03/11/2008, 00.00
VATICANO - ISLAM
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Cristiani e musulmani: riprende il dialogo grazie al Papa

di Samir Khalil Samir
Per due giorni, dal 4 al 6 novembre esperti islamici e cattolici si incontrano in Vaticano, dopo anni di rapporti freddi, dovuti alla crescita del fondamentalismo. Tutto è ripreso grazie al discorso di Benedetto XVI a Regensburg, dove si affermava che la religione abbraccia la ragione ed esclude la violenza. Il tema più urgente: la libertà religiosa, perché ad ogni comunità possa essere garantito il diritto a proclamare e diffondere la sua fede.

Beirut (AsiaNews) - Dal 4 al 6 novembre 25 studiosi cattolici e 25 musulmani si incontrano in Vaticano per studiare le vie di collaborazione fra le due religioni più diffuse nel mondo: 1,4 miliardi per i musulmani; 1,18 miliardi per i cattolici. I rappresentanti di oltre un terzo del pianeta si incontrano sul tema “Amore di Dio e amore del prossimo” Il primo giorno si affronta il tema teologico-spirituale; il secondo giorno, è la volta della “Dignità umana”, in cui si potranno almeno accennare tematiche riguardo ai diritti umani, la libertà di religione, il rispetto religioso, magari alludendo anche alla libertà di convertirsi e di cambiare religione.

Il tema generale è emerso in questi due anni, non senza fatica. Dopo il discorso di Benedetto XVI a Regensburg del 12 settembre 2006, il mondo musulmano ha reagito con violenza e rifiuto alla proposta del papa di riconoscere che il rapporto con Dio implica la ragione ed esclude la violenza. Molte delle reazioni erano dovute all’ignoranza del discorso e alla conoscenza solo di quanto riportato (spesso in modo distorto) da agenzie di stampa e giornali.

Proprio grazie al discorso di Regensburg, 38 saggi islamici hanno mandato una prima lettera a commento (13 ottobre 2006) e un anno dopo una seconda lettera (sottoscritta da 138 saggi, diventati poi 275) per cercare un terreno comune di collaborazione fra cristiani e musulmani.

A sua volta, il 19 novembre 2007, Benedetto XVI ha risposto alla Lettera dei 138 aprendo a una possibile collaborazione su diversi campi. Il 12 dicembre 2007, una lettera al card. Bertone del principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, accetta di aprire il campo alla collaborazione. Il 4 ed il 5 marzo personalità della Curia vaticana e del mondo islamico si sono incontrati per stabilire le procedure e i contenuti di tale dialogo. Al termine le parti hanno annunciato la creazione di un Forum cattolico-islamico “per sviluppare ancora di più il dialogo fra cattolici e musulmani”. Proprio questo Forum si riunisce per la prima volta a Roma dal 4 al 6 novembre prossimo. Il 6 il gruppo avrà anche un’udienza con Benedetto XVI. All’ incontro di questi giorni è invitato anche p. Samir Khalil Samir, che ci offre questa analisi.

 

Questo incontro fra esperti musulmani e cattolici a novembre è un inizio ed è positivo per il solo fatto che si tiene: il dialogo è meglio dell’indifferenza e del silenzio reciproco. In questi anni vi è stata pure un’importante evoluzione. All’inizio le lettere dei saggi domandavano solo un dialogo diciamo così, teologico. Ma questo rischiava di essere infruttuoso. È stato desiderio del santo Padre e del card. Tauran l’aver sottolineato che il dialogo doveva avere delle sottolineature legate ai problemi della vita quotidiana e ai diritti della coscienza. Su questo è anche d’accordo Tariq Ramadan, uno degli invitati di parte musulmana.

Cristiani e Islam bloccati dal fondamentalismo

Il rapporto fra cristiani e musulmani ha avuto una storia travagliata. Negli anni ’60, dopo il Concilio Vaticano II, vi è stato un forte slancio da parte cattolica. Anche da parte musulmano vi è stata un’apertura sincera e numerosa. Poi sono successe due cose:

a)      col tempo il dialogo si consuma se non è sostenuto da una struttura permanente. Il dialogo con gli ortodossi e altre confessioni cristiane è regolare: ci si ritrova ogni anno, vi sono commissioni miste… Con l’islam invece è dipeso dalle circostanze: talvolta vi sono stati capi che lo desideravano, altre volte responsabili che non lo sostenevano…

b)      Il secondo motivo è che negli anni ’70 è cominciata l’ondata del movimento fondamentalista, del quale il mondo islamico soffre per primo. Questa avanzata ha frenato tutto perché la sua linea è quella del rifiuto dell’altro[1]. La posizione dei salafiti è in opposizione in molti punti con la modernità e l’occidente che ne è la fonte; questo ha portato a un rallentamento del dialogo.

Vale la pena sottolineare che questa ripresa è partita proprio dal discorso di Regensburg. E questo è riconosciuto anche da alcuni esperti islamici[2]. Il discorso del papa è stato l’inizio di un nuovo movimento di ripensamento. Se esso ha provocato una risposta positiva è perché egli ha parlato con verità e senza odio. Questo conferma che se nel dialogo non c’è verità, non vi è frutto.

Le piste per il futuro

Una cinquantina di membri parteciperanno al Forum, a parità, anche se i nomi non sono stati pubblicati. Ma fin da ora si può tracciare alcune prospettive per aprire a una collaborazione. Io penso che possiamo fare tanti passi avanti. Si deve però affrontare con pacatezza e con sincerità le decine di punti di incomprensione e di frizione.

