16/12/2005, 00.00
INDONESIA
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Cristiani e musulmani delle Sulawesi chiedono inchiesta indipendente sulle violenze

di Benteng Reges

Dietro il movente religioso si sospettano interessi di politici, esercito e polizia locale.

Jakarta (AsiaNews) – Dopo le rivelazioni di Fabianus Tibo - uno dei 3 cattolici condannati morte per gli scontri interreligiosi del 2000 a Poso - cresce in Indonesia l'urgenza di conoscere i veri responsabili delle violenze di quegli anni non più spiegabili  con il solo movente dell'odio religioso.

Oggi esponenti delle comunità musulmana e cristiana di Poso si sono recati alla sede centrale del Nahdlatul Ulama (Nu, la più grande organizzazione islamica del paese) a Jakarta per incontrare Kiai Haj Hasyim Muzadi – presidente del Nu e noto attivista per il dialogo interreligioso. Secondo il reverendo Rinaldy Damanik – presidente del Sinodo delle chiese delle Sulawesi centrali - e il musulmano Adnan Arsal – presidente del Forum della fratellanza islamica di Poso - è urgente formare una Commissione investigativa indipendente che raccolga prove sulle cause delle violenze del 2000 a Poso - Sulawesi centrali - che causarono la morte di migliaia di persone.

Fabian Tibo, Dominggus da Silva e Marinus Riwu sono condannati a morte in relazione a quegli scontri. Il mese scorso Tibo ha dichiarato che dietro i fatti di Poso vi sono almeno 16 persone, tra cui alcuni funzionari governativi.

Entrambi i leader religiosi sottolineano che la task force speciale istituita dal governo per indagare sul conflitto di Poso non è ancora riuscita a fornire nominativi di chi era coinvolto. "Rispettiamo il lavoro di questa squadra - spiega Arsal - ma chiediamo al governo centrale di incoraggiare la partecipazione di vari gruppi, inclusi i leader religiosi, nell'affrontare questo grande enigma".

Per il reverendo Damanik, una Commissione indipendente aiuterebbe anche la popolazione ad avere una comprensione più profonda dei fatti di Poso: "Finora sono stati spiegati sulla base di problemi sociali; la gente così ha pensato che tutto derivava da una questione religiosa".

Analisti notano che puntando semplicisticamente il dito sull'odio interreligioso, si nascondono altri problemi come la corruzione delle autorità locali, il mancato intervento delle forze di sicurezza e il coinvolgimento dell'esercito le cui armi erano in circolazione nella zona. Proprio questi aspetti sono tornati sotto i riflettori dell'attenzione pubblica dopo le rivelazioni di Tibo, per altro già esposte nel processo a suo carico nel 2001 e all'epoca ignorate.

Muzadi, favorevole alla proposta dei due esponenti religiosi, ha detto di sperare che il governo affronti subito la questione. "Gli abitanti di Poso – ha aggiunto – hanno la nausea di conflitti interreligiosi; tutti sono ormai consapevoli che all'epoca la religione è stata violata per scopi politici e interessi personalistici".

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