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» 06/07/2012
UZBEKISTAN
Dopo quattro anni di carcere, Testimone di Geova uzbeko condannato ad altri 30 mesi
Abdubannob Ahmedov doveva uscire di prigione il 23 luglio. I termini di custodia prolungati per presunte “violazioni alle regole del carcere”. Cristiana battista rischia fino a tre anni di galera, in base all’accusa di “insegnamento illegale della religione”. Continua la stretta delle autorità uzbeke sulle religioni.

Tashkent (AsiaNews/F18) - A circa un mese dalla scadenza dei termini di custodia, dopo aver trascorso gli ultimi quattro anni in prigione, un Testimone di Geova ha visto la propria condanna prolungata di altri 30 mesi. La nuova pena è stata comminata dalle autorità uzbeke per presunte "violazioni alle regole del carcere" che il detenuto, Abdubannob Ahmedov, avrebbe commesso durante il regime detentivo. Insieme a lui, altri due fedeli obiettori di coscienza hanno ricevuto un aumento ulteriore della pena; scontata la condanna, da poco sono tornati in libertà. Di recente altre quattro persone, di fede musulmana, sono state rilasciate dalla prigione con l'obbligo di parlare in pubblico "in tono positivo" delle politiche promosse dal governo di Tashkent. Le autorità proseguono la campagna di repressione delle attività religiose e di fedeli, che colpisce cristiani protestanti, musulmani e Testimoni di Geova senza fare distinzioni.

Abdubannob Ahmedov, originario di Fergana - cittadina dell'Uzbekistan orientale - ha ricevuto una nuova condanna a due anni e mezzo di galera. Secondo quanto riferisce l'agenzia Forum 18, la sentenza è giunta a circa un mese dalla scadenza dei termini della prima condanna, prevista per il 23 luglio. Quattro anni prima, il 23 luglio 2008, egli era finito in prigione per presunte "attività religiose irregolari" (cfr. AsiaNews 23/08/2008 Tashkent, è reato incontrarsi in casa per pregare). Dietro la pena comminata in base all'articolo 221 del Codice penale uzbeko, vi sarebbero non meglio specificate "violazioni" ai termini di custodia in carcere.

Resta invece avvolta nel mistero la sorte di Yelena Kim, una cristiana battista anch'essa di Fergana,  che rischia una condanna fino a tre anni di galera. La donna è imputata in un procedimento, con l'accusa di "insegnamento illegale della religiose". A fine giugno funzionari della pubblica sicurezza hanno compiuto un raid nell'abitazione della donna, sequestrando diverso materiale fra cui libri, filmati, copie della Bibbia, inni, insieme a cartelle e documentazioni private e personali.

Le autorità uzbeke negano che nel Paese vi siano casi di violazione alla libertà religiosa. Di fatto, però, ciascuna comunità per esercitare questo diritto deve chiedere il permesso allo Stato. E le autorità di Tashkent rilasciano le concessioni a loro piacimento. Fra le comunità più colpite nel recente passato vi sono i cristiani protestanti, gruppi cattolici, fedeli musulmani e Testimoni di Geova, con processi mirati e condanne (cfr. AsiaNews 11/02/2012 Tashkent, due Testimoni di Geova rischiano altri 5 anni di lavori forzati).


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