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  • » 01/09/2017, 08.53

    ISRAELE - PALESTINA

    Dopo 20 mesi Israele libera il “pericoloso” clown palestinese



    Mohammed Abu Sakha era stato arrestato nel dicembre 2015 perché sospettato di appartenere a un movimento di sinistra palestinese, considerato “terrorista”. In quasi due anni le autorità non hanno mai formulato un vero capo di accusa. Al rientro a Jenin familiari e amici lo hanno accolto con una festa. Egli assicura di voler tornare al circo, una “fonte di speranza” per la popolazione. 

     

    Gerusalemme (AsiaNews) - Dopo 20 mesi di fermo amministrativo senza processo né incriminazione formale, le autorità israeliane hanno rilasciato il 26enne clown palestinese Mohammad Abu Sakha. Egli era accusato di appartenenza a un movimento di sinistra messo al bando dallo Stato ebraico. Per questo ha trascorso quasi due anni nelle carceri del Paese. 

    Interpellato dalla Afp, il giovane artista circense palestinese ha confermato la propria liberazione avvenuta il 30 agosto scorso. Una volta uscito dal carcere, egli è tornato nella città di Jenin, nella zona nord della Cisgiordania, dove ad attenderlo vi erano familiari e amici. 

    “È stata una festa” ha sottolineato il giovane. 

    La detenzione amministrativa - criticata con forza da Ong e attivisti pro diritti umani - applicata da Israele permette di fermare un sospetto per lunghi periodi, anche senza accuse precise; essa può essere rinnovato ogni sei mesi in modo unilaterale ed è utilizzato sia contro palestinesi che israeliani. Per il leader cattolico palestinese Bernard Sabella il provvedimento giudiziario “viola diritti umani e giusto processo”.

    Interpellato nei giorni seguenti al fermo, un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che Mohammed Abu Sakha farebbe parte del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, gruppo considerato “terrorista” da Israele per la presenza di un braccio armato. Per questo egli rappresenta “un pericolo per la sicurezza della regione”.

    Inoltre, il suo caso è basato su “informazioni riservate”. Una formula, quest’ultima, usata da Israele per giustificare il fermo amministrativo senza dover illustrare prove e accuse alla base di un arresto.

    Mohammed Abu Sakha (nella foto) ha deciso di dedicare la propria vita per migliorare quella di bambini e giovani della Cisgiordania grazie all’arte circense, esercitata all’interno della Palestinian Circus School. Egli riferisce che le autorità israeliane in questi 20 mesi di detenzione non gli hanno mai detto la ragione precisa del suo arresto, avvenuto nel dicembre 2015, o per quanto tempo sarebbe stato trattenuto. 

    L’artista palestinese ha già chiarito di voler “assolutamente” ritornare al circo, che egli considera un “messaggio” di speranza per la popolazione locale. “Israele arresta ogni giorno le persone - aggiunge - e le rinchiude sul piano economico. Il circo rappresenta per loro una fonte di speranza”. 

    Finora l’esercito israeliano non ha voluto commentare la vicenda e non ha chiarito le ragioni che hanno portato al rilascio del giovane. 

    Gruppi attivisti pro diritti umani filo-palestinesi riferiscono che, ad oggi, vi sono almeno 6200 palestinesi trattenuti nelle carceri israeliane; di questi, 450 circa sono trattenuti in base a un provvedimento di fermo amministrativo.

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