03/06/2008, 00.00
GIAPPONE-AFRICA
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Dal TICAD IV un nuovo modello per l'aiuto allo sviluppo dell’Africa

di Pino Cazzaniga
Il forum internazionale ha visto la partecipazione di 51 nazioni e 17 organizzazioni africane, 12 nazioni asiatiche, 22 nazioni donatrici e 55 organizzazioni internazionali.
Tokyo (AsiaNews) – Puntare sulle potenzialità dell’Africa e quindi sul suo sviluppo  ed anche su ciò che essa sarà capace di dare più che sul solo aiuto. Questa la logica che ha caratterizzata la quarta edizione della conferenza internazionale di Tokyo per lo sviluppo dell’Africa TICAD (Tokyo International Conference on African Development), tenutasi dal 28 al 30 maggio a Yokohama, in Giappone. La finalità di questo forum, la qualità dei partecipanti e il tema trattato ne hanno fatto un eccezionale osservatorio dei “segni dei tempi” per l’ Africa sud-sahariana.
 
Tsuneo Kurokawa, responsabile per la sezione-Africa dell’agenzia giapponese per la cooperazione internazionale (JICA: Japan International Cooperation Agency) ha evidenziato che “a differenza della Cina che negli anni recenti è diventata uno dei migliori donatori per l’Africa, la forza del TICAD consiste nel fatto che coinvolge altre parti dell’Asia e organizzazioni internazionali”.
 
L’idea di dar vita a una conferenza internazionale da ripetersi ogni cinque anni è del governo di Tokyo, ma fin dall’inizio (1993) essa è coorganizzata insieme con le Nazioni Unite e la Banca mondiale. Quella appena terminata è la quarta (TICAD IV) ed è stata la più partecipata. Hanno risposto all’invito 51 nazioni dell’Africa (cioé tutte eccetto la Somalia), 17 organizzazioni africane, 12 nazioni asiatiche, 22 nazioni donatrici e 55 organizzazioni internazionali, con un totale di circa 2500 delegati. Tra essi 40 presidenti o primi ministri di nazioni africane, il doppio di quelli presenti nel TICAD III (2003).
 
Le due persone che piú di ogni altra hanno hanno contribuito a qualificare la conferenza di quest’anno sono Yasuo Fukuda (71), primo ministro giapponese, e la signora Sadako Ogata (81), presidente della JICA Fukuda, pur mantenendo come sempre un comportamento riservato, è venuto alla ribalta della croanca per ciò che i giornalisti hanno chiamato la “maratona dei mini-summit”: in due giorni ha voluto incontrare ad uno ad uno 40 leaders di nazioni africane dedicando a ciascuno 20 minuti.
 
L’immagine della Ogata, invece, non è apparsa sui teleschermi, ma il suo contributo nell’impostazione e nei risultati della TICAD IV è stato enorme in quanto presidente della JICA  La JICA é un’ istituzione amministrativa indipendente、istituita nel 2002, che ha come obiettivo di contribuire alla promozione sociale e economica delle nazioni in via di sviluppo e facilitare la cooperazione internazionale del Giappone. In realtà è ”il braccio e le mente” del governo giapponese nel settore della politica in aiuto ai popoli in via di sviluppo. Oltre alla sede centrale di Tokyo, dove sono impiegati a tempo pieno circa 1300 persone, ci sono 19 succursali dislocate in tutto il Giappone per accogliere e sostenere i volontari. Nel 2003 l’allora primo ministro Junichiro Koizumi ha chiesto all’Ogata di assumerne la presidenza . Da allora, osserva Tsurukawa, la JICA  ha assunto un nuovo volto: il settore preferenziale di impegno sono le nazioni dell’Africa sub-sahariana e l’aiuto ad esse offerto ha di mira essenzialmente il loro sviluppo secondo le modalità delle culture e con personale locale.
 
