04/02/2020, 12.29
BANGLADESH
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Cristiano Rohingya: famiglia cristiana rapita, minorenne convertita

Circa 400 militanti dell’Arakan Rohingya Salvation Army hanno distrutto la chiesa e 25 case dei cristiani. Donne e ragazze molestate; anziani picchiati. “Siamo cristiani dalla nascita. Chiediamo di essere riconosciuti come tali”. Papa Francesco in Bangladesh ha incontrato i profughi, “ma noi non siamo stati invitati”.

Dhaka (AsiaNews) – Una famiglia cristiana è stata rapita nel campo profughi di Kutupalong, nel distretto di Cox’s Bazar, e una figlia minorenne è stata costretta a sposarsi e convertirsi all’islam. Lo rivela in un’intervista esclusiva ad AsiaNews Saiful Islam Peter, tra i profughi cristiani Rohingya aggrediti la scorsa settimana dai militanti dell’Arsa (Arakan Rohingya Salvation Army) nel campo che ospita i rifugiati. Il rapimento, dice, è avvenuto il giorno dopo l’attacco al campo, il 27 gennaio scorso. La famiglia, afferma Saiful, “è stata rapita per la fede. Siamo perseguitati perché cristiani”.

Saiful è membro della Bethel Church Rohingya Christian Fellowship, protestante. Egli riporta che le persone sequestrate sono: Taher, 55 anni, la moglie Kurshida, 32, e le figlie Mizan, 14, e Mariam, 8. Due giorni fa, aggiunge, “un vicino musulmano ci ha detto che Mizan è stata costretta a sposare un estremista islamico che vive vicino il campo di Nowkar, mentre del resto della famiglia non si hanno notizie”.

Egli è ricoverato in un ospedale missionario del distretto a causa delle ferite riportate durante l’attacco. È stato aggredito perché riprendeva in video le case dei cristiani in fiamme. La polizia lo ha incriminato per aver filmato le case demolite. Egli racconta che “circa 200 persone dell’Arsa sono venute a visitarci portando pistole, coltelli, spade e spranghe di ferro”. Al momento le famiglie sono state trasferite in un campo dell’Onu. A chi mette in dubbio la presenza di militanti dell’Arsa nel campo profughi, Saiful risponde: “Esistono davvero. Ne abbiamo incontrati parecchi sia nel campo 2E che in quello 2W. Abbiamo le foto che mostrano i leader dei militanti che portano pistole e coltelli. Tanti musulmani Rohingya li detestano e sono sicuro che sarebbero pronti a testimoniare che i membri dell’Arsa ci sono”.

I Rohingya sono una minoranza etnica, in maggioranza islamica, che risiedeva da decenni in Myanmar. Allo scoppio delle violenze dell’agosto 2017 tra militari dell’esercito e il gruppo armato Arsa, almeno 740mila persone sono fuggite dal territorio birmano e sono accampate in Bangladesh. Saiful evidenzia: “Esiste un discorso dell’odio che ci circonda, secondo cui per i Rohingya non c’è altra religione se non quella islamica. In realtà i Rohingya sono stati indù per molto tempo”.

Sull’aggressione alle famiglie cristiane, l’uomo dice: “Sono state picchiate in maniera terribile anche le donne e i bambini. Molte ragazze sono state molestate durante la notte. I criminali hanno toccato le parti intime delle donne, hanno strappato orecchini d’oro dalle orecchie e le fedi nuziali. Le donne hanno subito danni permanenti ai lobi e alle mani. Gli anziani sono stati colpiti con le spade su spalle, schiena e braccia”. “Abbiamo i video che dimostrano tutto – continua – ci hanno attaccato almeno 400 persone. Hanno rubato tutti i nostri averi dalle case, hanno distrutto la chiesa, prelevato computer, proiettori e altro materiale per un valore di 200mila taka [2.130 euro, ndr]”.

In Bangladesh vivono almeno 1.500 cristiani Rohingya, arrivati in varie ondate migratorie a partire dal 1991. L’unica chiesa per loro si trova nel campo 2, blocco 1, di Kutupalong. Tutti “sono cristiani dalla nascita, e non convertiti al cristianesimo dopo essere giunti in Bangladesh, come si vuole far credere”. Saiful denuncia che “già nel maggio scorso, tra il 10 e il 13, i criminali avevano distrutto la chiesa. Sono tornati tra il 25 e il 27 gennaio e hanno demolito di nuovo la chiesa e 25 case”.

“Da anni – nota Saiful – chiediamo di venire riconosciuti come cristiani da parte della maggioranza musulmana Rohingya. Speriamo che il card. Patrick D’Rozario, capo dei vescovi cattolici del Paese, ci aiuti a far tornare i rapiti. Nel 2017 abbiamo saputo che papa Francesco è venuto in Bangladesh e ha incontrato i profughi Rohingya. Tuttavia nessuno ci ha invitato a quell’incontro”.

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