05/05/2008, 00.00
ASIA
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Crisi alimentare: aiuti d'emergenza, ma anche rivedere lo sviluppo in Asia

Ora che emerge una crisi alimentare “strutturale”, molti dicono di tornare a investire nelle campagne: per anni si sono privilegiate industrie e servizi a scapito dell’agricoltura. Critiche alla proposta thailandese di un “cartello” per controllare il prezzo del riso.

Manila (AsiaNews/Agenzie) – La Banca asiatica per lo sviluppo (Adb) ha annunciato ieri stanziamenti d’emergenza per aiutare i circa 1,7 miliardi persone che in Asia vivono con meno di 2 dollari al giorno, maggiori vittime della crisi alimentare. Essa è però criticata perché continua a trascurare gli investimenti nell’agricoltura.

A Madrid inizia oggi l'incontro di 4 giorni dell'Adb cui partecipano oltre 3mila delegati di Stati, università, imprenditori ed enti internazionali. Il presidente Haruhiko Kuroda ha detto ieri che “l’epoca del cibo a basso prezzo è finita”. “Gli aumenti di prezzi [di alimenti e carburante] colpiranno il 75% delle spese dei poveri” e aumenteranno l’inflazione, con conseguente riduzione di consumi, risparmi e investimenti. L’Istituto non ha rivelato l’entità dei maggiori stanziamenti, dicendo che dipenderanno dalle richieste dei Paesi poveri. L’economia dell’Asia è cresciuta dell’8,7% nel 2007 e l’Adb prevede cresca del 7,6% nel 2008 (senza considerare il Giappone), ma si aspetta un’inflazione del 5,1%. Molti Stati dovranno impegnare grandi risorse per assicurare ai poveri cibo ed energia a prezzi accessibili. 

La Banca critica i limiti di prezzo e le restrizioni all’esportazione imposti in molti Stati, perché scoraggiano gli agricoltori e fanno ridurre la produzione, con conseguenti ulteriori aumenti dei prezzi. Secondo Kuroda occorrono, invece, “interventi mirati” per garantire cibo a buon prezzo ai ceti più poveri. Ha anche chiesto ai Paesi più sviluppati di cessare i sussidi per la produzione di biocarburante.

Ma molti delegati criticano l’Adb perché in oltre 40 anni ha dedicato poca attenzione all’agricoltura, destinandole appena l’11% dei fondi per la regione Asia-Pacifico. Osservano che l’ambizioso progetto che essa ha approvato per eliminare la povertà entro il 2020, trascura investimenti diretti nell’agricoltura, seppure Kuroda insista che lo sviluppo di strade e infrastrutture porta benefici anche l’agricoltura. Nel 2007 agricoltura e risorse naturali hanno avuto finanziamenti per soli 510 milioni di dollari, meno dei 930 milioni del 2006. L’Adb, invece, ha dato a trasporti e comunicazioni finanziamenti per 1,5 miliardi nel 2006 e 4,2 miliardi nel 2007.

Supachai Panitchpakdi, segretario generale della conferenza Onu sul Commercio e lo sviluppo, osserva che “l’attuale crisi non è risolvibile con misure d’emergenza. Occorre investire nello sviluppo delle campagne”, perché non si tratta di un problema contingente ma strutturale.

Il premio Nobel per la pace Rajendra Pachauri è convinto che “l’Asia non potrà risolvere la crisi incombente, senza cambiamenti nell’agricoltura”.

Intanto i ministri economici dei Paesi dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean), riuniti per il fine settimana a Bali, hanno concordato maggiore collaborazione per controllare il prezzo del riso, pur non accogliendo la proposta tailandese di creare un “cartello” dei Paesi produttori che ne fissi il prezzo. I critici dicono che non è possibile controllare la produzione dei contadini come fa l’Opec con il petrolio e che un simile oligopolio sarebbe contro i 3 miliardi di persone che mangiano riso e faciliterebbe maggiori aumenti. Anche Kuroda ritiene preferibile che il mercato operi senza vincoli. (PB)

 

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