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» 24/08/2010 10:26
CINA - RUSSIA
Cristiani ortodossi in Cina: una missione per la Chiesa russa
di Nina Achmatova
Intervista a Dionisy Pozdnyayev, arciprete di San Pietro e Paolo a Hong Kong. Le piccole comunità di fedeli non hanno ancora sacerdoti cinesi; vi sono cerimonie per fedeli stranieri, con clero straniero nei territori delle ambasciate. Le speranze per il futuro e l’interesse dei cinesi all’ortodossia.

Mosca (AsiaNews) – La missione in terra cinese, pur nel rispetto della legislazione vigente nelle Repubblica popolare, deve diventare una questione che interessa tutta la Chiesa russo-ortodossa, perché all’orizzonte “ci sono prospettive di sviluppo”. Ne è convinto il rettore della parrocchia di San Pietro e Paolo di Hong Kong, l’arciprete Dionisy Pozdnyayev, che in un’intervista all’agenzia Interfax racconta lo stato della Chiesa ortodossa autonoma di Cina tra divieti e aperture.
 
Il sacerdote parte sfatando una “credenza comune”: che l’ortodossia in Cina sia vietata[1]. “È uno sbaglio – sostiene -. In Cina, tutti i movimenti religiosi sono legalmente protetti, ma a certe condizioni. La principale condizione per la vita religiosa delle organizzazioni riconosciute è l’indipendenza da influenze straniere. La Chiesa ortodossa autonoma cinese non esiste a livello nazionale, ma ci sono quattro luoghi ufficiali dove celebrare le divine liturgie: due sono a nord-ovest nella regione autonoma dello Xinjiang, uno a Harbin, e l’ultimo nella città di Labdarin nella regione autonoma della Mongolia Interna. Queste quattro chiese appartengono alla Chiesa ortodossa autonoma cinese”.
 
Piccole comunità di fedeli (circa 5mila in tutto) sono presenti non solo in queste regioni, ma anche in altre zone del Paese. In particolare nelle grandi città: Pechino, Shanghai, Tianjin, Guangzhou e nella provincia dello Yunnan, ma non hanno luoghi di culto. In seguito alla Rivoluzione Culturale la Chiesa è stata decimata e in atto non vi sono sacerdoti. Una decina di seminaristi stanno studiando in Russia con l’intenzione di tornare in Cina.
 
“Secondo la legge – spiega l’arciprete Pozdnyayev - i sacerdoti stranieri posso celebrare nelle chiese cinesi su invito delle comunità locali o e se la funzione è approvata dall’amministrazione per gli Affari religiosi. In pratica, però, non abbiamo mai avuto casi del genere, perché di solito si tratta di funzioni per stranieri e queste sono regolate da una legislazione speciale”.
 
In pratica, quindi, la Chiesa ortodossa non celebra funzioni per cinesi. Per le grandi cerimonie a Natale e Pasqua vi sono sacerdoti russi che celebrano le funzioni, ma all’interno dei territori dell’ambasciata o dei consolati. Nonostante ciò, Pozdnyayev è fiducioso: “Per ora è così ma non escludo le cose cambino. Ci sono stati alcuni segnali positivi quest’anno. Per la prima volta abbiamo avuto il permesso di celebrare per stranieri a Harbin. Poi, un prete cinese molto anziano e ora in pensione, che vive a Shanghai, ha avuto il permesso di celebrare per cittadini cinesi e alla funzione partecipavano anche stranieri. Una chiesa ortodossa è stata data alla comunità di Shanghai per le celebrazioni religiose, durante l’Expo 2010, anche se la comunità non ha ancora status legale”.
 
L’arciprete racconta di un “grande interesse alla cristianità in Cina, dove però questa viene associata in automatico al cattolicesimo e al protestantesimo, molto più diffusi nel Paese”. E aggiunge: “Vi è un grande interesse nei circoli accademici, mentre si accendono discussioni vivaci nella sezione cinese del nostro forum dedicato all’ortodossia in Cina. La gente comune e istruita mostra grande interesse all’ortodossia nella misura in cui cattolicesimo e protestantesimo non rispondono ad alcune delle loro domande interiori. Ci sono alcune cose nella tradizione spirituale cinese, che rendono l’ortodossia più attraente del cattolicesimo e del protestantesimo per i cinesi”.
 
Proprio perché a suo dire esiste  un terreno fertile, “è importante che i vertici della Chiesa russo-ortodossa non risparmarmino sforzi in questo senso”. L’accademia teologica a Mosca, ad esempio, ha aperto corsi facoltativi di lingua e cultura cinese per gli studenti. Ma non basta: “Tutta la Chiesa deve prendere in considerazione la questione: le diocesi di confine, l’establishment responsabile dell’educazione teologica, come pure il Dipartimento delle relazioni esterne”.
“Ci sono prospettive per l’ortodossia in Cina – conclude -. Il compito maggiore, però, è creare un ambiente ortodosso. Dobbiamo educare la gente e crescere i cinesi, dar loro un’istruzione, tradurre la letteratura in cinese”.
 
La Chiesa ortodossa cinese è una Chiesa autonoma: la nomina del suo Primate spetterebbe alla Chiesa autocefala da cui la Chiesa autonoma formalmente dipende, cioè il Patriarcato di Mosca. Ma l'autonomia della Chiesa cinese non è riconosciuta da Costantinopoli e la creazione della metropolia di Hong Kong da parte del Patriarcato Ecumenico, nel 1996, ha creato tensioni nei rapporti con Mosca.
 
Da parte della Cina, flebili aperture del governo si sono registrate anche nel 2007, quando nella cappella all'interno dell’ambasciata russa è stata celebrata la liturgia in ricordo dei 222 martiri morti durante la rivolta dei Boxers.
 
[1] La Chiesa ortodossa russa non è però riconosciuta fra le religioni “ufficiali” che sono: taoismo, buddismo, islam, cristianesimo protestante; cattolicesimo.

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