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  • » 14/07/2017, 08.55

    EGITTO


    Egitto, rischio attentati: le Chiese evangelica e copta riducono le attività



    Alla base del provvedimento, in vigore per i mesi di luglio e agosto, il timore di attacchi terroristi. Cancellati pellegrinaggi, viaggi di gruppo, festività, ma le funzioni religiose si svolgeranno senza variazioni. Mezzi blindati e cecchini presidiano luoghi di culto.  Pastore anglicano: Preghiamo “per la sicurezza e la stabilità del nostro Paese”.

     

    Il Cairo (AsiaNews) - Le Chiese cristiana copta ed evangelica in Egitto hanno sospeso parte delle loro attività - fra cui pellegrinaggi, colonie estive e conferenze - per motivi di sicurezza, nel timore di nuovi attacchi da parte di gruppi jihadisti o cellule estremiste islamiche. Alla base del provvedimento, che resterà in vigore per i mesi di luglio e agosto, l’allerta diramato in queste ore dalle autorità del Cairo.

    Il reverendo Andrea Zaki, leader della Chiesa evangelica locale, riferisce che “le agenzie [di sicurezza] ci hanno informato in merito alla scoperta di piani di attacco” da parte di gruppi estremisti. Il provvedimento non riguarderà però messe e altre funzioni religiose, che si svolgeranno regolarmente.

    Il portavoce della Chiesa copta ortodossa Bolus Halim ha confermato un analogo provvedimento, a tutela dell’incolumità del fedeli.

    L’allerta è stato diramato ai rappresentati delle Chiese in Egitto nel corso di un incontro che si è tenuto in settimana nella città meridionale di Assiut, alla presenza dei massimi esponenti dell’esercito e della sicurezza. I generali hanno inoltre predisposto lo stanziamento di veicoli armati e di cecchini all’esterno dei monasteri, in occasione delle più importanti celebrazioni.

    Due di questi eventi principali si svolgeranno proprio ad Assiut, sede di una consistente comunità cristiana, e che attirano milioni di fedeli da tutto il Paese.

    In una lettera diffusa ieri un reverendo anglicano ha comunicato la cancellazione di un viaggio-vacanza alla località turistica di Hurghada, sul mar Rosso. Il leader cristiano avrebbe preso la decisione “per la vostra incolumità”. “Uniamoci in preghiera - conclude Mohsen Naeem - per la sicurezza e la stabilità del nostro Paese”.

    Negli ultimi mesi la comunità cristiana egiziana è stata oggetto di una serie di attacchi, l’ultimo dei quali l’assalto a un bus di pellegrini copti il 26 maggio scorso, che ha causato la morte di decine di persone. Da dicembre sono quasi un centinaio i membri della minoranza religiosa (il 10% circa del totale della popolazione, pari a 90 milioni di abitanti) a essere morti sotto i colpi dei fondamentalisti islamici. Fra questi le vittime delle esplosioni alle chiese del mese scorso, la domenica delle Palme, e i fedeli deceduti nel contesto dell’attacco contro la cattedrale copta di san Marco in Abassiya, al Cairo, a dicembre. Nelle ore successive agli attacchi, i vertici di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico] hanno rivendicato gli attentati e minacciato nuove violenze contro la minoranza nel Paese.

    L’escalation di violenze aveva fatto temere anche la cancellazione del viaggio apostolico di papa Francesco in Egitto, in programma a fine aprile. Tuttavia, il pontefice ha voluto rispettare il programma iniziale incontrando il presidente della Repubblica al-Sisi, il grande imam di al-Azhar Ahmad Al-Tayeb e celebrando una messa davanti a decine di migliaia di fedeli. (DS)

     

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