19/12/2019, 09.04
FILIPPINE
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Dopo 10 anni, condannati i responsabili del massacro di Maguindanao

È la peggiore strage politica nella storia del Paese. Andal Ampatuan Jr e altri quattro membri di una potente dinastia politica sono colpevoli di aver ucciso 57 persone per respingere la sfida elettorale di un clan rivale. Il caso ha coinvolto oltre 100 sospetti arrestati e altri 81 sono ancora latitanti. Il verdetto è il culmine di un lungo e lento processo, segnato da accuse di corruzione e omicidi di almeno quattro testimoni.

Manila (AsiaNews/Agenzie) – A distanza di 10 anni dalla tragedia, stamane le autorità giudiziarie hanno condannato all'ergastolo – o 40 anni senza condizionale – le menti della peggiore strage politica della storia filippina. Avvenuto il 23 novembre del 2009 sull’isola di Mindanao, il massacro di Maguindanao, (o massacro di Ampatuan) sconvolse il mondo e mise in evidenza la brutale cultura dell'impunità clanica nel Paese. Andal Ampatuan Jr (foto) e altri quattro membri di una potente dinastia politica nella provincia meridionale di Maguindanao sono stati giudicati colpevoli di aver ucciso 57 persone per respingere la sfida elettorale di un clan rivale.

Tra le vittime vi erano 32 giornalisti. I responsabili della carneficina scaricarono i corpi in fosse scavate in fretta e la polizia non ha mai ritrovato il corpo della 58ma vittima. Il caso ha coinvolto oltre 100 sospetti arrestati e altri 81 sono ancora latitanti. I giudici hanno condannato ad almeno sei anni di carcere anche 15 persone, ritenute complici nel massacro. Più di 50 altri accusati sono stati assolti per mancanza di prove, tra cui quattro membri del clan Ampatuan e decine di agenti di polizia. La sentenza, emessa all’interno del carcere di massima sicurezza di Bicutan (Metro Manila), è stata trasmessa in diretta tv in tutte le Filippine. Il verdetto è il culmine di un lungo e lento processo, segnato da accuse di corruzione e omicidi di testimoni. Secondo i resoconti dei media, almeno quattro di questi sono morti prima di deporre. Durante gli anni di ritardi del caso, sono morti il patriarca Andal Ampatuan Sr e altri sette imputati.

Gli Ampatuan governavano la provincia di Maguindanao, occupando quasi tutte le cariche politiche nell'area. L’allora presidente Gloria Arroyo permise alla potente famiglia di costruire una milizia pesantemente armata da utilizzare nella guerra contro i ribelli musulmani nella regione. Il 23 novembre di 10 anni fa, Ampatuan Jr è guidò quasi 200 seguaci armati. Il gruppo bloccò un convoglio di sette veicoli che trasportava moglie, sorelle, parenti e avvocati di Esmael Mangudadatu, un politico che aveva deciso di candidarsi come governatore della provincia. Lo squadrone sequestrò il convoglio, inclusi i passeggeri di due auto ignare che erano rimaste bloccate nel traffico, e lo condusse su una collina vicina. Qui vi erano ancora i macchinari usati per scavare enormi fosse dove seppellire le vittime e i loro veicoli. Ampatuan Jnr e i suoi seguaci aprirono il fuoco sulle vittime a distanza ravvicinata e fuggirono in fretta dopo aver intuito che l'esercito si stava avvicinando. Le forze armate rinvennero corpi gravemente mutilati all'interno dei furgoni, distesi sul terreno o sepolti nei pozzi con alcuni dei veicoli.

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