07/09/2021, 13.04
CINA-AFGHANISTAN
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Dubbi sul reale impegno di Pechino per l’Afghanistan dei talebani

di Emanuele Scimia

Pechino chiede ai fondamentalisti islamici stabilità, protezione per gli interessi cinesi e lotta ai gruppi terroristi. Wang Yi: Usa via dal Paese per rafforzare impegno contro Cina e Russia. Ex vice ministro afghano: I cinesi vogliono investire nelle nostre miniere; problemi di sicurezza gli hanno impedito finora di operare in Afghanistan.

Roma (AsiaNews) – Con il ritiro militare degli Usa, e l’incerto impegno futuro di Washington e dei suoi alleati in Afghanistan, i talebani sembrano puntare sulla Cina per ricostruire il Paese. Sulla carta il movimento radicale islamista controlla quasi tutto il territorio afghano ed è in procinto di varare il proprio governo, pronto a collaborare con i cinesi nella Belt and Road Initiative: il mega-progetto di Xi Jinping per rendere la Cina il perno del commercio mondiale.

Molti osservatori mettono però in dubbio che Pechino sia disponibile a sostenere l’Emirato islamico afghano in modo rilevante. Il governo cinese non vuole rimanere intrappolato nella nazione confinante, come accaduto a sovietici e statunitensi. Il gigante asiatico chiede in sostanza tre impegni ai talebani: stabilità interna, protezione alle imprese e ai cittadini cinesi, e lotta ai gruppi estremisti che potrebbero usare il santuario afghano per lanciare attacchi contro la provincia dello Xinjiang.

In un colloquio telefonico avuto il 3 settembre con il suo omologo iraniano, il ministro cinese degli Esteri Wang Yi ha detto che Pechino vuole collaborare con l’Iran alla ricostruzione dell’Afghanistan. Wang ha criticato poi gli Usa, affermando che la ritirata dal pantano afghano ha lo scopo di rafforzare l’impegno di Washington contro Cina e Russia. Nell’ultimo mese i cinesi hanno più volte dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero contribuire alla ripresa economica dell’Afghanistan e alla lotta contro le organizzazioni terroristiche presenti all’interno dei suoi confini.

Lo Stato afghano sopravvive solo grazie agli aiuti esteri. Secondo Muhammad Qahir Haidari, vice ministro afghano delle Finanze tra il 2015 e il 2017, durante il primo governo di Ashraf Ghani, l’Afghanistan si trova ora di fronte a due scenari. “Se il nuovo governo talebano – dice Haidari ad AsiaNews – sarà riconosciuto dalla comunità internazionale, potrà sopravvivere, a patto che esso si affidi a esperti per ricostruire il Paese e servire il popolo”.

Se il regime talebano è accettato invece solo da alcuni Stati, afferma Haidari, i nuovi governanti dovranno affrontare tempi difficili, e con loro il popolo afghano, che patirebbe le maggiori sofferenze. “Non ci sarebbero progetti e attività di sviluppo; la maggior parte dei cittadini sarebbe senza lavoro e tenterebbe di fuggire dal Paese o si unirebbe alla resistenza armata”, spiega Haidari.

Russia e Iran non hanno i mezzi economici – e forse la volontà politica – per aiutare a ricostruire l’Afghanistan. Nella stessa situazione è il Pakistan, che ha avuto un ruolo attivo nella creazione e affermazione del movimento talebano afghano. “La Cina è l’unica ad avere le carte in regola, sempre che riesca a stabilire una relazione accettabile con i talebani”, dichiara Haidari. L’ex vice ministro afghano non è convinto però che Pechino voglia fornire significativi prestiti gratuiti: “I cinesi sono più interessati a investire, soprattutto nel settore minerario”.

Negli ultimi 20 anni, da quando Washington e le forze afghane dell’Alleanza del nord hanno rovesciato il primo governo talebano, la Cina ha investito in Afghanistan 2,8 miliardi di euro, concentrati in due progetti: uno minerario e l’altro petrolifero. Analisti fanno notare che con ogni probabilità i cinesi incontreranno nel Paese gli stessi problemi di corruzione in cui si sono imbattuti gli investitori occidentali.

Ci sono poi ostacoli anche più ardui per Pechino. “Durante il mio lavoro al ministero delle Finanze – dice Haidari – il nostro governo e la Cina hanno avuto relazioni molto buone, cooperando in diverse iniziative nazionali e regionali. Questioni di sicurezza hanno impedito però alle compagnie cinesi di operare nel settore minerario”. Non a caso, come appreso da AsiaNews, diverse aziende cinesi già presenti in Afghanistan sono pronte a liquidare i propri investimenti.

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