’Hubei.

Hu era un collega di Li Wenliang, l’oculista 34enne che aveva subito un fermo di polizia e una censura per aver parlato in pubblico dell’epidemia. Li è morto a causa dell’infezione il 7 febbraio. Altri due oculisti dell’Ospedale centrale di Wuhan (Mei Zhongming e Zhu Heping) sono morti a marzo; stessa sorte è toccata a Jiang Xueqing, un chirurgo.

Li aveva fatto circolare le informazioni condivise da Ai Fen, la dottoressa che per prima aveva lanciato l’allarme sul coronavirus. In un messaggio postato su WeChat (il Twitter cinese) il 30 dicembre, Ai chiedeva alle autorità di intervenire in modo più tempestivo contro il morbo, ma senza ottenere alcun risultato. Al contrario, i suoi superiori le ordinarono di tacere per non creare il panico, accusandola di essere una delatrice. Ai è scomparsa a metà marzo; si teme sia stata arrestata per aver raccontato al magazine “People” (Renwu) la sua storia.

La morte di Hu e degli altri medici di Wuhan contrasta con i toni trionfalistici dell’amministrazione locale, che proprio in questi giorni ha dichiarato che la città ha vinto la sua battaglia contro il coronavirus.

Il primo giugno, le autorità sanitarie hanno concluso test diagnostici su 10 milioni di residenti, identificando 300 casi asintomatici. La ricerca a tappeto, costata 900 milioni di yuan (113 milioni di euro), è stata avviata dopo la scoperta di un nuovo focolaio di contagio ai primi di maggio. I dati ufficiali non riportavano casi di infezione dal 3 aprile, a parte quelli importati dall’estero.

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