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  • » 18/05/2010, 00.00

    INDIA

    Dantewada: i maoisti del Naxals fanno esplodere un autobus, oltre 45 morti



    Tra le vittime diversi membri delle forze speciali della polizia indiana. L’attentato è avvenuto ieri a 400 km dalla città di Dantewada (Chhattisgarh) ed è il secondo in poco più di un mese. Sale l’allerta in cinque Stati per lo sciopero generale di 48 ore organizzato oggi dai maoisti, per protestare contro l’offensiva dell’esercito.

    Mumbai (AsiaNews) – Sale a 45 morti il bilancio dell’attentato contro un bus, sferrato ieri a 400 km da Dantewada (Chhattisgarh) dai ribelli maoisti del Naxals. Tra le vittime anche diversi membri dei corpi speciali della polizia indiana (Special Police Officer), che viaggiavano sul veicolo diretto a Bhusaras insieme a un gruppo di civili. Secondo fonti della polizia l’attacco è stato realizzato con una bomba artigianale, piazzata lungo il percorso dell’autobus e fatta detonare a distanza. Il 6 aprile scorso, sempre nel distretto di Dantewada, un altro attentato ha ucciso 76 membri dei corpi speciali. Intanto è massima allerta nei cinque stati indiani di Orissa, Bihar, Bengala Occidentale, Jharkhand e Chhattisgarh per uno sciopero di 48 ore proclamato dai ribelli maoisti. Essi protestano contro l’offensiva lanciata nell’ottobre 2009 dal governo per riportare gli Stati in mano ai maoisti sotto il suo controllo. In meno di un anno, il conflitto ha provocato oltre 300 morti e 50mila sfollati.

    La rivolta dei maoisti è in corso dal 1967 quando un gruppo di contadini del villaggio di Naxalbari, nello Stato del Bengala Occidentale, insorge contro i latifondisti locali, accusati di espropriare i terreni della popolazione, per sfruttarne le risorse. Con la crescita economica di questi anni gli espropri a danno della popolazione sono aumentati e i contadini hanno iniziato ad appoggiare la guerriglia maoista. A tutt’oggi il Naxas e altri gruppi di estrema sinistra  sono attivi in Stati come Chhattisgarh, Jharkhand e Orissa. Essi  possono contare su un esercito di circa diecimila uomini, il People's Liberation Guerrilla Army, che inquadra in gran parte contadini indigeni analfabeti. Per combattere i ribelli, il governo si serve di reparti paramilitari indipendenti dall’esercito regolare.

    Lenin Raghuvanshi, direttore del People's Vigilance Committee on Human Rights (PVCHR), condanna gli attentati e dice che “non c’è nessuna giustificazione per uccidere”.

    “I maoisti – afferma – sono il gruppo di opposizione armata con il più alto tasso di violazioni di diritti umani in India. Essi non rappresentano nessun movimento democratico e portano gli oppositori politici davanti alle loro corti clandestine (tribunali del popolo) giustiziandoli in modo sommario, etichettandoli come informatori della polizia”.

    L’attivista sottolinea anche la responsabilità del governo che con la sua offensiva portata avanti dai gruppi paramilitari incoraggia i ribelli alla violenza. Secondo Raghuvanshi,  l’India si trova di fronte a una nuova forma di terrorismo di estrema sinistra. Esso si concentra nel ‘corridoio rosso’ formato dalle aree dov’è più forte la presenza maoista, che va dallo Stato del Tamil Nadu (estremo sud del Paese) fino al Nepal. (N.C.)

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