10/02/2009, 00.00
INDIA
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Dopo i pogrom anche la discriminazione politica: i cristiani dell’Orissa non possono votare

Nel Kandhamal sono fuori dalle liste elettorali. Oltre 70mila sono senza documenti, segregati nei campi profughi e lontani dai loro villaggi. A rischio la loro partecipazione al voto per il rinnovo del parlamento nazionale e delle istituzioni locali, previste tra aprile e maggio.
Bhubaneshwar (AsiaNews) – In Orissa, il pogrom dei cristiani sta assumendo anche risvolti politici. Dopo le violenze di agosto è la volta delle prossime elezioni di aprile-maggio, che si prefigurano come una nuova occasione di discriminazione della minoranza cristiana.
 
Il Global council of Indian Christians (Gcic) denuncia che oltre 70mila cittadini cristiani rischiano di non poter esercitare il loro diritto di voto per il rinnovo del parlamento nazionale e delle istituzioni locali. I 50mila cristiani sfollati dai loro villaggi e le decina di migliaia che sono fuggiti negli stati confinanti con il distretto di Kandhamal (il più colpito) non hanno più documenti d’identità o elettorali, bruciati o dispersi durante le violenze di agosto, e non possono nemmeno tornare nelle loro case.
 
Sajan K. George, presidente nazionale del Gcic, ha chiesto al direttore della Commissione elettorale indiana di trovare una rapida soluzione per includere i nomi dei cristiani nelle liste elettorali: “Vediamo della malafede nell’esclusione dei nomi di cittadini costretti a vivere nei campi rifugiati”, afferma George, per cui la privazione del diritto di voto “rivela un’inclinazione a marginalizzare e soffocare la voce della minoranza cristiana”.
 
Il governo del Kandhamal, in accordo con la Central Reserve Police Force (Crpf), ha pianificato la distribuzione di nuovi documenti d’identità e di duplicati di quelli elettorali (Epic card) alla popolazione. Sin tanto che i rifugiati non torneranno nei loro villaggi appare però improbabile che questi possano riceverli.
 
Fonti locali spiegano ad AsiaNews che i profughi non possono tornare nei loro villaggi perché la maggioranza indù pretende la loro conversione forzata e continua a discriminarli. “Un uomo ha lasciato il campo profughi per tornare nel villaggio di Nuashia e risistemare la sua casa distrutta durante gli attacchi. Dopo un intero giorno di lavoro per togliere le macerie è rientrato al campo per la notte. Quando il giorno dopo è tornato al villaggio per continuare a mettere a posto la casa l’ha trovata piena di escrementi umani”.
 
Un cristiano del Kandhamal spiega la situazione in cui si trovano molti rifugiati : “Il governo ha stanziato una somma irrisoria, 10mila rupie [158 euro Ndr], come compenso a chi ha avuto la casa distrutta o danneggiata. E ha detto che l’area era sicura e potevano tornare nei loro villaggi mentre invece c’è ancora paura e insicurezza. Molti cristiani hanno accettato la somma, ma l’hanno usata per comprarsi delle baracche e cambiare villaggio. Nessuno di loro è tornato fino ad oggi”. (NC)
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