Che il governo giapponese ne abbia affidato la responsabilità a una donna di 77 anni può meravigliare solo chi non ne conosce la biografia. La Ogata, plurilaureata, decenni fa si è impegnata come funzionario nella sede centrale dell’ONU a New York.. Ma nel dicembre del 1990, quando era già in pensione, è stata nominata all’unanimità Alto commissario della Nazioni Unite per i rifugiati, impegno che mantenuto fino al 2000. Durante quegli anni è stata continuamente in viaggio per visitare i centri di profughi nel Kosovo, in Tailandia, in Turchia e soprattutto in Africa, consolando donne e bambini e soprattutto rendendosi conto delle situazioni. La Ogata, cattolica praticante, trova nella fede cristiana l’energia per tale impegno.
 
Ma anche la TICAD ha fatto un salto di qualità: l’enfasi si è spostata dal semplice aiuto allo sviluppo; i rapidi mutamenti avvenuti sul continente hanno indicato la nuova strategia. Dal 2002 in Africa si ha una crescita complessiva del 5 per cento tanto che la regione comincia ad essere chiamata un “continente in crescita”.
 
“”La nuova storia dell’Africa che noi dobbiamo creare assieme - ha detto Fukuda nel discorso di chiusura dell’incontro - sarà una storia di crescita. Per sfruttare questa opportunità la cosa piú importante da fare è sviluppare le infrastrutture”. Robert Zoerllich, presidente della Banca mondiale, è dello stesso parere. “Io credo che fra quindici anni l’Africa può diventare il nuovo polo della crescita globale”.
 
Il cambiamento della situazione è dovuto a due fattori: la cessazione di guerre intestine in parecchi Paesi del continente e la ricchezza di materie pregiate che hanno attirato enormi investimenti anche da parte della Cina e dell’India. La tesi che la TICAD 2008 ha formulato è che occorre cambiare fondamentalmente il rapporto tra le nazioni donatrici e l’Africa. Kurokawa, ha detto: “La nazioni dovrebbero considerare  l’Africa non solamente come un luogo che deve essere aiutato, ma anche pensare positivamente che esse possono ricevere dall’Africa”. È però necessaria la partecipazione responsabile delle popolazioni africane. Lo ha sottolineato la signora Maria Cabral, ministro degli esteri della Guinea Bissau dicendo che le decisioni della TICAD IV “genereranno una situazione differente solo se la nazioni africane stesse si impegneranno a seguirne le regole”. La formula nuova è “aiuti per lo sviluppo”. E di aiuti sostanziosi l’Africa ha ancora molto bisogno perché ai vecchi guai della povertà estrema (il 42 % della popolazione sub-sahariana vive con meno di un dollaro al giorno) e delle malattie (AIDS , malaria e mancanza di medici) si sono aggiunti due demoni recenti: il rincaro internazionale dei generi alimentari deleterio per le popolazioni povere e il riscaldamento del pianeta nefasto per l’agricoltura africana.
 
La conferenza internazionale si è conclusa con la pubblicazione di tre documenti che sono un segno di speranza. Essi sono la “dichiarazione di Yokohama” che ha focalizzato l’attenzione sul tema del rincaro internazionale dei prezzi del cibo e il suo negativo impatto sulla riduzione della povertà in Africa; “il piano di azione” per i prossimi cinque anni mirante a migliorare la produzione di cereali in Africa e il “meccanismo supplementare”, cioé uno speciale organismo che controllerà la realizzazione del piano.. In riferimento a questa ultima decisione Asha-Rose Migiro, vice-segretario generale dell’ONU, ha detto: “io credo che questa volta abbiano fatto un buon passo in avanti”. Chi l’ha compiuto è stato soprattuto il governo giapponese che ha promesso di raddoppiare per l’Africa l’ODA (assistenza ufficiale per lo sviluppo) con sovvenzioni e assistenza tecnica. Le cifre sono assai generose: 44 miliardi di yen per l’istruzione, 43 per la salute, 37 per le infrastrutture, 30 per l’igiene e l’acqua e 26 per l’agricultura.
  
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