Se si parla dei dogmi, dobbiamo arrivare a chiarire la posizione cristiana di fronte all’Islam, al Corano e alla persona di Maometto, cercando di capire la loro posizione e dicendo loro che cosa noi crediamo e perché. Da parte musulmana è importante che si chiariscano cosa significa la nostra fede nella Trinità, nell’incarnazione del Verbo, l’unicità di Dio, ecc.. per non lanciarci accuse false. Se invece vi sono accuse vere, dobbiamo cambiare.

In occidente vi sono polemiche sull’apertura di scuole islamiche o di moschee. Ma questo non è un problema che riguarda il dialogo islamo-cristiano. Le proibizioni o i divieti vengono dallo Stato laico e non hanno motivazioni di difesa del mondo cattolico. Il problema qui è mettersi d’accordo davvero su cosa sia un luogo di culto, da non confondersi con un luogo di guerriglia e di lotta. Lo Stato deve precisare quali devono essere le caratteristiche di tali luoghi e se qualcuno deroga da queste regole, deve avere l’autorità di togliergli tale diritto.

Lo stesso vale per le scuole. In Francia, ad esempio, vi sono delle regole che lo Stato chiede per riconoscere qualunque scuola, anche quella islamica. Occorre ormai giungere a precisare delle norme. Finora non se n’è sentito il bisogno perché vi era un sottofondo comune ovvio. Ma ora, con la nostra società pluralista e globalizzata, queste norme occorre farle. Ad esempio lo Stato deve precisare se nel proprio territorio è il governo che regala il terreno per costruire il luogo di culto o no; se è lecito o no pregare per strada…

Non so quanto questo dialogo potrà essere fruttuoso: il numero considerevole di partecipanti (in tutto più di 50) rischia di non far procedere le discussioni in modo profondo e fruttuoso.

La libertà religiosa

Entrambe le religioni poi pretendono di portare un messaggio di verità e sono chiamate a proclamarlo e diffonderlo nella missione. Ma per fare questo occorre puntualizzare le modalità. Utilizzare mezzi indegni della religione o illeciti va escluso. I musulmani, ad esempio, accusano i cristiani di fare proselitismo facendo “favori” ai poveri e chiedendo in cambio la conversione. Ma anche permettere ad una religione di diffondersi, frenando lo sviluppo dell’altra è ingiusto. Tutto questo è da condannare. Anche l’idea che si promuove nel mondo musulmano, “la verità ha tutti i diritti, la menzogna non ha nessuno diritto”, è ingiusta In base a questo si esclude di fatto la possibilità per le religioni non islamiche di potersi diffondere[3]. A questo è legato il disprezzo verso gli apostati – come quando è avvenuto il battesimo di Magdi Cristiano Allam – che vengono visti come dei traditori, invece che cercatori della verità. Anche avere delle scuole è importante per entrambe le religioni e quindi questo diritto va difeso e non va denigrato come proselitismo.

Conclusione

La mia impressione è comunque che questo dialogo può essere fruttuoso se rispetta 3 dimensioni:

1)      occorre che esso inizi e continui anche per anni.

2)      Che alla fine siano stilati documenti comuni concreti, che siano poi diffusi il più possibile;

3)      Che si dia la massima autorità a tali documenti. Da parte cattolica è facile: basta che il cardinale o un’alta autorità li firmi. Da parte musulmana deve esserci un accordo fra le personalità religiose e i politici islamici. Le leggi che limitano la libertà religiosa sono fatti dai governi islamici, non dai saggi musulmani. Ognuno che partecipa a questi dialoghi, tornando al suo Paese, deve interessare il suo governo e altre associazioni musulmane. Più ancora le decisioni che dipendono dagli Stati dovrebbero essere votati dall’ “Organizzazione della Conferenza Islamica” (OCI). Se non succede questo, diviene scoraggiante. L’autorità del documento è un fatto importante.

 Ma la prima e più urgente necessità è quella della libertà religiosa: il diritto di ogni religione a proclamare e diffonderla con mezzi legittimi e leciti e non con quelli illeciti, che devono essere elencati. Questo è un principio spirituale – perché tocca la dignità dell’uomo – e anche un principio teologico, perché tocca il principio dell’uomo creato a immagine di Dio, libero e perciò libero anche di fare degli errori. Mi auguro che da questo incontro venga prestissimo un documento comune sulla libertà religiosa.

 

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[1] Da questo punto di vista vale la pena precisare che mettersi in dialogo non significa “mettere da parte le proprie credenze”. Noi cattolici, anche se crediamo che la Chiesa cattolica porta la verità, crediamo pure che vi sono semi del Verbo, della verità anche in altre posizioni.

 

[2] Vedi Tarik Ramadan: “Dopo aver provocato un’ondata di shock, le parole di Papa Benedetto XVI pronunciate a Ratisbona due anni fa avranno avuto senza dubbio conseguenze più positive che negative nel lungo termine. Aldilà della polemica, questa conferenza ha provocato una presa di coscienza generale sulla natura delle rispettive responsabilità sia dei cristiani che dei musulmani in occidente”. Cfr Il Riformista, 31 ottobre 2008).

[3] Tutti i giorni nel mondo musulmano vediamo proclamata la fede musulmana (per radio, televisione, sui giornali, con i megafoni della moschea), mentre un cristiano non può nemmeno portare una croce visibile perché è vietata “la diffusione della menzogna”.

 

Foto: CPP

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